proponente Massimo Del Vago

Prefazione:

Cari italiani,

il mio nome è Massimo Del Vago e nell’intento di motivare la vostra curiosità nella lettura delle seguenti proposte, vi introduco negli argomenti fondamentali che troverete sviluppati nelle pagine successive.

Le proposte che leggerete, cercano di interpretare la voglia di cambiamenti radicali che i cittadini auspicherebbero, scritte con toni civili e costruttivi, nel rispetto del nostro ordinamento e delle tante persone che oggi come nel passato, anche attraverso i partiti, hanno contribuito  con passione e sacrificio alla crescita del nostro amato paese.

Oggi, occorre però avere la consapevolezza che sussiste la necessità di riscrivere le regole del modo di condurre la politica con questa o altre proposte di riforma.

Dobbiamo alimentare senza paura, la voglia di credere nei cambiamenti, per costruire insieme e nella nostra patria, il futuro dei nostri figli.

Le proposte che leggerete sono basate sullo sviluppo del buon senso e sull’applicazione di 4 principi fondamentali:

LA SEMPLIFICAZIONE       LA TRASPARENZA       LA MERITOCRAZIA       LA RESPONSABILITÀ’ 

Argomenti trattati:

  1. Una breve introduzione su alcune delle tante peculiarità della nostra bellissima nazione e del nostro caro popolo, qualità che dobbiamo riconoscere sia nei difetti ma anche nei tanti pregi che gli italiani hanno.
  1. La proposta di attuazione della riforma, del nuovo sistema elettorale e delle nuove funzioni politiche. La stessa, essendo basata su cambiamenti radicali ma nel rispetto del nostro ordinamento, prevede la sua attuazione attraverso un percorso Parlamentare con il sostegno di un attuale partito o mediante la costituzione di un nuovo movimento la cui finalità sia l’attuazione della riforma stessa.  
  1. La proposta di trasformazione dei partiti politici nazionali in movimenti locali su base volontaria. Applicando i principi della proposta, oggi i partiti non servono all’organizzazione della vita politica del paese, anzi sono di intralcio.  Gli stessi, non garantiscono la governabilità, non condividono proposte costruttive sulle quali lavorare  nell’interesse dei cittadini, litigano fine a se stessi e hanno troppe ingerenze sulle scelte politiche degli  uomini e delle  donne che partecipano attraverso i partiti, all’amministrazione dei propri incarichi istituzionali.
  1. L’introduzione dei nuovi sistemi elettorali ( comunali, regionali e nazionali ) e delle nuove funzione politiche.  La soluzione proposta per l’introduzione dei nuovi sistemi elettorali, senza la necessità dei partiti nazionali così come oggi sono costituiti, introduce una rivoluzione di pensiero nel modo di concepire la vita politica nel nostro paese, strutturata sui seguenti cambiamenti:  

A) L’introduzione dell’auto candidatura “sola per la carica di Sindaco”, secondo un principio evolutivo delle liste civiche, disciplinato con schemi definiti.

B) L’individuazione di candidati “sola per la carica di Sindaco”, attraverso la preferenza espressa da movimenti politici e/o associazioni locali, secondo schemi definiti, la cui ingerenza termina con le elezioni.

C) L’introduzione di sistemi valutativi dei candidati a cariche politiche, definiti con la massima trasparenza e secondo l’applicazione di sistemi meritocratici che tengano in considerazione:

  • Le qualità personali dei candidati
  • I nomi e le altrettante qualità personali dei collaboratori scelti e proposti dagli stessi candidati prima delle elezioni, siano essi componenti di organi comunali e regionali ( assessori ), o componenti di organi nazionali ( ministri e sottosegretari ).
  • Le capacità personali dei candidati, valutate in relazione alle necessarie attitudine per la  conduzione di una funzione politica nell’interesse della collettività. Gli stessi, dovranno essere in grado di proporre direttamente ai cittadini prima delle elezioni, comunali, regionali o nazionali, il proprio “documento programmatico di legislatura”, dichiarando in modo chiaro e specifico gli indirizzi di governo che intendono esercitare. Il popolo sovrano, con il voto, legittimerà il rappresentante politico scelto, all’attuazione del programma presentato.

D) Il conferimento del “potere monocratico relativo”  attribuito al candidato democraticamente eletto dai cittadini, al fine di garantire la concreta possibilità di attuazione del programma presentato e scelto dai cittadini stessi.

E) La trasformazione del principio di assegnazione dei seggi, nelle giunte comunali e regionali e le loro relative competenze.

F) L’introduzione del principio di responsabilità e di delegittimazione di qualsiasi figura che ricopre un incarico politico o ha una funzione pubblica, nel rispetto di parametri e procedure definite.

G) La costituzione dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci e relative competenze.

H) L’attribuzione dei poteri dei rappresentanti Comunali, Regionali e Nazionali.

I) L’abolizione delle Provincie

L)  La trasformazione del Parlamento  con l’abolizione del Senato e la costituzione di un’unica camera, rappresentata da nuove figure Parlamentari.

M) La fusione dei poteri del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica in un’unica figura democraticamente eletta dai cittadini.

5) Alcuni suggerimenti per la soluzione delle tante richieste dei cittadini:

– nuove norme per la creazione di nuovi posti di lavoro nello sviluppo delle attività turistiche

– nuove norme in aiuto alle piccole, medie e grandi imprese che lavorano sul territorio italiano

– nuove norme a tutela dei prodotti e della manodopera italiana

– nuove norme a tutela del patrimonio italiano

6) Alcuni suggerimenti sui temi fondamentali da sviluppare

  • la rivalutazione delle pensioni minime
  • un processo di adeguamento degli stipendi dei dipendenti privati e pubblici
  • l’introduzione di norme che premino l’impegno, il risultato e le capacità individuali dei lavoratori pubblici e privati
  • l’introduzione del principio di reciprocità tra l’impegno dell’impresa e quello del lavoratore nella tutela del posto di lavoro pubblico e privato
  • la modernizzazione della formazione scolastica
  • la modernizzazione del sistema sanitario
  • la modernizzazione del sistema giudiziario e dei poteri investigativi al fine di garantite una più equa e tempestiva risposta alle richieste di giustizia dei cittadini

 

Introduzione:

Cari cittadini,
Sono un italiano di 45 anni, che ama come molti di voi il suo paese, ritenendo che sia uno tra i più belli del mondo.

Dalla Sicilia alle Valle d’Aosta, il nostro grande popolo, esprime molteplici peculiarità; abbiamo un cuore buono, dei modi cordiali, siamo spesso fantasiosi e capaci di adattarci ai cambiamenti, l’Italia, è una terra baciata dal sole, bagnata dal mare e protetta dalle nostre belle montagne.
La secolare storia del nostro bellissimo paese è dipinta e scolpita nelle opere d’arte delle nostre città.

Ogni nostra regione racchiude grandi tradizioni. La nostra cucina può insegnare al mondo il piacere del mangiare e del bere, così come la nostra moda e tutti i marchi italiani, divenuti sinonimo di qualità ed eccellenza  ricercati e desiderati da tutti.

Gli italiani, sanno e possono svolgere con grande professionalità il loro lavoro, ognuno in base alle proprie predisposizioni, spesso, nel mondo ci siamo distinti per le nostre capacità.
Non siamo certo indenni da difetti o da comportamenti vergognosi, come del resto avviene anche in tutti gli altri paesi del mondo. Non possiamo però, giustificare la degenerazione degli aspetti negativi di una società, come un fatto consolidato e irreversibile, con cui convivere senza sperare nella possibilità di un cambiamento.

Dobbiamo conoscere il nostro popolo e tutte le sue peculiarità, dobbiamo credere prima in noi stessi e poi nelle capacità degli italiani, mettendo da parte l’invidia, l’egoismo, il malcostume e tutti gli errori del passato.

Non ci sarà però nessuna riforma che possa far migliorare una nazione, se gli uomini e le donne che compongono la società, non riconoscono le proprie qualità e i propri difetti e su di essi, maturino l’esigenza di un comportamento diverso, finalizzato a costruire una società basata su regole semplici, chiare, di buon senso e vicine alle esigenze del bene comune nel rispetto delle capacità individuali e collettive.

Mi scuso anticipatamente per la sincera manifestazione del mio pensiero se disturberà qualche coscienza, ma da mesi, sentivo la necessità di proporre in questo malcontento generale, alcune proposte di riforma della nostra cara Repubblica.
Le stesse, sono basate sull’applicazione di nuovi criteri molto semplici e di buon senso, che implicano però radicali cambiamenti.

Ritengo necessario riconoscere con il massimo rispetto quello che è stato fatto nel passato da molti partiti, attraverso i loro rappresentanti, uomini e donne che hanno creduto negli ideali politici, lavorando per lo sviluppo economico e democratico del nostro paese.

Ritengo però, altrettanto importante, evidenziare che oggi sta dilagando l’idea che l’evoluzione della politica, attraverso i partiti, ha creato una degenerazione del sistema di rappresentanza e legittimazione dell’esercizio delle funzioni politiche.
I cittadini si sentono sfiduciati, perché non credono più, nella possibilità che questa politica, possa attuare dei cambiamenti in sinergia con le richieste semplici e concrete della maggioranza della popolazione.

Il tanto atteso sistema meritocratico è quasi inapplicato, incardinato in una sorta di garantismo per tutti a tutela di tutti e di nessuno.

Dobbiamo dare ai cittadini il diritto sovrano o elementare, di stabilire a maggioranza, quali sono gli uomini o le donne che, imprestati alla politica, abbiano le capacità per ricevere il potere di legiferare le norme del nostro vivere quotidiano, delineando il futuro della nostra società.
La democrazia politica, deve trasformarsi da una forma di governo decisa e condivisa da pochi in rappresentanza di tutti, a una forma di governo conosciuta da tutti, applicata da pochi, legittimati e condivisa dalla maggioranza.

La seguente democratica e pacifica proposta di riforma, è strutturata in parti fondamentali e complementari tra loro e prevede:

  1. La proposta di attuazione della riforma del sistema elettorale e delle nuove funzioni politiche

  2. La proposta di abolizione di tutti i partiti politici e l’introduzione dei nuovi sistemi elettorali e delle nuove funzioni politiche

  3. I suggerimenti per la soluzione alle tante richieste dei cittadini

  4. Lo studio dell’attuazione normativa dell’intera riforma

LA RIFORMA

La proposta di attuazione della riforma del sistema elettorale e delle nuove funzioni politiche

Per attuare in modo democratico e pacifico la seguente proposta di riforma, orientata a modificare con priorità il sistema elettorale e contestualmente o successivamente parte dei poteri legislativi ed esecutivi della nostra amata Repubblica, si individuano due possibili strade da percorrere:

1) L’accettazione della riforma da parte di uno o più soggetti politici già esistenti, con il conseguente scioglimento degli stessi a compimento della riforma.

2) La costituzione su base volontaria di un nuovo soggetto politico, che si proponga al Paese di attuare la riforma e successivamente sciogliersi.

La condivisione delle strade proposte, potrà trovare una successiva concreta possibilità di applicazione, solo se, in sede elettorale, i soggetti aderenti, riusciranno ad ottenere il 50% + 1 dei voti.
Le stesse, sono il necessario democratico percorso di acquisizione del potere legislativo che, permetta nel rispetto delle attuali fonti normative, di legiferare una nuova struttura istituzionale con un nuovo potere esecutivo.
Lo stesso, legittimato dai cittadini, dovrà governare su una prevalente base monocratica relativa, attenendosi all’attuazione prioritaria di un programma dichiarato in modo semplice ma specifico agli stessi cittadini prima della elezione.

La proposta di abolizione di tutti i partiti politici nazionali e l’introduzione dei nuovi sistemi elettorali con i relativi adeguamenti istituzionali.

Occorre prevedere l’abolizione di tutti i Partiti Politici Nazionali con un nuovo sistema elettorale, più rappresentativo delle capacità individuali dei cittadini, meno costoso nello svolgimento del suo potere esecutivo, legittimato dal popolo sovrano a esercitare in modo veloce e chiaro il suo potere legislativo nell’interesse della comunità.
Premesso che tutta la riforma, riconosce l’importanza delle strutture Istituzionali Statali e Locali, le quali, operano in relazione alle norme che ne disciplinano il funzionamento, occorre però comprendere l’importanza di adeguare l’attuale sistema alla Riforma, ottimizzando le risorse, gli uffici e le strutture oggi presenti sul territorio nazionale.
Pertanto, da una più accurata analisi delle fattispecie che disciplinano le modalità dei sistemi elettorali e le funzioni degli eletti nei ruoli Comunali, Provinciali, Regionali, Nazionali, Ministeriali e Parlamentari, si dovranno variare con apposite norme, le nuove funzioni e i relativi poteri attribuiti nella riforma, mantenendo momentaneamente invariate tutte le altre leggi che regolamentano le funzioni e i poteri di governo degli enti locali, regionali e nazionali.

In data 11 giugno 2012 propongo una prima integrazione alle modifiche e funzioni dei sistemi elettorali, introducendo la trasformazione dei partiti in Movimenti o Associazioni politiche locali. Successivamente in data 7 agosto 2012 effettuo altre modifiche per dare maggiore rappresentanza agli enti locali. Ad agosto 2013, dopo aver studiato una possibile applicazione delle nuove funzioni politiche in sinergia con una necessaria revisione costituzionale, adeguo ulteriormente le funzioni medesime, proponendo con il massimo rispetto la revisione costituzionale.

Con la relativa integrazione, propongo nel rispetto dei principi della riforma il nuovo testo relativo:

LE MODIFICHE DEL SISTEMA ELETTORALE COMUNALE E LE NUOVE FUNZIONI POLITICHE

Il fallimento dei partiti nazionali, evidenziatosi con l’aumento dell’astensione al voto, ha ormai determinato non solo in Italia ma in tutta Europa  la sfiducia dei cittadini nelle politiche perpetrate in questi anni dai partiti. Gli stessi, attraverso linee guida nazionali, non hanno dato spazio a tutti quei politici che avrebbero voluto esercitare le proprie funzioni in relazione alle proprie capacità e convinzioni.

Il sistema partitico nazionale ha delineato troppe ingerenze e condizionamenti nelle scelte politiche, creando una visione della stessa politica, basata sullo scontro fine a se stesso e non sul confronto dei programmi e delle proposte. La condivisione dell’opinione di un avversario politico o di un programma proposto, sul quale sviluppare argomenti comuni nell’interesse dei cittadini è un fatto raro. I cittadini, hanno visto per troppi anni, dissolvere tempo e denaro in parole e liti, senza riuscire a risolvere le tante ed evidenti necessità  che il paese di volta in volta doveva affrontare.

La proposta di abolizione dei partiti politici nazionali così come oggi sono costituiti e strutturati, rimane una inevitabile conseguenza per riavvicinare i cittadini alla politica.

Sarà arduo compito dei partiti proporre la loro sopravvivenza con una trasformazione credibile ai cittadini.

Gli elettori devo essere considerati la parte attiva delle scelte politiche e non un bacino  per legittimare la propria candidatura fine a se stessa.

Nella proposta di Riforma del sistema elettorale Comunale ho introdotto il principio dell’auto candidatura, equiparabile in parte alla lista civica, introducendo però  molte importanti prescrizioni che di seguito vi riporto:

Il nuovo sistema elettorale comunale, non dovrà più prevedere i partiti come proponenti dei soggetti scelti alla candidatura di Sindaco, dovranno essere i cittadini che ritengono di avere delle adeguate capacità organizzative ed etiche, ad imprestarsi alla politica, auto candidandosi secondo quanto previsto nella seguente riforma.
I cittadini, dovranno essere messi in grado di valutare, condividere e legittimare con il voto, le capacità dei candidati, in relazione alla specificità e chiarezza dei loro programmi. Lo status di Sindaco avrà durata quinquennale e non potrà protrarsi per più di due candidature complessive.

Nel rispetto di quanto sopra definito, potrebbe risultare limitativo l’auto candidatura solo su propositi personali se pur auspicabili, importanti e necessari.

Ritengo pertanto nel rispetto dei principi della Riforma, che si potrebbe avere una trasformazione dei partiti nazionali, complessi, costosi e con strutture gerarchie troppo ingerenti nelle scelte da porre in atto per la soluzione dei tanti problemi locali, sviluppando  movimenti all’interno dei comuni, liberi o costituiti in associazioni politiche. Gli stessi, mantenuti volontariamente dai propri aderenti, dovranno essere basati non più sul principio di condivisione di linee politiche nazionali, ma sul confronto di programmi, relativi prevalentemente a necessità locali e regionali che tengano anche in considerazione una visione  di sviluppo della politica nazionale.

I movimenti locali,  composti dai cittadini che vorranno interessarsi delle attività del proprio territorio, dedicando gratuitamente il proprio tempo e le proprie capacità, dovranno contribuire ad individuare quelle persone riconosciute dalla società civile, che abbiano le qualità necessarie per amministrare secondo i principi della Riforma il proprio Comune.

Successivamente, lo sviluppo dell’attività politica Regionale e Nazionale potrà percorrere il proprio cammino senza l’ingerenza dei movimenti o delle associazioni politiche ma, secondo quanto definito nella Riforma.

Alle elezioni Comunali, ogni cittadino potrà  pertanto candidarsi liberamente ed essere scelto:

1) da un movimento o una associazione politica che ne individua le capacità dando il proprio sostegno, nel rispetto dei principi della Riforma

2) da un libero e costruttivo proposito  sempre nel rispetto dei principi della Riforma stessa

Ogni cittadino che ha compiuto il venticinquesimo anno di età, potrà candidarsi liberamente a Sindaco nel Comune presso il quale ha la propria residenza o il domicilio, presentando presso l’ufficio elettorale del Comune, tre mesi prima delle elezioni la seguente documentazione:

1) Il proprio curriculum vitae;
2) Il proprio certificato penale;
3) Il proprio “documento programmatico di legislatura comunale”, dichiarando ai cittadini, in modo specifico, gli indirizzi di governo del Comune che intenderà esercitare;
4) I nominativi degli assessori scelti, accompagnati dai relativi curricoli, specificando quali deleghe ad essi intende conferire per l’azione amministrativa del Comune.
5) Un elenco di cittadini residenti nel Comune in cui si svolgono le elezioni, che abbiano manifestato la loro preferenza al candidato, compilando e firmando un apposito modulo con il proprio nome e cognome, residenza, data di nascita, codice fiscale e un proprio contatto telefonico. Ogni cittadino potrà conferire una sola preferenza.

La veridicità dei dati, saranno sotto la piena responsabilità del candidato, gli uffici elettorali avranno due mesi di tempo per verificare a campione l’autenticità degli stessi e contestarli al candidato qualora risultino palesemente irregolari.
Apposite commissioni, su base volontaria, formate e nominate dagli stessi candidati, avranno il compito di coadiuvare gli uffici elettorali, nell’esame della corretta presentazione dei documenti programmatici di legislatura comunale, verificando non il merito delle proposte ma la loro chiarezza e specificità.
Le commissioni volontarie saranno da nominare secondo criteri da definire.

L’elenco delle preferenze dovrà essere così suddiviso:

100 preferenze per i Comuni al di sotto di 20.000 (ventimila) abitanti
200 preferenze per i Comuni da 20.001 abitanti a 50.000 abitanti
300 preferenze per i comuni da 50.001 abitanti a 100.000 abitanti
400 preferenze per i comuni da 100.001 abitanti a 500.000 abitanti
500 preferenze per i Comuni al di sopra di 500.000 abitanti

Le candidature, dovranno essere rese pubbliche sul sito del Comune con tutta la documentazione prevista ai punti 1, 2, 3, 4, 5, sopra definiti. La stessa documentazione, sarà conservata presso gli uffici elettorali del Comune e ogni cittadino, con motivata richiesta ,potrà visionarla.

Avrà diritto di amministrare il Comune, chi otterrà la maggioranza del 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, avranno diritto di andare al ballottaggio i due candidati che hanno ottenuto più voti.

Il candidato eletto a Sindaco, potrà attuare il suo mandato, attenendosi scrupolosamente a quanto dichiarato ai cittadini nel “documento programmatico di legislatura comunale”.
Con il voto, i cittadini, legittimano il Sindaco all’applicazione del programma attribuendo ad esso il potere monocratico in autonomia e sotto la sua piena responsabilità. Il Sindaco, solo in casi straordinari e per la tutela della sicurezza dei cittadini e dei diritti delle persone in gravi difficoltà, può attuare provvedimenti in piena autonomia. Qualora tali provvedimenti, comportino una spesa pubblica non a tutela della comunità, ma riferibili a particolari e straordinarie esigenze soggettive, relative a cittadini in difficoltà, gli stessi, dovranno essere approvati a maggioranza dall’organo collegiale della giunta comunale.

Qualora il Sindaco, nell’esercizio delle sue funzioni, abbia la necessità di variare leggermente alcuni punti del proprio “documento programmatico di legislatura comunale”, dichiarato ai cittadini, per il modificarsi di fatti e/o contingenze non prevedibili, le stesse modifiche dovranno essere approvate a maggioranza, dall’organo collegiale della giunta comunale.

Il Sindaco, nel rispetto delle necessità funzionali della struttura amministrativa del Comune, dovrà dare priorità all’attuazione del suo programma, fatta eccezione, per tutte le necessità che riguardano la sicurezza dei cittadini e la tutela dei loro diritti. Ogni proposta e/o necessità di governo del Comune non prevista nel “documento programmatico di legislatura comunale”, dovrà essere approvata per delibera dall’intero Consiglio Comunale ( Sindaco, Assessori e Consiglieri ).

Nessun organo di governo comunale, compreso il Sindaco, senza una consultazione popolare, può deliberare questioni non espressamente previste nel “documento programmatico di legislatura”, riguardanti la costruzione di attività e/o strutture che possano mettere a rischio la salute e/o la tutela dei cittadini. (Centrali nucleari, inceneritori, fabbriche con alti fattori di rischio esplosione e inquinamento, aeroporti …. costruzioni assimilabili ai rischi in fattispecie).

Avranno diritto alla carica di consigliere comunale tutti i seguenti candidati a Sindaco non eletti:

– i primi cinque non eletti nei Comuni al di sotto dei 30.000 abitanti
– i primi otto non eletti nei Comuni da 30.001 abitanti a 100.000 abitanti
– i primi dieci non eletti nei Comuni da 100.001 abitanti a 500.000 abitanti
– i primi quindici non eletti nei Comuni da 500.001 a 1.000.000 di abitanti
– i primi venti non eletti nei Comuni al di sopra di 1.000.000 di abitanti

Qualora non vi sia, il numero sufficiente di candidati a Sindaco non eletti, si dovrà procedere all’assegnazione della carica di consigliere con un criterio proporzionale di maggioranza, i nominativi, saranno proposti dal sindaco e dai candidati non eletti.

Il Consiglio Comunale è composto: dal Presidente, dal Sindaco, dagli Assessori, dai Consiglieri e dal Segretario Comunale. Ad esso, dovrà essere attribuito il potere di organo di controllo dell’attività politica e amministrativa del comune.

Tutti i componenti del consiglio comunale, nel rispetto dell’esercizio delle funzioni pubbliche degli uffici comunali, avranno il diritto soggettivo di verificare personalmente in ogni momento, senza preavviso e senza accanimento, i tempi di attuazione delle funzioni pubbliche con i relativi costi di tutte le spese di competenza Comunale, siano essi diretti o indiretti tramite aziende controllate o in partecipazione.

Gli stessi, potranno verificare direttamente e/o delegare gratuitamente, persone con qualità tecniche riconosciute nella materia oggetto del controllo, tutti i documenti contabili attinenti a spese Comunali, nonché, tutti gli atti amministrativi e di governo del comune e/o quelli relativi a enti, ditte, società, cooperative e associazioni; controllate o con un rapporto di collaborazione con il Comune.

Qualora, durante l’esercizio di tali funzioni, si riscontrassero delle palesi irregolarità o evidenti sprechi, gli stessi, con la relativa documentazione, dovranno denunciarli al Consiglio Comunale e/o in casi gravi alla Procura della Repubblica.

Il Sindaco, in attesa di giudizio, può sospendere dall’incarico qualsiasi assessore, consigliere e/o dipendente di ogni ordine e grado del comune, ritenuto responsabile di gravi comportamenti.
Il Consiglio Comunale, ottenuta l’approvazione della maggioranza dei votanti, può deliberare, la sospensione definitiva, l’allontanamento e/o il licenziamento delle seguenti figure, su motivata e documentata richiesta del Sindaco, di un assessore o di un consigliere nei casi in cui:

Il Sindaco che, nell’esercizio delle sue funzioni, emetta ordinanze di governo del proprio Comune, relative a questioni non previste nel proprio “documento programmatico di legislatura comunale” in difformità dalle norme stabilite nella riforma.

Il Sindaco, ritenuto direttamente responsabile nell’applicazione del suo programma, di aver prodotto gravi sprechi economici, e/o di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi, rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

Gli assessori che nell’esercizio delle loro funzioni non ottemperano all’applicazione nei modi e nei termini definiti dal Sindaco nel “documento programmatico di legislatura comunale” e/o delle delibere della Giunta e del Consiglio Comunale.

Gli assessori che nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi economici, e/o di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

I consiglieri che commettono dei gravi comportamenti lesivi degli interessi Comunali, ad eccezione delle motivate denunce, prodotte dagli stessi, relative ad abusi e sprechi dell’amministrazione comunale.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto o indiretto dell’amministrazione comunale, che, con comprovata responsabilità, ostacolano l’applicazione nei modi e nei termini del “documento programmatico di legislatura comunale” e/o delle delibere della Giunta e del Consiglio Comunale.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto e indiretto dell’amministrazione comunale che commettono dei gravi comportamenti lesivi degli interessi pubblici, ad eccezione delle motivate denunce, prodotte dagli stessi, relative ad abusi e sprechi della propria amministrazione.

I Dirigenti e/o Funzionari sotto il controllo diretto e/o indiretto dell’amministrazione comunale che, nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi, e/o, di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

LE MODIFICHE DEL SISTEMA ELETTORALE PROVINCIALE E LE NUOVE FUNZIONI POLITICHE

Nel rispetto dell’attività fino ad oggi esercitata dalle Province, ritengo che le stesse siano oggi un eccessivo costo e il loro mantenimento non è più proporzionato ai benefici relativi alle competenze ad esse attribuite, spesso di intralcio, alle più rapide soluzione richieste dai comuni su molte materie di loro competenza.

Pertanto, ritengo che le Province, come ente locale territoriale debbano essere abolite e le competenze attribuite all’art. 19 del Decreto Legislativo del 18 agosto 2000 n. 267 definito “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, debbano essere trasferite in parte direttamente ai Comuni e in parte alla Regione.

Gli attuali dipendenti delle Province, che svolgono il loro lavoro presso gli enti subordinati ad esse, dovranno essere ricollocati presso altre strutture locali, in relazione alle necessità delle strutture riceventi e in conformità con i requisiti richiesti.

LE MODIFICHE DEL SISTEMA ELETTORALE REGIONALE E LE NUOVE FUNZIONI POLITICHE

La sera del 10 settembre 2012 effettuo alla prima proposta alcune integrazioni. Nel rispetto dei principi della riforma che  propone una nuova evoluzione del modo di far politica, dopo attente riflessioni ritengo di dover inserire un principio ulteriormente democratico che dia la possibilità di accedere alla candidatura di Presidente della Regione anche ad altre figure di seguito descritte. 

Ad agosto 2013, dopo aver sentiti diversi apprezzati pareri effettuo alcune ulteriori  integrazione, riportando di seguito solo il testo definitivo.

Anche il nuovo sistema elettorale regionale non dovrà più prevedere i partiti come proponenti dei soggetti scelti alla candidatura di Presidente della Regione, le stesse, secondo una evoluzione  delle cariche politiche, definite nel rispetto di precisi parametri di seguito riportati, dovranno essere proposte da un nuovo organo costituente denominato “Assemblea Generale Regionale dei Sindaci”.

Avranno pertanto diritto di partecipare alla candidatura di Presidente della Regione:

– quattro sindaci che abbiano compiuto i quaranta anni di età, scelti dall’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, che nei loro comuni hanno ottenuto durante le elezioni, la maggiore percentuale di voti, e a parità di percentuale, il maggior numero. Il diritto di priorità, spetterà ai sindaci eletti al primo turno elettorale, in assenza di tale requisito a quelli eletti durante il ballottaggio, nel rispetto della seguente tabella”degli aventi diritto”:

i primi 4 Sindaci dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti
i primi 4 Sindaci dei comuni da 10.001 a 30.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni da 30.001 a 100.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni da 100.001 a 500.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni al di sopra dei 500.000 abitanti

– due sindaci che abbiano compiuto i quaranta anni di età, non rientranti nei parametri previsti nella tabella sopra riportata, proposti e votati  dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due sindaci che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dall’assemblea stessa.

– due cittadini italiani che abbiano compiuto i quaranta anni di età, scelti nella società civile, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due cittadini italiani che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dall’assemblea stessa.

L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, suddivisa in gruppi comunali appartenenti ad uno o più territori Provinciali, si riunirà di diritto presso la Regione o in luogo idoneo nei seguenti termini e modi:

A) Sei mesi prima delle elezioni per proporre e contestualmente votare i seguenti candidati:

N 4 sindaci che abbiano compiuto i quaranta anni di età, scelti nei loro comuni tra quelli che hanno ottenuto durante le elezioni, la maggiore percentuale di voti, e a parità di percentuale, il maggior numero come definito nei parametri della tabella degli aventi diritto. Saranno scelti i quattro candidati che avranno ottenuto la maggiore percentuale dei voti e a parità il sindaco più anziano.

N 2 sindaci che abbiano compiuto i quaranta anni di età, non rientrante nei parametri previsti nella tabella sopra riportata, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due sindaci che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea stessa.

N 2 cittadini italiani che abbiano compiuto quaranta anni di età, scelti nella società civile, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due cittadini italiani che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea dei sindaci.

B) Quattro mesi prima delle elezioni per votare la preferenza dei candidati in relazione alla valutazione della persona e del programma presentato. L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci renderà pubbliche ai cittadini le preferenze espresse ma tutti i candidati avranno  diritto di partecipare alle elezioni per la Presidenza della Regione.

C) Ogni qualvolta sia necessario convocare L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, organo primario della Regione, alla quale, apposita legge del Parlamento dovrà disciplinare le sue funzioni.

I candidati scelti sei mesi prima delle elezioni, alla Presidenza della Regione, come definito nel punto A, dovranno presentare, almeno quattro mesi prima delle elezioni, all’ufficio elettorale regionale della Presidenza della Regione  la seguente documentazione:

1) Il proprio curriculum vitae.

2) Il proprio certificato penale.

3) Il proprio “documento programmatico di legislatura regionale” dichiarando in modo specifico, gli indirizzi di governo della Regione che intenderanno esercitare.

4) I nominativi degli assessori scelti, accompagnati dai relativi curricoli, specificando quali deleghe ad essi intendono conferire per l’azione amministrativa della Regione.

I candidati, avranno 30 giorni di tempo dalla data di deposito della documentazione, per verificare i consensi dei programmi presentati. Gli stessi, entro i termini sopra definiti, potranno effettuare delle parziali modifiche al fine di una maggiore condivisione del programma di legislatura da parte dei componenti dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci.
I documenti definitivi, dovranno essere depositati inderogabilmente quindici giorni prima dell’inizio delle votazioni dell’assemblea e comunque entro due mesi dalle elezioni.

L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, quattro mesi prima delle elezioni, esprimerà con il voto, la preferenza dei candidati in relazione alla valutazione della persona e del programma presentato. L’Assemblea renderà pubbliche ai cittadini le preferenze espresse, ma tutti i candidati avranno comunque diritto di partecipare alle elezioni per la Presidenza della Regione, trasferendo al popolo sovrano, attraverso il voto, la scelta del Presidente,

I candidati dovranno attenersi scrupolosamente al “documento programmatico di legislatura regionale”.
La documentazione sarà resa pubblica sul sito della Presidenza della Regione, la stessa, in originale dovrà essere vidimata su ogni pagina con data certa, depositata due mesi prima delle elezioni e conservata presso l’ufficio elettorale della Presidenza della Regione. I candidati durante la campagna elettorale illustreranno ai cittadini il proprio programma.

Avrà diritto di Governare la Regione chi prenderà il 50% più uno dei votanti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, avranno diritto di andare al ballottaggio i due candidati che hanno ottenuto più voti.

Il candidato eletto a Presidente della Regione, dovrà attuare il suo mandato, attenendosi scrupolosamente a quanto dichiarato ai cittadini nel “documento programmatico di legislatura regionale”.
Il Presidente della Regione eletto, dovrà rassegnare le sue dimissioni da Sindaco prima del conferimento del nuovo mandato.
Con il voto, i cittadini legittimano il Presidente all’applicazione del programma, attribuendo ad esso il potere monocratico relativo, limitato alla realizzazione di quanto specificatamente dichiarato nel programma stesso.
Il Presidente, solo in casi straordinari e per la tutela della sicurezza dei cittadini e dei diritti delle persone in gravi difficoltà, può attuare provvedimenti in piena autonomia non previsti nel “documento programmatico di legislatura regionale”.
Qualora questi provvedimenti, comportino una spesa pubblica non a tutela della comunità, gli stessi, dovranno essere approvati a maggioranza dal Consiglio  Regionale.

Il Presidente della Regione, nell’esercizio delle sue funzioni, potrà parzialmente modificare solo alcuni punti del proprio “documento programmatico di legislatura regionale”, per fatti e/o contingenze non prevedibili e divenuti necessari, tali modifiche, dovranno però essere approvate a maggioranza dal Consiglio Regionale.

Il Presidente, nel rispetto delle necessità funzionali della struttura amministrativa della Regione, dovrà dare priorità all’attuazione del programma, fatta eccezione per tutte le necessità che riguardano la sicurezza dei cittadini e la tutela dei loro diritti. Ogni proposta e/o necessità di governo della Regione non prevista nel “documento programmatico di legislatura regionale”, dovrà essere approvata a maggioranza del Consiglio Regionale.

Nessuna iniziativa legislativa o atto della Regione, può essere esercitata, senza una preventiva e vincolante consultazione popolare, nel rispetto delle materie regionali di propria competenze, relative ai seguenti argomenti:

– atti che introducano cambiamenti radicali e sostanziali per i cittadini, riguardanti questioni morali, etiche e sociali

– atti che implichino rischi per i cittadini su questioni ambientali, sanitarie, relative alla sicurezza e allo sviluppo

Cambiamenti macro-economici e giurisdizionali, la costruzione inceneritori, fabbriche con alti fattori di rischio esplosione e inquinamento, aeroporti e/o questioni assimilabili ai rischi in fattispecie ). Fanno eccezione gli atti, espressamente previsti e approvati nei “documenti programmatici di legislatura”che non siano in antinomia con norme costituzionali.

 Avranno diritto alla carica di Consigliere Regionale i sindaci che nei loro comuni hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti alle elezioni e a parità di percentuale il maggior numero. Il diritto di priorità, spetterà ai sindaci eletti al primo turno elettorale, in assenza di tale requisito a quelli eletti durante il ballottaggio, nel rispetto della seguente suddivisione:

i primi 4 Sindaci dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti
i primi 4 Sindaci dei comuni da 10.001 a 30.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni da 30.001 a 100.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni da 100.001 a 500.000 abitanti
i primi 4 sindaci dei comuni al di sopra dei 500.000 abitanti

i candidati non eletti a Presidente della Regione

Il Consiglio Regionale è composto dal: Presidente del Consiglio, Presidente della Regione, dagli Assessori e dai Consiglieri Regionali. Al Consiglio Regionale, dovrà essere attribuito il potere di organo di controllo interno dell’attività politica e amministrativa della Regione.

Tutti i componenti del Consiglio Regionale, nel rispetto dell’esercizio delle funzioni pubbliche degli uffici regionali, avranno il diritto soggettivo di verificare personalmente, in ogni momento e senza preavviso, i tempi di attuazione delle funzioni pubbliche con i relativi costi di tutte le spese di competenza Regionale, siano essi diretti o indiretti tramite aziende in partecipazione.

Gli stessi, potranno verificare: “direttamente e/o delegare gratuitamente persone con qualità tecniche riconosciute nella materia oggetto del controllo o richiedere con motivata richiesta agli organi di controllo Istituzionali delle Forze dell’Ordine e/o della Guardia di Finanza”, tutti i documenti contabili attinenti a spese Regionali, nonché, tutti gli atti amministrativi e di governo della Regione e/o quelli relativi a enti, ditte, società, cooperative e associazioni, controllate o con un rapporto di collaborazione con la Regione.

Qualora, durante l’esercizio di tali funzioni, si riscontrassero delle palesi irregolarità o evidenti sprechi, gli stessi, accompagnati da relativa documentazione, dovranno essere denunciati al Consiglio Regionale, e/o in casi gravi, alla Procura della Repubblica.

L’Assemblea Generale dei Comuni sarà l’organo esterno di controllo dell’attività politica della Regione e delibererà a maggioranza dei presenti, la stessa, potrà essere convocata in via straordinaria su fondata e motivata richiesta della maggioranza dei consiglieri Regionali e/o  su proposta di almeno 10 Comuni della Regione stessa,  per deliberare la sospensione e/o la decadenza del mandato del Presidente della Regione qualora:

– nell’esercizio delle sue funzioni, emani decreti relativi a questioni non previste nel proprio “documento programmatico di legislatura regionale” in difformità delle norme stabilite nella riforma.

– sia ritenuto direttamente responsabile nell’applicazione del suo programma, di aver prodotto gravi sprechi economici, e/o di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

Il Presidente della Regione, può sospendere dall’incarico qualsiasi assessore, consigliere e/o dipendente di ogni ordine e grado della Regione, ritenuto responsabile di gravi comportamenti, in attesa di giudizio.

Il Consiglio Regionale, organo di controllo interno, ottenuta l’approvazione della maggioranza dei votanti, può deliberare, la sospensione, l’allontanamento e/o il licenziamento delle seguenti figure, su motivata e documentata richiesta da parte di un componente del Consiglio Regionale nei casi in cui:

Gli assessori che, nell’esercizio delle loro funzioni non ottemperano all’applicazione nei modi e nei termini definiti dal Presidente della Regione del “documento programmatico di legislatura regionale” e/o delle delibere della Giunta e del Consiglio Regionale.

Gli assessori che nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi economici, e/o di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

I consiglieri che commettono gravi comportamenti lesivi degli interessi Regionali, ad eccezione delle motivate denunce degli stessi, relative ad abusi e sprechi dell’amministrazione regionale.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto o indiretto dell’amministrazione regionale, che, con comprovata responsabilità, ostacolano l’applicazione nei modi e nei termini del “documento programmatico di legislatura regionale” e/o delle delibere della Giunta e del Consiglio Regionale.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto e indiretto dell’amministrazione regionale che commettono dei gravi comportamenti lesivi degli interessi pubblici, ad eccezione delle motivate denunce, prodotte dagli stessi, relative ad abusi e sprechi della propria amministrazione.

I Dirigenti e/o Funzionari sotto il controllo diretto e/o indiretto dell’amministrazione regionale che, nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi, e/o, di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

LA MODIFICHE DEL SISTEMA ELETTORALE NAZIONALE E LE NUOVE FUNZIONI POLITICHE

La modifica del sistema elettorale nazionale e delle nuove funzioni politiche, prevedono inoltre una sostanziale revisione degli articoli costituzionali che disciplinano la rispettiva materia.

Tale trasformazione sarà necessaria al fine di attuare gli strumenti normativi necessari per concepire un nuovo modo di condurre la politica nel nostro paese,  più semplice e snella, in grado di dare tempestive risposte alle esigenze dei cittadini, nel rispetto di una democrazia in capo al popolo sovrano.
Il parlamentare, così come previsto nelle attuali normative è per la riforma, una figura superata e spesso impossibilitata a dare il proprio contributo alla realizzazione delle proprie idee o a rappresentare le tante richieste dei cittadini in Parlamento.

La riforma, prevede l’abolizione dei due rami del Parlamento con l’eliminazione del Senato della Repubblica e la fusione dei poteri istituzionali del Presidente del Consiglio in quelli del Presidente della Repubblica, che dovrà divenire un’unica figura eletta direttamente dai cittadini italiani.

Il nuovo Parlamento potrà così essere costituito e avranno diritto alla nomina di Deputato le seguenti figure:

N 20 Presidenti della Regione

N 110 Sindaci delle città Provincie

N 10 Deputati per Merito; cittadini italiani che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che abbiano compiuto cinquanta anni di età e non abbiano superato gli ottantacinque anni.

Da chi è stato Presidente della Repubblica salvo rinuncia

Il Governo sarà costituito da:

Il Presidente della repubblica capo dello stato e del governo

I ministri

Le elezioni politiche nazionali, dovranno essere semplicemente una evoluzione delle elezioni Comunali e Regionali, con la prerogativa di poter inserire ulteriori nuove figure candidabili alla Presidenza della Repubblica come di seguito viene proposto.

Lo status di Presidente della Repubblica, avrà durata quinquennale e non potrà protrarsi per più di due candidature complessive.

Avranno diritto di partecipare alla candidatura della nuova figura del Presidente della Repubblica,  le persone fisiche di nazionalità Italiana conformi ai requisiti morali, che abbiano compiuto i quaranta anni di età, scelti dal nuovo Parlamento, secondo i parametri sotto riportati:

I primi due Presidenti Regionali che hanno ottenuto durante le proprie elezioni la maggiore percentuale di voti e/o a parità di percentuale il maggior numero.

 Due componenti della Camera dei deputati, proposti e votati almeno sei mesi prima delle elezioni, dal 30% dei componenti della stessa Camera,  riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due deputati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dalla Camera.

Due cittadini scelti nella società civile, indipendentemente dal loro status giuridico, proposti e votati almeno sei mesi prima delle elezioni dal 30% dei componenti della Camera, riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma.

I candidati, dovranno presentare almeno quattro mesi prima delle elezioni all’ufficio elettorale nazionale della Presidenza della Repubblica la seguente documentazione:

1) Il proprio curriculum vitae.
2) Il proprio “documento programmatico di legislatura nazionale” dichiarando prima all’assemblea e successivamente ai cittadini, in modo specifico, gli indirizzi di governo della nazione che intenderanno esercitare.
3) I nominativi dei ministri scelti, accompagnati dai relativi curricoli, specificando quali dicasteri ad essi intendono conferire per l’azione di governo.

I candidati, avranno 30 giorni di tempo dalla data di deposito della documentazione, per verificare i consensi dei programmi presentati. Gli stessi, entro i termini sopra definiti, potranno effettuare delle parziali modifiche al fine di una maggiore condivisione della programmazione di legislatura da parte dei componendi del Parlamento.
I documenti definitivi, dovranno essere depositati inderogabilmente, quindici giorni prima della convocazione e non potranno più essere modificati.

Il Parlamento, con il voto, esprimerà la preferenza dei candidati in relazione alla valutazione della persona e del programma presentato. Il Parlamento, renderà pubbliche ai cittadini le preferenze espresse, ma tutti i candidati avranno  diritto di partecipare alle elezioni per la Presidenza della Repubblica.

I candidati dovranno attenersi scrupolosamente al “documento programmatico di legislatura nazionale”.
La documentazione sarà resa pubblica sul sito della Presidenza della Repubblica, la stessa, in originale dovrà essere vidimata su ogni pagina con data certa, depositata due mesi prima delle elezioni e conservata presso l’ufficio elettorale della Presidenza della Repubblica. I candidati durante la campagna elettorale illustreranno ai cittadini il proprio programma.

Ogni parlamentare con motivata richiesta potrà visionarla.

Avrà diritto di Governare la Nazione chi prenderà il 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, avranno diritto di andare al ballottaggio i due candidati che hanno ottenuto più voti.

Il candidato eletto a Presidente della Repubblica, dovrà attuare il suo mandato, attenendosi scrupolosamente a quanto dichiarato ai cittadini nel “documento programmatico di legislatura nazionale”.

Il Presidente della Repubblica eletto, dovrà rassegnare le sue dimissioni da Presidente della Regione o da Sindaco prima del conferimento del nuovo mandato.
Con il voto, i cittadini legittimano il Presidente all’attuazione del programma, attribuendo ad esso il potere “monocratico relativo” limitato esclusivamente alla promulgazioni di leggi, dichiarate nel proprio documento programmatico, nel rispetto delle nuove procedure costituzionali. 

Il Presidente, solo in casi straordinari e per la tutela della sicurezza dei cittadini e dei diritti delle persone in gravi difficoltà, può attuare provvedimenti, non previsti nel “documento programmatico di legislatura nazionale”, nel rispetto delle nuove procedure costituzionali.

Il Presidente della Repubblica, nell’esercizio delle sue funzioni, potrà parzialmente modificare solo alcuni punti del proprio “documento programmatico di legislatura nazionale”, per fatti e/o contingenze non prevedibili  divenute necessarie, tali modifiche, dovranno però essere approvate a maggioranza, dal Consiglio dei Ministri e dalla Camera dei Deputati.

Il Presidente della Repubblica, nel rispetto delle necessità funzionali delle strutture ministeriali, dovrà dare priorità all’attuazione del suo programma con l’eccezione per tutte le necessità che riguardino la sicurezza dei cittadini e la tutela dei loro diritti. Ogni proposta e/o necessità di governo della nazione non prevista nel “documento programmatico di legislatura nazionale”, dovrà essere approvata a maggioranza dalla Camera dei Deputati.

Nessuna iniziativa legislativa può essere esercitata dal Parlamento, dal Governo, dal Presidente della Repubblica, dalle Regioni e dai Comuni, senza una preventiva e vincolante consultazione popolare,  nel rispetto delle materie di propria competenze, siano  esse, nazionale, regionale o locale relative ai seguenti argomenti:

– atti che introducano cambiamenti radicali e sostanziali per i cittadini, riguardanti questioni morali, etiche e sociali

– atti che implichino rischi per i cittadini su questioni ambientali, sanitarie, relative alla sicurezza e allo sviluppo

 ( La pena di morte, l’uso di cellule staminali, l’eutanasia, cambiamenti macro-economici e giurisdizionali, la costruzione di centrali nucleari, inceneritori, fabbriche con alti fattori di rischio esplosione e inquinamento, aeroporti e/o questioni assimilabili ai rischi in fattispecie ). 

fanno eccezione gli atti, espressamente previsti e approvati nei “documenti programmatici di legislatura”che non siano in antinomia con norme costituzionali. 

Ogni Deputato potrà proporre disegni di legge, da sottoporre all’approvazione del Parlamento stesso.

Tutti i rappresentanti del Parlamento e del Governo: I Deputati, I Deputati Delegati, I Deputati per Meriti, Il Presidente della Repubblica, i Ministri e in aggiunta i Sottosegretari, nel rispetto dell’esercizio delle funzioni pubbliche degli uffici Ministeriali, avranno il diritto soggettivo di verificare personalmente , in ogni momento, senza preavviso e senza accanimento, i tempi di attuazione delle funzioni pubbliche con i relativi costi di tutte le spese Ministeriali, siano essi diretti o indiretti tramite aziende controllate o in partecipazione.

Gli stessi, su autorizzazione del Parlamento, potranno verificare; “direttamente e/o delegare con motivata richiesta commissioni e/o organi di controllo Istituzionali delle Forze dell’Ordine e/o della Guardia di Finanza”, tutti i documenti contabili attinenti a spese Pubbliche Centrali e Periferiche, nonché, tutti gli atti amministrativi e di governo del Parlamento, della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri, delle Regioni e dei Comuni, nonché  quelli relativi a enti, ditte, società, cooperative e associazioni; subordinate, controllate o con un rapporto di collaborazione con le amministrazioni pubbliche.

Qualora, durante l’esercizio di tali funzioni, si riscontrassero delle palesi irregolarità o evidenti sprechi, gli stessi, accompagnati da relativa documentazione, dovranno essere denunciati al Parlamento e all’autorità giudiziaria.

Il Presidente della Repubblica, in attesa di giudizio, può sospendere dall’incarico qualsiasi Ministro, Sottosegretario, Parlamentare, Componente di Commissioni, Dirigente Generale dello Stato, collaboratore e/o dipendente di ogni ordine e grado del Parlamento, della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri, delle Regioni, ritenuto responsabile di gravi comportamenti.

Il Presidente della Repubblica, in attesa di giudizio e per gravi motivi definiti dalle norme vigenti, può sospendere il Presidente della Regione , la giunta e il consiglio Regionale, Il Sindaco la giunta e il consiglio comunale, proponendo un temporaneo commissariamento.

Il Presidente della Repubblica, I componenti del Parlamento e gli organi di Governo, possono promuovere al Parlamento mozioni di sfiducia. Il Parlamento, valutati i fatti e gli atti a carico di rappresentanti politici, di governo e alti Dirigenti dello stato, con votazione approvata dalla  maggioranza dei suoi componenti,  può decretare, la sospensione temporanea o definitiva, l’allontanamento, la decadenza dei mandati e/o il licenziamento delle seguenti figure, con motivata e documentata richiesta:

Il Presidente della Repubblica, qualora, nell’esercizio delle sue funzioni, emani decreti e/o legiferi questioni non previste nel proprio “documento programmatico di legislatura nazionale” in difformità dalle norme stabilite nella riforma.

Il Presidente della Repubblica, ritenuto direttamente responsabile di gravi comportamenti lesivi degli interessi nazionali e di inosservanza alle leggi costituzionali.

I Ministri e i Sottosegretari che, nell’esercizio delle loro funzioni non ottemperano all’applicazione nei modi e nei termini definiti dal Presidente della Repubblica del “documento programmatico di legislatura nazionale” e/o delle norme stabilite dal Parlamento.

I Ministri e i Sottosegretari che, nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi economici, e/o di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati e/o offerti da società concorrenti.

I Parlamentari che commettono dei gravi comportamenti lesivi degli interessi Nazionali, ad eccezione delle motivate denunce, prodotte dagli stessi, relative ad abusi e sprechi delle amministrazioni pubbliche .

I Presidenti di Regione e/o le giunte ritenute responsabili di gravi e/o continui comportamenti lesivi degli interessi regionali e/o nazionali in contrasto con le norme vigenti.

I Sindaci e/o le giunte comunali ritenute responsabili di gravi e/o continui comportamenti lesivi degli interessi comunali e/o nazionali in contrasto con le norme vigenti.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto o indiretto del Parlamento, della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri che, con comprovata responsabilità, ostacolano l’applicazione nei modi e nei termini del “documento programmatico di legislatura nazionale” e/o delle normative del Parlamento.

I dipendenti e/o collaboratori di ogni ordine e grado, sotto il controllo diretto e indiretto del Parlamento, della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri che commettono gravi comportamenti lesivi degli interessi pubblici, ad eccezione delle motivate denunce, prodotte dagli stessi, relative ad abusi e sprechi della propria amministrazione.

I Dirigenti e/o i Funzionari sotto il controllo diretto e/o indiretto del Parlamento e della Presidenza della Repubblica che, nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di aver prodotto gravi sprechi, e/o, di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

I Dirigenti Generali dello Stato, subordinati alla nomina del Presidente della Repubblica che nello svolgimento delle loro funzioni, siano ritenuti responsabili di gravi comportamenti lesivi degli interessi nazionali o, di aver prodotto gravi sprechi, e di aver utilizzato soldi pubblici, spendendo dei corrispettivi eccessivi rispetto alla comparazione qualitativa ed economica dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

I Ministri e i Sottosegretari rispondono delle loro funzioni al Presidente della Repubblica e al Parlamento, i Ministeri e le strutture ad esse subordinate, secondo i criteri di responsabilità sopra definiti rispondono al Ministro e/o ad apposite commissioni disciplinari.

Tutte le commissioni Parlamentari dovranno essere ridotte nei minimi termini a quanto realmente necessario, il Presidente della Repubblica in accordo con il Parlamento, dovrà nominare in modo equo i componenti delle stesse commissioni, avranno diritto di essere nominati, secondo criteri meritevoli e di competenza da definire, i rappresentanti del Parlamento, dei Comuni, delle Regioni e/o cittadini di nazionalità italiana che abbiano i requisiti necessari per ricoprire incarichi pubblici.

Proposta di Riforma Costituzionale

Al fine di interpretare le esigenze dei cittadini e di proporre un nuovo sistema elettorale senza i partiti nazionali, che preveda nuove funzioni di governo in sinergia con la nostra costituzione, propongo la presente e necessaria proposta di riforma costituzionale.

Dalla prima pubblicazione delle proposte di riforma della nostra cara repubblica, scritta a gennaio del 2012, grazie a diversi commenti, suggerimenti e opinioni anche critiche, ricevuti dalle persone che mi hanno onorato della loro disponibilità, ho riflettuto e maturato, l’esigenza di effettuare ad agosto del 2013, una ulteriore revisione del sistema elettorale e delle nuove funzioni politiche.

La riforma del sistema elettorale e le nuove funzioni politiche, prevedono una diversa visione democratica dell’evoluzione della politica, non più attraverso i partiti nazionali così come oggi li conosciamo, ma attraverso una libera partecipazione attiva dei cittadini o tramite movimenti e associazioni politiche locali. Gli stessi, hanno il fondamentale compito di ricercare e proporre volontariamente tra i cittadini, quelle persone che possiedono le qualità necessarie  per diventare Sindaci e amministrare i Comuni nell’interesse primario della collettività, secondo parametri democratici definiti nella riforma.

Anche il successivo e necessario sviluppo delle funzioni politiche per governare le regioni e la nazione, non prevedono più i partiti come proponenti dei soggetti candidabili, bensì, attraverso un nuovo percorso democratico, definito secondo parametri molto semplici, che disciplinano l’evoluzione dei sistemi elettorali da Comunali a Regionali e successivamente Nazionali, proponendone le nuove funzioni politiche.

Nella riforma, i cittadini sono veramente il popolo sovrano, gli stessi, hanno il diritto di scegliere chi li governa, e i candidati scelti, nominati con il voto dei cittadini, alle cariche di Sindaco, Presidente di Regione o Presidente della Repubblica, hanno finalmente la possibilità di attuare i programmi presentati ai cittadini stessi, secondo l’attuazione di nuove norme che garantiscono lo svolgimento democratico delle nuove funzioni politiche.

Nella proposta di riforma, Il Senato della Repubblica viene abolito e la Camera dei Deputati  sostanzialmente modificata e diminuita nel numero dei suoi rappresentanti,, passando dagli attuali 630 a 140 deputati. L’innovazione, consiste inoltre nei soggetti aventi diritto alla carica stessa che, secondo la riforma, deve essere assunta contestualmente alle elezioni, direttamente dai  20 Presidenti di Regione e dai 110 Sindaci delle città Provincie più 10 Deputati per meriti. Inoltre, tutti i Deputati di nomina politica, per poter garantire maggiormente la propria partecipazione all’attività Parlamentare, dovranno entro trenta giorni dall’assunzione del proprio incarico, nominare un Deputato Delegato.

Negli ultimi venti anni, i Governi, hanno legiferato prevalentemente attraverso decreti legge o decreti legislativi, spesso contestati non solo dai cittadini ma paradossalmente dai sindaci e dai presidenti di regione perché ritenuti distanti dalle esigenze del territorio. Queste importanti e sostanziali motivazioni, mi hanno fatto ritenere necessaria  la trasformazione della composizione del Parlamento, per renderla più vicina alle esigenze locali, mantenendo l’importanza dell’unità nazionale.

La formazione dei disegni di legge, potrà continuare ad essere effettuata dai nuovi Parlamentari e forse sarà più vicina alle esigenze locali.

La riduzione del numero dei Parlamentari da quasi 1.000 a non più di 300, compresi i Deputati Delegati e l’abolizione delle strutture partitiche nazionali, determinerà da una parte un grandissimo risparmio economico e dall’altra la possibilità che meno persone, democraticamente elette e diretti rappresentanti dei propri territori, potranno sviluppare con più semplicità, quella necessaria funzione legislativa in sinergia con gli interessi nazionali e locali.

Inoltre, tutti i rappresentanti del Parlamento, dovranno avere un unico corrispettivo economico, comprensivo delle loro funzioni locali.

La funzione del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, sono state unificate in un’unica figura, individuata nel nuovo Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini e scelto secondo parametri democratici ed evolutivi della politica.

Con un pizzico di spirito d’iniziativa, ma nel rispetto della nostra bella costituzione e di tutti i suoi principi fondamentali, ho provato a proporre una revisione degli articoli costituzionali che dovrebbero essere modificati per attuare la proposta della nuova forma di governo.

Mi permetto di sostenere che i nostri padri costituenti sono stati molto lungimiranti, costruendo una costituzione che nelle forme di governo e nella formazione delle leggi, in quel contesto storico determinarono una grande e importante innovazione.

Ma la loro lungimiranza, fu anche quella di ritenere di non aver scritto un dogma immodificabile, bensì, una costituzione alla quale è concesso apportare modifiche anche sostanziali nel rispetto di procedure definite.

I nostri padri costituenti, con le regole scritte nella nostra costituzione, ci hanno permesso di raggiungere il nostro conosciuto benessere, messo oggi in grande difficoltà dalla nostra politica, incapace di adeguare le regole ai tempi, in una società globalizzata dove gli imperatori economici senza confini, acquisiscono ogni giorno maggiore potere a discapito degli interessi nazionali.

LA PROPOSTA DI RIFORMA COSTITUZIONALE

Al fine di una maggiore comprensione degli articoli costituzionali modificati, evidenzio in colore rosso le frasi da eliminare, in colore blu le frasi da integrare al testo complessivo lasciato in colore nero.

LA COSTITUZIONE ITALIANA

Principi fondamentali

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Parte prima
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I
RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14.

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Art. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Art. 26.

L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. [4]

Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte. [5]

Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

TITOLO II
RAPPORTI ETICO-SOCIALI

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

TITOLO III
RAPPORTI ECONOMICI

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Art. 39.

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. [6]

Art. 41.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

TITOLO IV
RAPPORTI POLITICI

Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.[7]

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente e volontariamente in partiti associazioni politiche e movimenti locali per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale del proprio Comune, contribuendo nel rispetto degli articoli costituzionali allo sviluppo della politica regionale e nazionale.

Art. 50.

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere al Parlamento per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51.

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. [8]

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52.

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54.

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Parte seconda
Ordinamento della Repubblica –

(testo aggiornato in seguito alla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”)

TITOLO I
IL PARLAMENTO

Sezione I – Le CamereLa Camera

Art. 55.

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

Art. 56. [9]

La Camera dei deputati è composta da:

N 20 Presidenti della Regione

N 110 Sindaci delle città Provincie

N 10 Deputati per Merito; cittadini italiani che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che abbiano compiuto cinquanta anni di età e non abbiano superato gli ottantacinque anni.

Da chi è stato Presidente della Repubblica salvo rinuncia.

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 57.[10]

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Lo status di Parlamentare dei componente di carica politica della Camera dei Deputati definiti all’art. 56, si acquisisce e perde, contestualmente alla nomina e/o cessazione del mandato da Presidente di Regione e/o da Sindaco delle città Provincie, nel rispetto delle norme che disciplinano tali elezioni.

I Deputati Presidenti di Regione e i Sindaci delle città Provincie, devono nominare un Deputato Delegato entro 30 giorni dalla nomina del proprio mandato.

I Deputati Delegati, sostituiscono i Deputati nei casi in cui essi siano impossibilitati a partecipare alle riunioni del Parlamento.

Lo stipendio e le funzioni dei Deputati Delegati vengono stabilite da legge.

Art. 58.

I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Il Parlamento, propone quattro dei sei candidati alla carica di Presidente della Repubblica.

I candidati, vengono rispettivamente scelti tra i componenti della Camera dei Deputati e tra i Cittadini secondo quanto stabilito dall’art. 84 della costituzione.

Al Parlamento, spetta la prima valutazione dei programmi presentati da tutti e sei i candidati alla Presidenza della Repubblica.

I Deputati esprimono un voto di preferenza, lo stesso è reso pubblico ai cittadini prima delle elezioni.

Il voto espresso in Parlamento dai Deputati, determina la preferenza dei programma depositati, tutti e sei i candidati hanno comunque il diritto di partecipare alle elezioni, trasferendo al popolo sovrano la scelta della nomina del Presidente della Repubblica.

Art. 59.

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori Deputato per Meriti a vita cinque dieci cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che abbiano compiuto i cinquanta anni di età.

La nomina è condizionata al voto di approvazione della maggioranza della Camera dei Deputati e al numero massimo di Deputati per Meriti eleggibili previsti all’art. 56.

Art. 60.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. [11]

I Deputati di carica politica si avvicendano in corrispondenza del proprio mandato, la durata delle rispettive legislature è di cinque anni e la loro eleggibilità non può superare due mandati complessivi.

Il Deputato Delegato decade dal proprio mandato in corrispondenza alla cessazione del Deputato Delegante.

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 61.

Le elezioni delle nuove Camere luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Art. 62.

Le Camere si riuniscono La Camera si riunisce di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.

Ciascuna La Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

Art. 63.

Ciascuna La Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza il cui mandato dura cinque anni.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64.

CiascunaLa Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento, solo per motivi di sicurezza nazionale può a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delleCamere della Camera, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65.

La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66.

Ciascuna La Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni nel rispetto degli interessi del territorio da esso rappresentato in sinergia con gli interessi di unità nazionale. senza vincolo di mandato.

Art. 68. [12]

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Art. 69.

I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

Sezione II
La formazione delle leggi

Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata dalla Camera dei Deputati collettivamente dalle due Camere.

Art. 71.

L’iniziativa delle leggi appartiene al Presidente della Repubblica per le sole leggi dichiarate nel proprio documento programmatico di legislatura nazionale, al Governo, a ciascun membro delle Camere della Camera, ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Nessuna iniziativa legislativa può essere esercitata dal Parlamento, dal Governo, dal Presidente della Repubblica, dalle Regioni e dai Comuni, senza una preventiva e vincolante consultazione popolare, nel rispetto delle materie di propria competenze, siano esse, nazionali, regionali o locali, relative ai seguenti argomenti:

– atti che introducano cambiamenti radicali e sostanziali per i cittadini, riguardanti questioni morali, etiche e sociali

– atti che implichino rischi per i cittadini su questioni ambientali, sanitarie, relative alla sicurezza e allo sviluppo

 ( La pena di morte, l’uso di cellule staminali, l’eutanasia, cambiamenti macro-economici e giurisdizionali, la costruzione di centrali nucleari, inceneritori, fabbriche con alti fattori di rischio esplosione e inquinamento, aeroporti e/o questioni assimilabili ai rischi in fattispecie ). 

Fanno eccezione gli atti, espressamente previsti e approvati nei “documenti programmatici di legislatura”che non siano in antinomia con norme costituzionali.

Art. 72.

Le leggi proposte dal Presidente della Repubblica, prima della loro promulgazione devono essere sottoposte alla Camera per la verifica del controllo di conformità con quanto dichiarato nel documento programmatico di legislatura nazionale.

La Camera, entro 30 giorni esamina la legge e può respingerla con motivazione, qualora il suo contenuto si discosti sostanzialmente da quanto dichiarato ai cittadini nel documento programmatico di legislatura depositato prima delle elezioni. La legge respinta, deve essere modificata e nuovamente presentata alla Camera. La legge conforme, riceve entro trenta giorni il visto della Camera e successivamente può essere promulgata.

Ogni altro disegno di legge, presentato ad una Cameraalla Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Le commissioni esaminano la forma, la struttura e la conformità del disegno di legge con leggi costituzionali.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte da politici e/o persone competenti nelle materie da disciplinare. in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art. 73.

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.

Se le Camere la Camera, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Art. 74.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere alla Camera chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano la Camera approva nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge anche costituzionale o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei componenti della Camera.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum. [13]

Art. 76.

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Il Presidente della Repubblica, riceve delegazione dai cittadini a emanare decreti che abbiano valore di legge, solo nelle materie espressamente dichiarate nel documento programmatico di legislatura nazionale, depositato e divulgato ai cittadini stessi, durante la campagna elettorale del Presidente eletto.

Art. 77.

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere della Camera, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria fatta eccezione di quelli espressi all’art. 76.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere alla Camera che, anche se sciolte sciolta, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni viene appositamente convocata e riunita entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono La Camera può tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art. 78.

Le Camere La Camera deliberano delibera lo stato di guerra e conferiscono conferisce al Governo i poteri necessari.

Art. 79. [14]

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascunadella Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Art. 80.

Le Camere autorizzanoLa Camera autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

Art. 81.

(Testo applicabile fino all’esercizio finanziario relativo all’anno 2013)

Le Camere approvano La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

(Testo applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014)

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Cameredella Camera adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

Le Camere La Camera ogni anno approvano approva con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna della Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale .

Art. 82.

Ciascuna Ogni componente della Camera può richiedere disporre inchieste su materie di pubblico interesse secondo procedure determinate dalla legge.

A tale scopo la Camera, a maggioranza dei propri componenti, può nominare Commissioni di inchiesta, delegate a procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità giudiziaria. nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità giudiziaria.

Tutte le nomine, sospensioni e revoche di incarichi statali, regionali e comunali, in regime di dipendenza temporanea o indeterminata sono disciplinate da leggi dello stato.

Parte seconda
Ordinamento della Repubblica

TITOLO II
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dai cittadini. dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

Ha diritto di Governare la Nazione ed assumere la carica di Presidente della Repubblica, il cittadino conforme ai requisiti previsti dagli art. 84 e 85 della costituzione che ha ottenuto durante le elezioni nazionali, il 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, hanno diritto di partecipare al ballottaggio, i due candidati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti.

Con il voto, i cittadini attribuiscono al Presidente della Repubblica il potere monocratico relativo.

Il potere monocratico relativo, può essere attuato dal Presidente solo e limitatamente all’attuazione del programma presentato ai cittadini durante la propria campagna elettorale. Il programma, trascritto nel documento programmatico di legislatura nazionale deve essere depositato e reso pubblico due mesi prima delle votazioni.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Art. 84.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.

Può essere eletto a Presidente della Repubblica uno dei seguenti cittadini che abbia compiuto i quaranta anni di età e goda dei diritti civili e politici.

I primi due Presidenti Regionali che hanno ottenuto durante le proprie elezioni la maggiore percentuale di voti e/o a parità di percentuale il maggior numero.

Due componente della Camera dei deputati, proposti e votati dal 30% dei componenti della stessa Camera,  riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni, i due deputati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dalla Camera.

Due cittadini scelti nella società civile, indipendentemente dal loro status giuridico, proposti e votati dal 30% dei componenti della Camera, riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma.

Il Presidente della Repubblica in carica al primo mandato.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L’assegno e la dotazione del Presidente e del Vice Presidente sono determinati per legge.

Art. 85

I Candidati alla Presidenza della Repubblica, scelti e definiti secondo le norme costituzionali, devono redigere quattro mesi prima delle elezioni il proprio documento programmatico di legislatura nazionale, predisponendo il proprio curricolo, quello relativo ai ministri e ai dicasteri che intendono assegnare.

I candidati, avranno trenta giorni di tempo per verificare i consensi tra i Parlamentari, entro tale termine, i programmi potranno essere parzialmente modificati al fine di una maggiore condivisione da parte dei componenti la Camera dei Deputati.

I documenti di programmazione nazionale definitivi, dovranno essere depositati inderogabilmente, quindici giorni prima della convocazione del voto di preferenza del Parlamento e comunque entro due mesi dalla data delle elezioni.

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni cinque anni, il suo mandato è rieleggibile per una sola volta.

Il Presidente della Repubblica, al termine del suo mandato ha diritto a ripresentare la sua candidatura, nel rispetto dei requisiti definiti all’art. 84 e 85 della costituzione.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Art. 86.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato, Vice Presidente della Repubblica, nominato dal Presidente tra i componenti la Camera dei Deputati.

Il Vice Presidente, su delega del Presidente lo rappresenta nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Vice Presidente della Camera dei deputati indice nuove elezioni da tenersi entro quattro mesi dal termine di accertato inadempimento permanente. la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e del Governo rappresenta l’unità nazionale.

Il Presidente della Repubblica è autorizzato a emanare le leggi dichiarate ai cittadini nel proprio documento di programmazione legislativa nazionale nel rispetto dell’art. 72 della costituzione.

Può inviare  messaggi alle Camere alla Camera.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camerealla Camera dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere della Camera.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Cameredalla Camera.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. [15]

Il Presidente della Repubblica può promuovere al Parlamento, mozioni di sfiducia.

Il Presidente della Repubblica, nei casi stabiliti dalla legge, può sospendere dall’incarico e successivamente revocare, qualsiasi Ministro, Sottosegretario, Parlamentare, Componente di Commissioni, Dirigente Generale dello Stato appartenente a corpi o enti anche in partecipazione statale.

Il Presidente della Repubblica, per gravi motivi definiti dalla legge, può sospendere il Presidente della Regione , la giunta e il consiglio Regionale, Il Sindaco la giunta e il consiglio comunale.

Art. 89.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica firma gli atti che hanno valore di legge. Gli stessi sono controfirmati dal Presidente della Camara e/o dal proponente dell’atto avente valore di legge che ne assume la responsabilità.

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica, si impegna con i cittadini all’attuazione del programma nel rispetto e nell’interesse delle priorità necessarie alla nazione.

Il Presidente della Repubblica, non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per quelli espressamente dichiarati nel proprio documento programmatico di legislatura, chehanno arrecato gravi danni alla nazione, secondo parametri stabiliti dalla legge, o per alto tradimento o per il mancato rispetto della Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

In Tali casi, secondo procedure definite dalla legge, Il Parlamento chiede al Presidente di conferire alla Camera dei Deputati.

Il Parlamento con votazione della maggioranza dei suoi componenti, può accettare le motivazioni conferite dal Presidente della Repubblica, proporre una mozione di sfiducia o mettere in stato di accusa il Presidente.

Art. 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento e al Governoin seduta comune.

TITOLO III 
IL GOVERNO

Sezione I
Il Consiglio dei Ministri

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri dal Presidente della Repubblica e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.Il Vice Presidente della Repubblica, i ministri e i sottosegretari.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri eIl Vice Presidente della Repubblica,i ministri e i sottosegretari, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei ministri Il Presidente della Repubblica dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile secondo quanto definito dalla costituzione e dalle leggi. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della nuove funzioni del Presidente della RepubblicaPresidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

La carica di Ministro e/o Sottosegretario è incompatibile con la carica di Deputato e/o Deputato Delegato.

Art. 96. [16]

Il Presidente del Consiglio dei ministriIl Presidente della Repubblica ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Sezione II
La Pubblica Amministrazione

Art. 97.

(Testo applicabile fino all’esercizio finanziario relativo
all’anno 2013)

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

(Testo applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014)

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III
Gli organi ausiliari

Art. 99.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere alla Camera sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

TITOLO IV
LA MAGISTRATURA

Sezione I
Ordinamento giurisdizionale

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso. [17]

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108.

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Art. 109.

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sezione II
Norme sulla giurisdizione

Art. 111. [18]

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

TITOLO V [19]
LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI

Art. 114 [20]

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Rimane la denominazione delle Province, come identificazione di appartenenza ad un territorio definito, le stesse sono abrogate come enti autonomi e i poteri e le funzioni ad essi assegnati vengono trasferiti in parte alle Regioni e in parte ai Comuni.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Art. 115

(abrogato) [21]

Art. 116 [22]

Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119.

La legge è approvata dalle Camere dalla Camera a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Art. 117 [23]

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

Art. 118 [24]

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelleconferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Art. 119 [25]

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.

Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120 [26]

La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.

La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

Art. 121 [27]

Sono organi della Regione: L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, suddivisa in gruppi comunali appartenenti ad uno o più territori Provinciali, si riunisce di diritto presso la Regione o in luogo idoneo nei seguenti termini e modi:

A) Sei mesi prima delle elezioni per proporre e contestualmente votare i cittadini, candidabili a Presidente della Regione, nel rispetto dei requisiti di seguito definiti:

N 4 sindaci che hanno compiuto i quaranta anni di età, scelti nei loro comuni tra quelli che hanno ottenuto durante le elezioni, la maggiore percentuale di voti, e a parità di percentuale, il maggior numero come definito nei parametri della tabella degli “aventi diritto”.

TABELLA degli “aventi diritto”

I primi 4 Sindaci dei Comuni con meno di 10.000 abitanti – I primi 4 Sindaci dei Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti I primi 4 Sindaci dei Comuni da 30.001 a 100.000 abitanti -I primi 4 Sindaci dei Comuni da 100.001 a 500.000 abitanti – I primi 4 Sindaci al di sopra dei 500.000 abitanti.

N 2 sindaci che hanno compiuto i quaranta anni di età, non rientrante nei parametri previsti nella tabella degli “aventi diritto”, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due sindaci che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea stessa.

N 2 cittadini italiani che hanno compiuto quaranta anni di età, scelti nella società civile, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due cittadini italiani che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea dei sindaci.

B) Quattro mesi prima delle elezioni per votare la preferenza dei candidati in relazione alla valutazione della persona e del programma presentato. L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, rende pubbliche ai cittadini le preferenze espresse ma tutti i candidati hanno  diritto di partecipare alle elezioni per la Presidenza della Regione.

C) Ogni qualvolta sia necessario convocare L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, nel rispetto delle funzioni attribuite dalla legge.

il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

Art. 122 [28

I Candidati alla Presidenza della Regione, scelti e definiti secondo le norme costituzionali, devono redigere quattro mesi prima delle elezioni il proprio documento programmatico di legislatura regionale, predisponendo il proprio curricolo, quello relativo agli assessori e i mandati che intendono conferire.

I candidati, hanno trenta giorni di tempo per verificare i consensi tra i componenti dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, entro tale termine, i programmi possono essere parzialmente modificati al fine di una maggiore condivisione da parte degli stessi componenti.

I documenti di programmazione regionali definitivi, devono essere depositati inderogabilmente, quindici giorni prima della convocazione del voto di preferenza dell’Assemblea e comunque entro due mesi dalla data delle elezioni.

Ha diritto di Governare la Regione ed assumere la carica di Presidente della Regione, il cittadino conforme ai requisiti previsti dalla costituzione che ha ottenuto alle elezioni regionali, il 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, hanno diritto di partecipare al ballottaggio, i due candidati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti.

La legislatura regionale ha una durata temporale di cinque anni, Il Presidente della Regione e i Consiglieri Regionali sono eleggibile per soli due mandati complessivi.

Il Presidente della Giunta “ Presidente della Regione” è eletto direttamente dai cittadini.

Con il voto, i cittadini attribuiscono al Presidente della Regione il potere monocratico relativo.

Il potere monocratico relativo, può essere attuato dal Presidente della Regione solo e limitatamente all’attuazione del programma presentato ai cittadini durante la propria campagna elettorale. Il programma, trascritto nel documento programmatico di legislatura regionale deve essere depositato e reso pubblico due mesi prima delle votazioni.

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione, nel rispetto delle norme costituzionali e/o delle leggi della Repubblica. nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

 Hanno diritto alla carica di Consigliere Regionale, i sindaci che nei loro comuni, hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti alle elezioni e a parità di percentuale il maggior numero. Il diritto di priorità, spetterà ai sindaci eletti al primo turno elettorale, in assenza di tale requisito a quelli eletti durante il ballottaggio, nel rispetto della seguente suddivisione:

I primi 4 Sindaci dei Comuni con meno di 10.000 abitanti – I primi 4 Sindaci dei Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti I primi 4 Sindaci dei Comuni da 30.001 a 100.000 abitanti -I primi 4 Sindaci dei Comuni da 100.001 a 500.000 abitanti – I primi 4 Sindaci al di sopra dei 500.000 abitanti

i candidati non eletti a Presidente della Regione

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Il Presidente della Giunta, in qualità di Presidente della Regione con la nomina è contestualmente Deputato della Camera, entro trenta giorni deve nominare un Deputato Delegato.

Art. 123 [29]

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.

Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi.

Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo.

Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

Art. 124

(abrogato) [30]

Art. 125[31]

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

Art. 126 [32]

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge.

Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale.

Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.
In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Art. 127 [33]

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

Art. 128

(abrogato) [34]

Art. 129

(abrogato) [35]

Art. 130

(abrogato) [36]

Art. 131 [37]

Sono costituite le seguenti Regioni:

  • Piemonte;
  • Valle d’Aosta;
  • Lombardia;
  • Trentino-Alto Adige;
  • Veneto;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Liguria;
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Lazio;
  • Abruzzi;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

Art. 132 [38]

Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI
GARANZIE COSTITUZIONALI

Sezione I
La Corte Costituzionale

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.[
39]

Art. 135. [40]

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistratureordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. [41]

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. [42]

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari. [43]

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali. [44]

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.[45]

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.[46]

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II
Revisione della Costituzione
Leggi costituzionali

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna dalla Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre duemesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascunadella Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una dellaCamera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.[47]

La Costituzione può essere sottoposta a leggi di revisione quando ne facciano domanda un quinto dei membri della Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali nel rispetto dei termini stabiliti all’art. 75 della costituzione.

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

I suggerimenti per la soluzione delle tante richieste dei cittadini

Dopo La riforma del sistema elettorale, che attribuisce nuovi poteri esecutivi e legislativi in carico ai rappresentanti politici democraticamente eletti, mi permetto di evidenziare le tante richieste dei cittadini, cercando inizialmente, di riassumere alcuni suggerimenti relativi alle possibili soluzioni sulle quali occorre lavorare.

E’ importante, evidenziare la necessaria consapevolezza sugli effetti prodotti dalla variazioni dei costi di bilancio, in relazione all’introduzione di nuove norme o alla modifica di quelle esistenti. Le stesse, dovrebbero prevedere una copertura finanziaria, altrimenti, potrebbero trasferire alle future generazione solo dei debiti. Ritengo però necessario, senza proclami propagandistici, orientare tutte le nostre forze e capacità per lavorare su quelle che dovrebbero essere le priorità per il paese, riassumendo inizialmente alcune proposte. Successivamente cercherò di svilupparle più concretamente  vari argomenti in relazione agli sviluppi politici e magari grazie all’aiuto volontario di chi  vorrà con mio enorme piacere contribuire:

La riduzione dei costi della politica, intrinseca nella riforma stessa con l’applicazione del nuovo sistema elettorale

Una nuova politica di sviluppo basata su:

1) nuove norme per la creazione di nuovi posti di lavoro nello sviluppo delle attività turistiche
2) nuove norme in aiuti alle piccole, medie e grandi imprese che lavorano sul territorio italiano
3) nuove norme in aiuto al commercio, all’artigianato e alle libere professioni
4) nuove norme a tutela dei prodotti e della manodopera italiana
5) nuove norme a tutela del patrimonio italiano

Una maggiore equità sociale basata su;

1) La rivalutazione delle pensioni minime e la riduzione delle pensioni massime non corrisposte secondo adeguati versamenti contributivi.

2) L’adeguamento degli stipendi inferiori ai 2.000,00 euro

3) L’introduzione di norme che premino l’impegno, il risultato e le capacità individuali e/o di gruppo dei lavoratori pubblici e privati.

4) L’introduzione del principio di reciprocità tra l’impegno dell’impresa e quello del lavoratore nella tutela del posto di lavoro pubblico e privato.

5) L’introduzione di norme facoltative di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti.

6) L’attuazione di criteri meritocratici, finalizzati a nominare e promuovere qualsiasi lavoratore pubblico o privato, in applicazione di procedure basate su: risultati ottenuti, consensi di categoria o  responsabilità del preponente gerarchico.

L’introduzione di nuove normative che disciplinano i rapporti economici degli enti pubblici e/o con i privati.

1) I termini e i modi di pagamento.

2) L’introduzione del codice di compensazione e del codice di sospensione per i crediti con gli enti pubblici o tra privati.

3) La compensazione dei capitolati di spesa della pubblica amministrazione.

4) La verifica della spesa pubblica, utilizzando criteri di valutazione dei corrispettivi spesi, con comparazioni qualitative ed economiche dei costi di mercato, relativi agli stessi costi di servizi o acquisti effettuati, offerti da società concorrenti.

5) L’introduzione di nuove normative che attribuiscano la responsabilità personale e patrimoniale in attribuzione agli sprechi e alla cattiva gestione della spesa pubblica.

La modernizzazione della formazione scolastica.

La modernizzazione del sistema sanitario.

La modernizzazione del sistema giudiziario con la modifica e l’introduzione di norme che garantiscano una più equa e tempestiva risposta alle richieste di giustizia dei cittadini.

La modernizzazione dei poteri e degli strumenti investigativi delle forze dell’ordine.

Sera del 15 maggio 2012  inizio a sviluppare i seguenti temi: 

I suggerimenti per la soluzione  alle tante richieste dei cittadini

Una nuova politica di sviluppo basata su:

1) nuove norme per la creazione di nuovi posti di lavoro nello sviluppo delle attività turistiche

Tra le grandi priorità per il nostro paese, oltre all’importantissima conservazione dei posti di lavoro già esistenti che vedremo in seguito, occorre provare a sviluppare idee nuove per nuovi posti di lavoro.

La mia introduzione, ha esaltato solo in parte le bellezze del nostro amato paese, dalle quali dobbiamo trarre fonti vitali per la costruzione di nuovi posti di lavoro che mirino ad incrementare il turismo.

Riflettiamo prima su questi dati; L’Italia risulterebbe essere già il 5 (il quinto ) paese più visitato al mondo con circa 42 milioni di turisti all’anno, eppure i nostri cugini Francesi risulterebbero essere il 1( primo ) con 75 milioni di visitatori.  Ora, pensiamo che i paesi in via di sviluppo sono quelli del BRIC ( Brasile, Russia, India e Cina ), eppure, sembrerebbe che la percentuale di turisti Cinesi sia del 1,8% circa e quella Russa del 2,1% e pressoché irrisorie le percentuali di turisti Brasiliani e Indiani.

I nostri amici dei paesi del BRIC, sono un numero molto considerevole e per colpa di una politica Europea poco conservatrice del nostro lavoro, stanno mettendo in grave difficoltà la  nostra manodopera.

Consideriamo però gli aspetti positivi di questa prima analisi, perché il nostro paese, senza nulla togliere ai loro è nell’insieme più ricco di risorse turistiche. Inoltre, il numero dei potenziali visitatori dei paesi del BRIC è in via di sviluppo, con numeri molto considerevoli che si aggiungono ai tanti possibili turisti degli altri stati.

Provo ad usare un pò di buon senso e riflettere su cosa si dovrebbe fare per incrementare il lavoro nel turismo.

Ritengo che vi siano delle iniziative da intraprendere complementari tra loro:

1) TUTELA DEL TURISTA  vuol dire; l’introduzioni di norme che tutelino il turista da truffe e malcostumi con sanzioni severissime per i trasgressori.

2) MAGGIORE SICUREZZA ‘ vuol dire; contrastare la microdelinquenza, garantendo il carcere a chi commette reati. L’Italia è un paese piccolo e deve diventare il paese più sicuro del mondo. Le nostre forze dell’ordine sono le migliori,  come anche la nostra qualificata magistratura, che è  sicuramente determinata a dare il proprio contributo nel garantire finalmente una maggiore legalità. Solo  tutti insieme; cittadini, politica, forze dell’ordine e magistratura, possiamo combattere l’omertà, il malcostume e pretendere ed ottenere maggiore sicurezza.

Questi due primi aspetti, sono importanti per dare prima di tutto la tanto acclamata sicurezza prima ai cittadini italiani e di conseguenza allo sviluppo nel paese di  quella necessaria legalità che permetta di essere considerati un esempio di civiltà nel mondo.

3) SBUROCRATIZZAZIONE E SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ’ TURISTICHE vuol dire; dobbiamo incentivare lo sviluppo del turismo prediligendo le iniziative personali e delle piccole e medie imprese. Occorre in ogni Regione, creare velocemente una mappatura delle possibili risorse turistiche ( musei, monumenti, siti archeologi, castelli, fabbriche dei grandi marchi e prodotti italiani, feste tradizionali, locali caratteristici, spiagge, ristoranti con piatti tipici ), informatizzarle e pubblicizzarle con adeguati strumenti nel mondo. Ai potenziali turisti, dovranno essere offerte oltre alle tradizionali e conosciute città d’arte, altre importanti mete con  itinerari che uniscano sinergicamente le varie risorse presenti in ogni nostra Regione.

Concretamente come facciamo a dare più posti di lavoro?,  Si dovrà pianificare un “Regolamento per lo sviluppo turistico”, dando dei parametri ai quali attenersi secondo le attività che si intendono sviluppare.  Le stesse, nel rispetto di tali parametri, dovranno prevedere procedimenti autorizzativi molto semplici, mediante comunicazione agli uffici competenti nel comune in cui si esercita l’attività.

 Per incrementare il numero dei posti di lavoro, dobbiamo con un pò di fantasia, rivalutare quello che già abbiamo, costruendo attorno ad esso attrattive turistiche complementari tra loro.

Vi illustro degli esempi che potrebbero essere sviluppati per diversi settori turistici:

Un castello, un sito, un museo; offre lavoro a qualche custode e  guida. Noi, dobbiamo far rivivere il luogo con rappresentazioni storiche, con lavoratori che indossano costumi d’epoca che a loro volta saranno confezionati da sartorie italiane. Nel luogo, dobbiamo vendere gadget che rappresentano la storia raccontata, possibilmente prodotti in italia, creando anche nei locali limitrofi atmosfere caratteristiche.  L’Italia, non si deve trasformare in una carnevalata quotidiana ma, dobbiamo sfruttare professionalmente la nostra storia e far vivere al turista delle visite  interattive, creando, da una parte maggiore interesse e partecipazione, dall’altra più posti di lavoro.

Le nostre tantissime feste sparse su tutto il territorio nazionale devono essere rivalutate e in ogni regione le più caratteristiche dovranno diventare delle  mete conosciute dai turisti.

Dobbiamo rivalutare anche le tante piccole e grandi aziende italiane che producono;   i nostri cibi caratteristici, i  marchi più prestigiosi della nostra moda, dell’oreficeria, delle auto,  trasformandole in mete turistiche le stesse aziende, nelle quali, si illustrerà la qualità del made in italy, incentivando l’acquisto dei nostri prodotti e offrendo così possibilità di rivalutare  diverse aziende oggi in crisi.

E’ oltremodo importante insegnare bene le lingue straniere nelle scuole educando i ragazzi al rispetto delle cose comuni e del turista, mantenere le strade pulite, come tutte le nostre risorse naturali; mari, coste e i parchi, inserendo nuove norme che sanzionino severamente i trasgressori.

L’Italia deve riuscire ad incrementare il turismo dal 12% del PIL al 24% in tre anni.

Sera del 18 maggio 2012  continuo a sviluppare i seguenti temi: 

I suggerimenti per la soluzione  alle tante richieste dei cittadini

2) nuove norme in aiuti alle piccole, medie e grandi imprese che lavorano sul territorio italiano
3) nuove norme in aiuto al commercio, all’artigianato e alle libere professioni

Premetto che, solo con una sinergia tra persone capaci, di buon senso e competenti nelle materie da affrontare  si possono sviluppare e proporre le tante soluzioni attese dai cittadini.

Non dobbiamo però, celarci dietro i complicati stati dell’arte giuridica delle materie da affrontare, perché, ritengo doveroso che le persone capaci e di buon senso, devono saper individuare i problemi, proporre delle soluzioni semplici, alle quali, in uno stato democratico, le persone competenti devono individuare le più adeguate proposte normative per l’applicazione di talune necessità e richieste.

Molte possibili soluzioni sono complementari ad altre di diversa fattispecie, ma proviamo ad iniziare individuando alcune importanti necessità.

Lo stato e di conseguenza ogni ente pubblico, pretende un giusto rigore nel pagamento dei tributi ad esso dovuti.

Benissimo, lo stato e ogni ente pubblico per pretendere con un principio di equità, deve dimostrare reciprocità di rigore.

Pertanto, dobbiamo modificare i codici di compensazione e introdurre i codici di sospensione.

I nuovi codici di compensazione dovranno disciplinare i rapporti di credito delle persone fisiche e giuridiche, nei confronti dello stato e/o di un ente pubblico. Le norme, dovranno prevedere procedimenti semplici per compensare i crediti con i debiti ad essi dovuti.

I codici di sospensione dovranno invece disciplinare i rapporti di credito e debito tra  i privati, siano essi persona fisica che giuridica. Il creditore di un corrispettivo da parte di un soggetto privato,  dovrà poter sospendere per un periodo determinato, il pagamento dei tributi di competenza per il corrispettivo relativo all’operazione commerciale oggetto dell’insoluto. Alla scadenza del periodo determinato, il codice di sospensione potrà:

– 1) annullarsi a seguito dell’adempimento delle obbligazioni del soggetto privato moroso

– 2)  trasformarsi in un codice di compensazione qualora per motivi temporali i tributi ad essi dovuti  erano stati pagati in tutto o in parte

  Continuo successivamente……………buona notte

Sera del 20 maggio 2012  continuo a sviluppare i seguenti temi: 

Modifico alcuni suggerimenti relativi alla suddivisione dei contratti nella sera

del 5 giugno 2012

I suggerimenti per la soluzione  alle tante richieste dei cittadini

2) nuove norme in aiuti alle piccole, medie e grandi imprese che lavorano sul territorio italiano
3) nuove norme in aiuto al commercio, all’artigianato e alle libere professioni

L’evoluzione  della finanza e di tutte le attività ad  essa correlate, ha determinato l’aumento di società private che sono riuscite ad accentrare un enorme potere economico, ramificato in diversi settori industriali, commerciali e finanziari.

Nel passato, vi era una  maggiore distribuzione di tali poteri, suddivisi in tante aziende, dietro alle quali  le capacità personali dei titolari  e dei loro collaboratori, aveva permesso uno sviluppo sinergico delle loro attività. Tutti, con impegno, iniziativa, fortuna, capacità e volontà  erano riusciti ad ottenere dei soddisfacenti risultati economici.

Oggi, la globalizzazione ha caratterizzato l’accentramento di molti poteri economici, determinando delle variazioni oggettive del nostro vivere quotidiano, ma  soprattutto nelle attività lavorative in genere. Le attuali norme, non garantiscono più l’applicazione di criteri e metodi equi che garantiscano i reciproci interessi.

La nostra vita quotidiana, sia personale che lavorativa, ci impone la necessità di concludere dei rapporti giuridici facendo ormai uso quotidiano dei “contratti”. Gli stessi dovrebbero essere l’accordo tra due o più soggetti, definite le parti del contratto, le quali possono  produrre effetti giuridici (ossia costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici), costituendo un atto giuridico o, più precisamente, un negozio giuridico bilateriale o plurilaterale.

Ma è proprio cosi? nel nostro vivere quotidiano quando necessitiamo di un contratto, possiamo veramente definirlo un accordo tra le parti? o spesso ci viene presentato un contratto già stabilito, sul quale non possiamo avere nessun potere contrattuale o decisionale salvo quello di non accettarlo?

Non è mia intenzione, denigrare tutti i contratti che ci propongono, perché riconosco che alcuni sono equi e di buon senso, ma spesso non è così.

Allora, per aiutare i cittadini, le imprese, il commercio e le libere professioni occorre anche in questa circostanza riconoscere lo stato dell’arte giuridica che disciplina i contratti e modificarla nell’interesse reciproco delle parti, con regole blindate, eque e di buon senso, alle quali, entrambi i contraenti si devono attenere. Si dovrà ovviamente, prevedere la possibilità di una personalizzazione del contratto in relazione alla natura dell’oggetto da contrattualizzare, eliminando però la possibilità di costituire le cosiddette clausole vessatorie.

Si dovranno  definire tutta una serie di contratti che dovrebbero a mio parere, acquisire  alcune  peculiarità dei diritti reali, secondo cui si applica il principio di assolutezza e cioè, che possono essere fatti valere erga omnes, contro tutti  secondo canoni stabiliti dalla legge.

Prima di inoltrarmi nell’analisi delle varie tipologie contrattuali, che dovranno modificare e/o integrare le attuali leggi che già ne disciplinano l’uso, occorre evidenziare la complementare necessità di introdurre dei sistemi semplici ma certi, per tutelare le parti adempienti e sanzionare con modi e tempi altrettanto certi tutti i soggetti inadempienti.

Dobbiamo dividere i contratti in tre grandi categorie

1) I CONTRATTI INDISPENSABILI

2) I CONTRATTI NECESSARI

3) I CONTRATTI FACOLTATIVI

Tutti i contratti dovranno essere disciplinati secondo regole stabilite direttamente dalla legge, lasciando poca discrezionalità tra le parti in relazione alla natura del contratto medesimo;

Nella prima categoria dei  “CONTRATTI INDISPENSABILI” dovranno rientrare tutti quei rapporti giuridici oggi indispensabili per il nostro vivere quotidiano, quali:

– I contratti di servizi; dell’energia elettrica, del riscaldamento, dell’acqua, del telefono, dei servizi bancarie e assicurativi……

– I  contratti non scritti ma che fanno scaturire un rapporto giuridico anche di tipo patrimoniale; relativi all’uso di servizi pubblici, erogati direttamente dagli stessi enti  pubblici o da società in partecipazione e/o private, quali ad esempio: lo smaltimento dei rifiuti  o  l’occupazione del suolo pubblico sulle quali  il cittadino è tenuto inoltre a pagare le relative tasse…….

Nella seconda categoria dei “CONTRATTI NECESSARI” dovranno rientrare tutti quei rapporti giuridici oggi non indispensabili ma comunque necessari per il nostro vivere quotidiano, quali:

– I contratti commerciali tra privati e /o con enti pubblici, inerenti a tutti i settori produttivi, commerciali, professionali e artigianali attinenti a rapporti primari per lo svolgimento professionale delle attività,  i contratti di locazione ecc..

– I  contratti non scritti ma che fanno scaturire un rapporto giuridico anche di tipo patrimoniale; relativi all’uso di servizi pubblici, erogati direttamente dagli stessi enti  pubblici o da società in partecipazione e/o private, quali ad esempio; il servizio ferroviario, aereo, navale, il servizio postale……

Nella terza categoria quella dei “CONTRATTI FACOLTATIVI”, dovranno rientrare tutti quei rapporti giuridici necessari ma facoltativi, poiché non scaturiti da una necessità professionale. Gli stessi, avranno la peculiare funzione di tutelare il cittadino consumatore che si appresta ad acquistare un bene e/o un servizio, con condizioni  contrattuali di buon senso, che implichino una pari reciprocità di comportamento anche da parte del consumatore stesso.

Le tre grandi categorie dovranno essere disciplinate da norme specifiche e sottoposte a criteri di valutazione in relazione al grado di appartenenza.

Per i “CONTRATTI INDISPENSABILI” La valutazione della loro equità, nel rispetto delle norme che dovrebbero disciplinarne l’applicazione, dovrà essere sottoposta ad associazioni di categoria mediante studi legali e/o di consulenza.

Facciamo un esempio: i contratti di servizi dell’energia elettrica, del riscaldamento, della telefonia in genere, redatti secondo le norme, prima di introdurli nel mercato, dovrebbero essere reciprocamente approvati dagli enti e/o aziende proponenti e dalle associazioni di categoria, mediante i propri studi legali.

Le parti, attraverso gli stessi studi aziendali e/o di categoria nel caso delle fattispecie sopra poste ad esempio, saranno i garanti delle eque condizioni contrattuali, nel rispetto delle norme.

In caso di inadempienza di una delle parti, l’ente e/o l’azienda potrà rivalersi nei confronti del cittadino inadempiente tramite i propri studi legali, come reciprocamente, il cittadino potrà rivalersi nei confronti dell’azienda tramite gli studi legali di categoria e/o un proprio legale incaricato.

La novità della norma, dovrà consistere per tutte e tre le nuove grandi categorie dei contratti,  in una nuova e più ampia attribuzione dei poteri legali. Gli stessi, dovranno essere i  garanti dell’equità del contratto e dell’applicazione delle norme che ne disciplinano la funzione. Al legale, dovrà essere attribuito il potere di chiedere l’adempimento del contratto secondo procedimenti definiti, nonché la richiesta di esecuzione delle sanzioni, a carico del soggetto inadempiente senza il necessario ricorso al Giudice.

Le parti, successivamente agli atti legali, potranno sempre far ricorso al Giudice per  richiedere una sentenza finalizzata alla verifica del rispetto delle norme e dell’equità del provvedimento esecutivo del legale. In tali casi, l’attore proponente la verifica della sentenza legale, nel caso in cui soccomba al giudizio, dovrà pagare una multa e le spese processuali, in caso di vittoria, l’altra parte dovrà pagare il doppio di quanto ingiustamente sottratto oltre alle spese processuali.

Il fine della norma che disciplina l’applicazione delle nuove categorie dei contratti, dovrà prevedere: condizioni trasparenti ed eque, nuove e veloci procedure di risarcimento da parte delle persone inadempienti, nuovi e maggiori poteri delle figure professionali legali, la possibilità di ricorrere sempre ad una sentenza del Giudice in caso si ravveda una ingiusta applicazione della norma. Al fine di scoraggiare l’applicazione dei nuovi poteri legali in difformità di quanto stabilito dalla legge, il Giudice potrà applicare severe sanzioni a carico dei soggetti responsabili, sanzionando secondo procedure da definire anche il legale che abbia agito impropriamente.

La visione di questi nuovi poteri esecutivi attribuiti alla professione legale per i soli procedimenti civili, non ritengo che inverta l’importante è indispensabile ruolo del Giudice, il quale rimane il fulcro indipendente e garante, con la sentenza, della corretta applicazione delle norme. Bensì, potrebbe essere una strada che permetta di smaltire e ridurre le infinite cause che intasano la giustizia, garantendo così alle persone fisiche e giuridiche la risoluzione delle controversie in tempi più celeri.

Una giustizia civile veloce, sarà di grande aiuto alle persone e all’esercizio di tutte le funzioni lavorative nel suo complesso.

Pomeriggio di domenica 10 novembre, sviluppo e inserisco la seguente proposta:

Riforma e modernizzazione della formazione scolastica

Ho riflettuto molto sulla proposta di riforma e modernizzazione delle formazione scolastica, poiché ritengo sia la base sulla quale occorre lavorare per dare la possibilità ai nostri figli di costruire il loro futuro.

Mi sono spesso chiesto col passare degli anni, perché le varie proposte di riforma della scuola, non tenessero mai conto di alcuni importanti requisiti fondamentale che dovrebbero essere gli elementi ispiratori di un settore determinante per l’evoluzione e la crescita della nostra società.

Cosa deve garantire la scuola ? Forse la risposta sarà banale ma credo vivamente che sia ” La formazione culturale dell’alunno, finalizzata allo sviluppo e alla crescita delle proprie predisposizioni, al fine di garantire una più equa proporzione tra le necessità del mercato e l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro in relazione agli studi effettuati”.

Occorre fare alcune riflessioni su come la scuola in Italia si è sviluppata, senza colpevolizzare alunni o insegnanti, quest’ultimi attori educativi ai quali sono state riposte poche attenzioni e  scarse risorse economiche.

L’Italia, uno dei paesi più belli del mondo, dove l’arte e le professioni hanno contribuito a costruire la nostra storia, non ha saputo sviluppare adeguatamente istituti tecnici professionali che garantissero con prestigio l’insegnamento dei tanti mestieri.

Oggi, professioni come il falegname, l’elettricista, il decoratore, l’idraulico, il piastrellista, il restauratore, l’orafo, l’orologiaio, il meccanico, il carrozziere, il carpentiere, ecc….vengono prevalentemente svolte da persone che si improvvisano, dopo aver forse lavorato alcuni anni, alle dipendenze di qualche capace artigiano.

Gli istituti tecnici, fortunatamente sono ancora presenti sul nostro territorio, ma spesso hanno attrezzature e fondi inadeguati, trattamento riservato anche per tutta la formazione scolastica primaria, secondaria, delle scuole superiori, compresi i nostri cari e importanti licei e le nostre qualificate Università.

Aggiungo scusandomi, una piccola nota polemica, proponendovi una comparazione di trattamento. Una importante legge, relativa alla  tutela della salute sul posto di lavoro, ha introdotto giustamente l’obbligo del medico del lavoro, una figura importante che tra le tante funzioni, ha anche quella di valutare per le persone che svolgono attività d’ufficio, che le stesse siano sedute su sedie a norma ed appoggino su scrivanie di adeguata altezza.

Eppure, chi ha la fortuna di iniziare un lavoro d’ufficio non ha meno di diciannove anni e ritengo dovrebbe strutturalmente essersi già formato. Con questa affermazione, non voglio assolutamente sostenere che non sia giusto tutelare la sua salute, compresa quella posturale, ma mi permetto solo di comparare la reciprocità di trattamento in applicazione ai nostri ragazzi, che iniziano da bambini la scuola per lasciarla da giovani adulti.

Quale legge applichiamo nella scuola ? La legge dell’ipocrisia, la vecchia sedia di legno e il banco altezza uguale per tutti, proprio durante la loro crescita.

Non  voglio divulgarmi in decine di esempi ma mi permetto di dire che dobbiamo essere più autorevoli, perché i nostri ragazzi hanno bisogno di esempi e non di sterili regole, la scuola è fondamentale per lo sviluppo e la crescita della nostra società e ad essa, devono essere attribuite norme e risorse necessarie che garantiscano lo sviluppo delle predisposizioni dei nostri figli e il futuro della nostra società.

In cosa può consistere la modernizzazione della formazione scolastica ? 

Siamo nell’era dell’informatica e dobbiamo usare questo importante strumento con consapevolezza sociale.

Tutti i nostri ministeri, in sinergia con le nostre regioni e i comuni devono interloquire tra loro. Dobbiamo creare una mappatura del territorio che consenta di pianificare le esigenze del mercato del lavoro in sinergia con lo sviluppo delle offerte formative della scuola.

Di conseguenza, il Ministero dell’istruzione Università e Ricerca, dovrà convogliare le proprie risorse economiche al fine di garantire lo sviluppo dell’offerta formativa alle necessità del mercato.

I nostri ragazzi devono essere liberi di scegliere quale indirizzo intraprendere, ma lo stato  deve essere in grado di proporre una seria offerta formativa agli studenti e alle proprie famiglie, prospettando a loro, le esigenze del mercato e di conseguenza i possibili impieghi per il loro futuro.

Pertanto, semplici e pubbliche tabelle informative, frutto però di un’importante e fondamentale  lavoro di sinergia tra pubblico e privato, dovranno evidenziare a livello nazionale, regionale e provinciale le necessità del mercato stesso, le offerte formative, i relativi costi da sostenere e i futuri possibili benefici.  Chi desidera intraprendere dopo la scuola secondaria una determinata scelta di vita o di formazione, deve essere consapevole nella sua libera scelta, delle prospettive lavorative.

Come potranno aumentare le risorse economiche nella scuola ?

Lo stato e le regioni devono per primi essere in grado di convogliare alla scuola maggiori disponibilità economiche rispetto al passato, controllando in applicazione dei successivi suggerimenti che non vi siano eccessivi scompensi di investimento.

La scuola primaria e secondaria deve ottenere prevalentemente dallo stato le maggiori risorse necessarie, riconoscendo la possibilità ai Dirigenti scolastici di gestire capitolati di spesa interni, sostenibili e finanziabili anche attraverso iniziative e progetti scolastici o con finanziamenti  privati.

La scuola superiore e l’università deve anch’essa avere una maggiore attenzione economica direttamente  dallo Stato e dalle Regione, con le quali, occorre sviluppare un progetto in sinergia con le aziende. Le stesse, in alcuni casi potrebbero diventare anche parte attiva della formazione e in virtù di una partecipazione ai costi dell’istruzione stessa, si dovranno stabilire parametri che garantiscano agevolazioni e sgravi fiscali a tutti i partecipanti attivi dei progetti formativi.

Un’altra grande risorsa da fruttare nei progetti formativi, dovrà riguardare l’inestimabile esperienza di molti uomini e donne in pensione o vicini all’età pensionabile. Gli stessi, inseriti nei progetti, potranno prestarsi per insegnare la propria professione ai tanti giovani che vorranno fare della loro esperienza uno dei  primi importanti bagagli del proprio cammino lavorativo.

L’obbiettivo primario della scuola non deve essere un percorso formativo culturale fine a se stesso, ma deve cercare di preparare gli studenti alle esigenze del mercato lavorativo con una adeguata preparazione che garantisca a molti un immediato impiego.

Lo scenario auspicabile dopo alcuni anni dall’applicazione di quanto suggerito potrebbe essere così riassunto; Il mercato del lavoro in generale evidenzia le necessità allo stato e alle regioni. Il Ministero dell’istruzione pianifica le offerte formative integrandole alle necessità del mercato, il mondo del lavoro in tutte le sue applicazioni diventa parte attiva nella formazione. Gli studenti, scelgono la loro formazione in relazione alle proprie attitudini e alle prospettive di lavoro, gli stessi vengono motivati al risultato scolastico perché percepiscono concretamente la possibilità di essere successivamente introdotti nel modo lavorativo in relazione ai propri studi.

Dobbiamo dare a tutti i nostri figli la possibilità di sviluppare le proprie predisposizioni, cercando di riconoscerle nel loro interesse e non in relazione a quello che noi vorremmo che diventassero.

Gli insegnanti, si sono molto impegnati in tutti questi anni, lavorando con passione, spesso da precari,  cercando di compensare la mancanza di risorse economiche con una adeguata formazione. Molte volte, questo impegno è risultato insufficiente a garantire una preparazione vicina e in sinergia con le necessità lavorative, perché, questi sforzi, non sono stati supportati da adeguate strutture e strumenti  vicini alle necessità e alle tecnologie usate nel mondo del lavoro.

Riconoscendo il grande impegno che gli insegnanti hanno profuso, ritengo però importante che una seria proposta di riforma della formazione scolastica, debba prevedere per il futuro, l’introduzione della specializzazione all’insegnamento, al fine di formare nuove figure professionali con conoscenze generali nelle materie relative alla formazione e alle metodologie didattiche.

Una ulteriore innovazione, in sinergia con i principi di rinnovamento, trasparenza e meritocrazia presenti nell’applicazione della riforma, dovrebbe essere per le scuole superiori e l’università, la nomina diretta del massimo Dirigente Scolastico, ( Preside o Rettore ). La nomina di durata quinquennale, dovrà essere conferita a un docente di ruolo,  direttamente tramite votazione degli degli insegnanti e degli alunni, appartenenti all’istituto o alla facoltà presso la quale sono iscritti.

Questa ultima proposta, ribadisce la necessità già manifestata, di cambiamenti radicali, con nuove regole per il futuro che attribuiscano nell’esercizio di alcune funzioni pubbliche e private, il ruolo fondamentale della qualifica di Dirigente a tempo, la cui riconferma potrà essere regolamentata dai risultati e dai gradimenti ottenuti.

Sviluppare le attitudini dei nostri giovani studenti, consiste anche nel credere ed individuare le loro predisposizioni.

L’attività sportiva, spesso auspicata per mantenere il nostro fisico in salute, deve prevedere anche nella scuola una nuova evoluzione per tutti quegli alunni che dimostrano nelle varie discipline di avere determinate predisposizioni.

Consapevole delle attuali ristrettezza economiche  è impensabile riuscire in un breve periodo a costruire all’interno delle scuole adeguate strutture. Però, una delle tante eccellenze del nostro paese sono le migliaia di associazioni sportive sparse sul nostro territorio, le quali, usufruiscono già di strutture adeguate in relazione alle varie specializzazioni svolte.

Dobbiamo semplicemente pianificare l’entrata  di alcune discipline sportive all’interno della formazione scolastica, direttamente tramite le associazioni locali,  dando così la possibilità agli studenti con particolari attitudini ma che intendono impegnarsi con sacrificio, di sviluppare le  stesse  con l’aiuto della scuola.

Anche gli sportivi, che ci fanno gioire e commuovere durante le tante competizioni internazionali, hanno finalmente bisogno di quella necessaria solidarietà dal mondo scolastico, spesso negata in virtù di una formazione generale e protocollata. La stessa, è stata per troppi anni incapace di considerare gli studenti  giovani con grandi capacità e predisposizioni da sostenere e incentivare anche a discapito della preparazione di altre materie.

Lo sviluppo, la crescite, l’innovazione di una società si basa su diversi fattori, la formazione scolastica è fondamentale, come altrettanto fondamentale è la ricerca.

Credo che anche per la ricerca, sia venuto il momento di un radicale rinnovamento. Siamo tutti stanchi e delusi di vedere tanti giovani allontanarsi dal nostro paese per ottenere un più adeguato riconoscimento economico delle loro capacità e potenzialità.

Occorre pianificare in Italia, progetti di ricerca che prevedano degli sviluppi sostenibili ma adeguatamente finanziati.

Ritengo sia di fondamentale importanza per un paese avere la capacità di garantire una ricerca pubblica. Non possiamo lasciar decidere alle libere scelte del mercato economico  quali siamo i progetti da sviluppare per il miglioramento della nostra società.

Uno stato garante delle sviluppo economico di un paese, deve essere capace di sostenere   qualsiasi progetto scientifico finalizzato al miglioramento della qualità della vita dei suoi cittadini.

Proposte di riforma  del sistema sanitario e del servizio pubblico in generale

argomento pubblicato nella tarda sera dell’11/1/2013

Cari cittadini,

Potrebbe sembrare banale, iniziare questo importante argomento, evidenziando l’importanza del nostro sistema sanitario nazionale, il quale, permette a chiunque, indipendentemente dalla propria condizione sociale di usufruire di cure sanitarie che nulla hanno da invidiare a quelle dei paesi più sviluppati del mondo.

Occorre però, dopo questa chiara introduzione, fare una attenta analisi sulle peculiarità  degli effetti economici che il nostro S.S.N. ha nel suo complesso sulla nostra economia statale.

In passato, la mia concezione del servizio pubblico in generale era più orientata ad una riduzione delle competenze dei servizi offerti a fronte di una maggiore privatizzazione.

Oggi, la mia opinione è notevolmente cambiata e cercherò di esporre con rispetto, la mia visione della realtà dei problemi relativi al servizio pubblico e in particolare al S.S.N. che spesso si nascondono dietro giustificazioni che celano un velo di ipocrisia sulla realtà gestionale di tanti centri di costo dei servizi pubblici.

I costi del nostro S.S.N. nell’anno 2011 pubblicati in diverse relazioni, ammontano a circa 114 miliardi di euro, con un incremento  nell’ultimo decennio del 50% circa che se analizzato in considerazione a fattori inflattivi, risulterebbe essere del 17%. Eppure le comparazioni effettuate in diverse analisi hanno dimostrato che in termini relativi la spesa sanitaria complessiva nel nostro paese è in linea con quella degli altri paesi Europei, ai quali, comparando  alcuni importanti fattori, si evidenziano alcune peculiarità del nostro caro popolo italiano, tra le quali, il maggior numero di anziani, un dato che risulterebbe essere un fattore di maggiore spesa.

Personalmente non sono dispiaciuto che in Europa, insieme alla Germania, abbiamo il maggior numero di anziani, i nostri cari nonni sono una risorsa preziosissima da utilizzare in molte attività, ma questo  rimane comunque un dato di fatto oggettivo.

Inoltre, molte analisi hanno evidenziato grandi disparità di costi sanitari tra le nostre diverse regioni con una ulteriore diversità nella qualità del servizio.

Perché la politica di privatizzazione potrebbe essere una soluzione all’ottimizzazione della spesa pubblica ? Un privato, non deve forse guadagnare sui servizi offerti e pagarvi le tasse ?

L’incapacità di amministrare un qualsiasi servizio pubblico oggi garantito, non deve farci credere che  la sua conversione in servizio privato costerebbe meno o funzionerebbe meglio. Occorre invece, analizzare i costi dei vari servizi pubblici con una politica seria, composta da persone capaci e oneste. Allontanando l’alone di ipocrisia che spesso pervade i discorsi riguardanti la nostra pubblica amministrazione è diventato necessario, da una parte, disciplinare regole semplici che garantiscano il lavoro alle tante persone volenterose con l’introduzione di premi e incentivi, dall’altra, avere la capacità di allontanare anche con il licenziamento tutte quelle poche persone incapaci, assenteiste o addirittura infedeli ai propri doveri di onestà verso l’ amministrazione per cui lavorano.

ATTENZIONE, OCCORRE OGGI, la massima consapevolezza che l’incapacità di punire chi commette gravi sbagli è un sistema diseducativo a danno dello sviluppo economico di un paese e ulteriormente ingiusto verso i milioni di lavoratori onesti, volenterosi e capaci.

Ritornando all’analisi dei costi della spesa pubblica, mi duole riportarvi dati preoccupanti. Nel 2012 la spesa ha quasi raggiunto 800 miliardi di euro all’anno, eppure sembrerebbe che nel 1991 fosse di 372 miliardi. Attenzione però che le entrate nel 2011 non hanno raggiunto i 600 miliardi di euro e ad agosto del 2012 il debito pubblico era di 1973 miliardi di euro, sui quali paghiamo 88 miliardi di interessi all’anno.

Ho voluto riportare questi dati, perché è molto importante essere consapevoli del disastro economico che la politica degli ultimi 25 anni ci ha consegnato. Questo modus operandi,  convive  dal dopo guerra con un duplice sistema parallelo. Da una parte, il meritato benessere economico costruito da milioni di cittadini in relazione alle proprie possibilità e capacità, dall’altra, una politica che dopo alcuni anni di  valori morali a beneficio della collettività, ha iniziato a sperperare il denaro pubblico.

Nel mondo e non solo in italia si sono sviluppati forti poteri economici accentrati in mano a un numero sempre minore di persone, determinando una situazione da me definita di “imperatori economici”. Gli stessi, in molti casi e in svariati settori, hanno acquisito dalla spesa pubblica i corrispettivi necessari  al proprio arricchimento, divenendo così influenti da poter determinare la scelta di importanti spese pubbliche e condizionare l’economia di molti stati.

Ma cosa possiamo fare per invertire la rotta ? Dobbiamo cambiare alcune regole.

La Sanità come molti altri settori, avrebbe bisogno di maggiori possibilità economiche, oggi, impossibili da trovare nel suo complesso senza una analisi dei costi e una strutturata razionalizzazione delle spese.

Occorrono poche persone oneste,capaci e amovibili, che supportate da normative possano con trasparenza accentrare gli acquisti risparmiando sui costi.

Per la Sanità, come per altri settori pubblici, occorre disciplinare il principio dell’equo ricarico per tutte quelle aziende private che ricevono, sia in via ordinaria che straordinaria, grossi corrispettivi  di richieste d’acquisti o servizi da parte di una pubblica amministrazione.

La mia proposta, orienta il lavoro con le pubbliche amministrazioni in una concezione di ruolo sociale dell’imprenditore. Lo stesso, deve trovare una giusta soddisfazione economica, ricevendo inoltre pagamenti che non superino i 90 giorni, cercando però di eliminare tutte quelle situazioni, in cui si approfitta del pubblico denaro, facendo pagare corrispettivi esagerati rispetto al valore reale del costo di produzione o del servizio svolto.

Anche per il S.S.N., come per la scuola il Dirigente Generale e in questo caso anche i Primari, devono essere figure a termine con incarichi della durata di 5 anni, rinnovabili secondo il principio della votazione interna per la sola figura del Primario.

Chi dovrà decidere la figura del Primario? Gli infermieri e i medici che lavorano nel reparto interessato all’elezione. Gli stessi, conoscono le capacità umane e professionali delle persone e le nomine devono dipendere da un principio di autorevolezza. Il primario votato, compatibilmente ai requisiti professionali, potrà anche appartenere a una diversa struttura ospedaliera.

Il Presidente della Regione, attraverso l’assessore alla sanità con firma congiunta nominerà i Primari scelti secondo i risultati delle elezioni avvenute con procedure da definire nei Reparti interessati. Gli stessi, potranno essere rimossi dal  loro incarico, dal Presidente della Regione, congiuntamente all’assessore alla sanità su fondate motivazioni che comprovino l’inefficienza e l’inattitudine allo svolgimento del ruolo conferito.

Il Presidente della Regione, attraverso l’assessore alla sanità, nominerà con firma congiunta i Direttori Generali degli ospedali della Regione. Gli stessi Direttori potranno essere sfiduciati con motivate osservazioni dalla maggioranza dei Primari appartenenti all’ospedale in cui il Direttore svolge la sua attività. In tali casi, nessun compenso di indennizzo sarà dovuto e secondo la presente procedura, si dovrà procedere a una nuova nomina.

Riflessione sul concetto di democrazia nell’applicazione della riforma

articolo inserito il 9 settembre 2012

Mi permetto di fare questa riflessione in relazione a certe osservazioni pervenute da alcune persone che dopo aver letto la presente proposta mi hanno formulato le loro rispettabili opinioni, evidenziandomi che l’eliminazione dei partiti porterebbe ad una oligarchia a discapito della democrazia stessa.

Con il massimo rispetto di tutte le opinioni, mi permetto di evidenziare alcuni punti fondamentali della riforma proponendo una ulteriore riflessione.

La presente proposta è assolutamente pacifica, democratica e rispettosa delle opinioni altrui ma fondata sul principio di evoluzione delle democrazia stessa, finalizzata a creare un nuovo sistema, legittimato dal popolo sovrano che permetta alle persone di qualsiasi estrazione sociale di candidarsi secondo i principi della riforma stessa.

Secondo la riforma, tutti i cittadini, devono poter scegliere le persone da legittimare a legiferare le norme del nostro vivere quotidiano, ritenute capaci di presentare un programma di governo chiaro e trasparente con contenuti condivisibili.

Il cittadino scelto, si impresta alla politica ed è responsabile del suo programma che deve rispettare applicandolo secondo quanto dichiarato ai cittadini stessi.

L’oligarchia definita come forma di governo il cui potere è concentrato nelle mani di pochi eminenti per forza economica e sociale, derivante da una antica forma di governo Greca, non è assolutamente contemplabile e paragonabile ai principi proposti nella riforma.

L’eliminazione dei partiti politici, termine forse molto brusco che non vuole essere assolutamente denigratorio di quello che tanti uomini e donne all’interno dei partiti stessi hanno fatto nel passato per il nostro amato paese, è stato da me integrato con il termine “evoluzione”.

Lo stato, un ente, una società o un partito funzionano grazie all’esistenza della natura della sua istituzione ? o per merito delle persone che vi lavorano al loro interno ?

L’istituzionalizzazione di funzioni e attività pubbliche sono riconosciute dalla riforma stessa perché assolutamente necessarie poiché garanti di servizi che lo stato, le regioni e i comune devono dare e garantire ai cittadini. Ma il loro funzionamento dipenderà sempre e comunque dalla volontà e capacità di uomini e donne ad essi impiegati, come fortunatamente avviene costantemente grazie all’impegno di tantissimi lavoratori pubblici e privati.

La nostra tanto citata costituzione non prevede nei principi fondamentali il riconoscimento del diritto di associarsi in partiti, bensì riconosce il diritto medesimo all’art. 49 che così recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Lo stesso articolo, non menziona per i partiti il diritto di esclusività dell’esercizio della politica del nostro paese, posizionando infatti l’articolo stesso non come principio fondamentale ma nel capitolo IV “Rapporti Politici”. Pertanto, da rispettare come tutta la nostra amata Costituzione Italiana ma modificabile secondo i criteri previsti all’art. 138 della costituzione stessa.

I nostri padri costituenti hanno redatto una bella e importante costituzione e, nonostante non abbiano potuto prevedere l’evoluzione della politica attraverso i partiti, hanno lasciato a noi cittadini sovrani in quanto popolo, attraverso i nostri rappresentanti politici, la possibilità di modificarli.

Ora, i nostri importantissimi partiti sui quali oggi si fonda la nostra democrazia, sono delle associazioni private che si auto regolamentano e decidono ognuno il proprio statuto e atto costitutivo.

Il principio di democrazia nulla centra con il partito politico, altrimenti dovremmo sostenere che un sindaco eletto da una lista civica non è espressione democratica dei suoi cittadini.

Pertanto, ognuno di noi, può e deve avere le sue opinioni, chi desidera può integrare la stessa con proposte che possono migliorare o modificare la presente riforma, proponendo anche una evoluzione dei partiti con le finalità dei principi della riforma stessa, ma ritengo sia difficile riconoscere in questi principi una delegittimazione della democrazia.

IL Capitale Limitato

Dopo l’ultima grande guerra, l’Europa, L’America, il Giappone e altri importanti paesi, hanno potuto godere di una forte crescita economica. La stessa, fu agevolata da diversi fattori, comuni o specifici  di ogni nazione. La necessità di ricostruire quanto distrutto e i benefici prodotti dal progresso, hanno determinato i principali cambiamenti, modificando radicalmente il modo di condurre la vita a beneficio di un benessere tangibile e apprezzato dalla collettività.

Così, le Nazioni interessate, ognuna in base alla proprie peculiari capacità, si sono sviluppate divenendo grandi potenze economiche.

E’ importante fare una riflessione, distinguendo i risultati ottenuti sulla base di tre  diversi fattori:

1) Il primo, determinato dalle capacità e dallo spirito di sacrifico profuso dai cittadini in relazione alle proprie predisposizioni.

2) Il secondo, dovuto alla fiorente crescita di nuove offerte,  sviluppate grazie alle nuove esigenze che la scienza e il progresso ci offriva.

3) Il terzo, dallo sviluppo democratico ed economico, orientato da strumenti politici, con  regole che hanno disciplinato il nostro vivere quotidiano.

Oggi, l’economia globalizzata, controllata da poche persone nel mondo a discapito dei popoli, mette secondo la mia concezione di equità, in discussione il terzo fattore di sviluppo e la reale applicazione della nostra conosciuta democrazia.

La politica, è stata incapace di creare equità sociale, in grado di premiare le grandi capacità personali e imprenditoriali, ponendo  però ad esse, un limite di arricchimento.

Tra lo sviluppo della concezione marxista e quella liberista, le nazioni non sono state capaci di concepire quella che alcuni filosofi hanno definito la terza via, che chiamerei “Il Capitale Limitato”.

Possiamo fare molte proposte su quello che dovrebbe essere, il limite ideale di arricchimento personale. La sua percezione potrebbe variare sulla base dello stato sociale individuale, ma in una società economica globalizzata, tale limite potrebbe trovare un riscontro  oggettivo, in relazione al rapporto tra; concezione liberista, soddisfazione personale, patrimonio accumulabile, contenimento del potere economico, equità sociale.

Può trovare una larga condivisione, se pur raggiungibile da pochi, definire la somma di cento milioni di euro, il Capitale Limitato ottimale, accumulabile da una persona.

La determinazione del quantum ha due finalità; riconoscere i meriti di un certo sviluppo economico liberista, tale da garantire a più fortunati, per sè, per i propri figli e per i propri nipoti un ragguardevole e soddisfacente benessere economico. Nel contempo, creare una regola che non consenta ad una persona fisica di avere interessi economici così elevati, capaci di influenzare l’economia e le scelto degli stati stessi.

Non possiamo nascondere il desiderio di ricchezza intrinseco nell’essere umano, o condannarlo quanto tale, lo stesso,  può essere costruito su qualità positive quali; la capacità, l’onesta e la solidarietà.

Il mondo però, non dovrebbe avere persone con un  potere economico personale incontrollato, tali da  essere considerati degli imperatori economici, anche quando, queste persone, esercitano il loro potere con qualità positive per la nostra società. L’applicazione di tali poteri, sono troppo soggettivi e nella realtà diventano poco garanti di comportamenti riguardanti scelte economiche che tengano in considerazione prevalentemente l’interesse collettivo.

Questo sviluppo frenetico del capitalismo, ha prodotto un effetto calamita, attribuendo a poche persone nel mondo, la capacità di attirare verso di se, un numero sempre crescente di capitali. Tale effetto, ha spesso determinato l’incremento  esponenziale delle loro capacità economiche, a discapito di scelte, che in molti casi aiutate dal potere legiferativo o da strumenti molto discutibili,  hanno inciso sulla finanza pubblica contro gli interessi degli stessi  cittadini.

Un tempo, i re e le regine, avevano enormi poteri sui propri sudditi e sulle proprie terre, ma, l’esercizio anche discutibile del loro ruolo, era però animato da  comportamenti d’onore verso la propria nazione. Oggi, gli imperatori economici, non hanno nazione,  i  loro sudditi sono tutti i cittadini consumatori, mentre le loro terre, trovano un virtuale confine, dove termina il loro interesse economico.

Sono pienamente consapevole che allo stato dell’arte, diventa molto difficile attuare la concezione del “Capitale Limitato”, ma i cittadini del mondo, devono riflettere sulla necessità di invertire la rotta verso una politica più vicina alle reali esigenze del bene comune.

Il nostro amato  mondo, ha bisogno di un nuovo modo di concepire la vita politica, basata su nuove regole, semplici, chiare, trasparenti, dettate dal buon senso e vicine al bene comune. I cittadini, da spettatori, devono diventare attori della vita politica, imprestandosi ad essa in relazione alle proprie capacità e competenze.

Solo così, si riuscirà a determinare regole che  limitino il flusso calamitico del potere economico, ormai in corso da troppi anni, condizionando stati e cittadini  divenuti burattini di pochi influenti burattinai.

Riflessioni sul concetto di buon senso

Ritengo importante fare alcune riflessioni conclusive sul concetto di buon senso, più volte evidenziato nei principi della riforma, perché la sperata evoluzione di cambiamenti radicali nella politica e nei comportamenti personali, possono solo derivare dalla condivisione di principi comuni, riconoscendo il concetto di buon senso come il modo comunemente condiviso di comportarsi, dal quale  risultato, può derivare l’applicazione di un altrettanto comportamento condiviso dalla maggioranza dei cittadini, indipendentemente da una situazione di interesse personale.

Il nostro amato mondo è ormai iniziato molti secoli fa, pertanto i nostri comportamenti dettati spesso da interessi personali, economici, politici, religiosi, hanno viziato e influenzato i modi e i criteri di applicazione del buon senso, portando spesso i cittadini a domandarsi il perché di certi comportamenti e ancor più il perché di certe soluzione a seguito di taluni comportamenti.

Vi potrà sembrare paradossale riflettere su questi argomenti, ritengo invece che sia fondamentale evidenziare, prima a carattere generale e poi eventualmente in modo più specifico cosa intendo per “concetto di buon senso”.

La mia speranza è che le miei idee siano le vostre, affinché possano diventare le nostre e di tutte quelle persone che consapevoli dei loro errori o dei loro difetti, vogliano maturare l’esigenza di una visione del bene comune basata su questo elementare concetto “il buon senso”.

Il nostro vivere quotidiano è regolamentato da tantissime fattispecie che a loro volta normano i nostri comportamenti, non dobbiamo fare l’errore di criticare in modo astratto quello che riteniamo sia inadeguato, ingiusto, insufficiente a dare le necessarie risposte che i cittadini si attendono.

Dobbiamo invece proporre pacificamente e democraticamente nuove soluzioni, partendo dal semplice criterio del “buon senso”.

Vi propongo alcuni concetti generali che hanno ispirato le proposte di riforma, sono tutti importanti, nessuno e primario all’altro, alcuni sono principi basilari, spesso possono essere complementari o la conseguenza di un comportamento, di sicuro, molti di voi potranno avere altri importanti e fondamentali concetti che se esternati potranno essere integrati ai seguenti:

1) Partiamo da un concetto base, Lo stato, composto da tutti gli uomini e le donne che detengono il potere esecutivo e legislativo, nonché  un incarico politico, deve dimostrare la propria capacità, moralità, correttezza e onestà prima di poterla equamente pretendere dai propri cittadini.

2) I cittadini sono sovrani, con il voto, hanno il potere di decidere chi legittimare a legiferare le norme del nostro vivere quotidiano.

3) Il cittadino che si dedica alla politica, deve essere trasparente e chiaro durante la  campagna elettorale, dichiarando quali sono le scelte che intenderà esercitare  durante tutto il suo mandato.

4) Il politico o colui che esercita una funzione pubblica in contrasto con il volere della maggioranza dei cittadini e pertanto delle norme che disciplinano il nostro ordinamento, deve poter essere sollevato dal proprio incarico.

5) Tutte le persone, indipendentemente dal proprio status e ruolo,  sono responsabili delle azioni  che compiono, devono poter beneficiare delle proprie capacità ma  rispondere dei propri errori.

6) Lo Stato, deve adottare misure che garantiscano ai cittadini onesti e volenterosi il diritto al lavoro in relazione alle proprie capacità e attitudini, con un adeguato corrispettivo economico.

7) Lo Stato, deve adottare misure che favoriscano lo sviluppo dell’economia del proprio paese, garantendo a tutte le persone fisiche o giuridiche, misure economiche e fiscali eque e competitive con adempimenti burocratici semplici e veloci.

8) Le norme che regolamentano principi di carattere generale fondamentali, come il divieto di uccidere e di rubare, devono essere in grado di tutelare l’aggredito dall’aggressore anche quando quest’ultimo soccombe nella sua azione.

9) Lo Stato deve garantire una adeguata assistenza sanitaria a tutti i cittadini. Ogni strumento che favorisca la tutela della vita umana, deve essere tempestivamente attuato.

10) Lo Stato deve garantire una adeguata istruzione ai propri cittadini, riconoscendo e favorendo lo sviluppo delle attitudini di ognuno.

11) Lo Stato deve adottare misure finalizzate ad aiutare lo sviluppo delle attività sportive.

11) Lo Stato deve tutelare i portatori di handicap e le proprie famiglie, nonché tutti quei cittadini che rientrano in  patologie restrittive o limitative delle proprie capacità. Ogni abuso deve essere punito severamente.

12) Lo Stato deve garantire sistemi pensionistici equi che tutelino  tutti i cittadini, gli stessi, devono percepire  una dignitosa pensione, proporzionata ai contributi versati e i corrispettivi devono essere riconosciuti in misura non eccessivamente sproporzionata.

13) La persona e la proprietà privata devono essere tutelate e garantite, è diritto di ognuno, difendersi  da una aggressione o dalla violazione della propria proprietà.

14) Le donne devono essere tutelate e difese.

15) Ogni cittadino ha libertà di parola e di opinione, ma la stessa, deve essere esercitata pacificamente e democraticamente nel rispetto della libertà e opinione altrui.

16) I processi devono essere svolti in tempi ragionevoli, entro e non oltre un anno dal fatto accaduto, sia esso di natura civile che penale.

17) Il controllo del rispetto delle norme che disciplinano il nostro vivere quotidiano è esercitato dalle forze istituzionali competenti per materia. Ogni cittadino sotto la propria responsabilità, può richiedere l’intervento delle forze istituzionali preposte in caso di evidenti violazione di norme.  Ogni cittadino può intervenire quando la violazione della norma possa produrre un danno fisico alla persona coinvolta.

18) Le forze istituzionali preposte alla lotta contro la criminalità, possono indagare senza autorizzazione ma nel rispetto di nuove norme da definire.

19) Lo Stato è laico è riconosce libertà di culto a tutte le religioni che professano la pace, il perdono e l’amore verso il prossimo.

20) Lo Stato Italiano nella sua laicità difende e tutela tutte le tradizioni del popolo italiano, comprese quelle religiose di appartenenza Cattolica, Cristiana ed Ebraica.

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75 commenti
  1. maria carla giacobone ha detto:

    non condivido la tua proposta: la tua riforma creerebbe la situazione ideale per l’assalto delle multinazionali al nostro “bel paese”, cittadini incapaci di pensare con la propria testa ( vedi riforma scolastica ), frammentazione della attività democratica che renderebbe molto più semplice alle suddette aziende “convincere ” i poteri locali a favorire i loro interessi …ecc
    grazie comunque per il tuo appassionato interesse per il nostro paese

    • Gentilissima Maria, ti ringrazio per la lettura e mi dispiace delle tua interpretazione, poiché io non sono a favore delle multi nazionali e ho lasciato molta più possibilità di ragionare con la propria testa a tutte le persone che lo desiderano rispetto a quanto oggi crediamo che ci venga concesso.. Mi permetto inoltre di evidenziarti che le multi nazionali si sono sviluppate negli attuali sistemi di governo, cosiddetti democratici.
      Ti ringrazio comunque per il tempo che mi hai dedicato e per il tuo sincero parere.
      Un saluto Massimo

  2. luca ha detto:

    Buonasera Massimo,era un po di tempo che volevo approfondire le tue teorie,mi sembrano basate su un fondamentale molto forte che si chiama “educazione civica”,apprezzo molto , anche se gia’ pubblicato apporti modifiche in funzione delle esperienze che quest’avventura ti sta portando,sono d’accordo su quasi tutto il contenuto, ma lo farei ancora piu’ semplice,anche perchè chi vuole fare un’ esperienza politica si deve donare alla politica e non il pensiero distorto che oggi anno tutti quelli che si candidano a qualsiasi carica pubblica….! Spero di poter divulgare a conoscenti, amici ,colleghi ,parenti ,ecc l’entusiasmo che sei riuscito a trasmettere nei tuoi scritti e fare capire una volta per tutte che qui c’è gente che vuole fare impresa, creare posti di lavoro, pagare le tasse in ITALIA. perchè noi siamo ITALIANI ed è qui che vogliamo restare e crescere i nostri figli,grazie ache dell’opportunità per potermi sfogare, in bocca al lupo per tutti noi:::

    • Caro Luca, ti ringrazio per i tuoi graditi apprezzamenti, come hai potuto rilevare, ritengo sia importante apportare modifiche alla proposta in relazione a consigli o alle critiche costruttive ricevute. In questi mesi ho cercato di scrivere interpretando anche i tanti sentimenti riscontrati dalle persone con cui parlo.
      Spero vivamente che il nostro grande e bellissimo paese possa riprendersi, perché i nostri figli devono essere liberi di scegliere dove costruire il loro futuro, senza essere costretti ad allontanarsi dalla nostra amata ITALIA.
      Crepi il lupo….grazie un carissimo saluto Massimo

  3. Cosentino Giuseppe ha detto:

    Ciao Massimo,ammiro e condivido tutto ciò che stai facendo ;
    Di certo è la proposta migliore che io abbia mai sentito,sarà dura ma se ci sono ancora persone come te tutto questo non è impossibile !
    Ciao a presto

    • Ciao Giuseppe ti ringrazio per la tua condivisione, l’impresa è sicuramente molto difficile però nella vita dobbiamo cercare di provare a proporre alternative anche con cambiamenti radicali. Speriamo che la storia possa insegnare ai nostri nipoti che la politica si è accorta della necessità di un radicale cambiamento e lo ha intrapreso……!!!
      Un saluto Massimo

    • Gentilissimo Giuseppe, la ringrazio per il suo graditissimo apprezzamento io sono della zona di Torino, le invierò alla sua email personale il mio recapito telefonico sarà un piacere sentirla e chissà magari un giorno conoscerla.
      Grazie e un caro saluto
      Massimo

  4. Franco Defilippi ha detto:

    Le faccio i miei complimenti per le osservazioni pienamente condivise,le auguro di poterle
    presto attuare anche perche è l’unico modo per sollevare il paese da questa crisi.Si ricordi ha la massima collaborazione da parte mia e non solo,le sarei grato se mi tenesse informato per il futuro.

    • Gentilissimo Franco,
      grazie per i graditi complimenti, oggi i tempi sono sempre più maturi per cercare di attuare dei cambiamenti radicali del modo di far politica, affinché il nostro bellissimo paese possa riprendersi e dimostrare le grandi capacità di noi italiani.
      La terrò aggiornata, auspicando che la mia proposta con l’aiuto di chi la vorrà condividere o anche integrare potrà vedere una più ampia condivisione dai cittadini.
      Grazie un caro saluto
      Massimo

  5. antonello solinas ha detto:

    buongiorno ho letto attentamente la sua proposta è l’ho trovata interessante,intanto l’abolizione dei partiti politici è un passaggio fondamentale se davvero si vuole riformare ,trovo interessante la riforma elettorale sia a livello locale sia a livello nazionale,in particolare il Presidente della Repubblica eletto deve rassegnare le dimissioni da Presidente della Regione,bene la politica di sviluppo,le proposte di equità sociale e il rilancio del turismo,le auguro che la proposta articolata e appassionata venga analizzata da chi è preposto a controllare il sistema su cui poggia il nostro paese,in bocca al lupo !!! Antonello Solinas

    • Grazie Antonello per il tempo che mi ha dedicato alla lettura della proposta in oggetto, sono contento della condivisione di molti punti, ringrazio per l’augurio al quale rispondo come consuetudine “crepi il lupo”. La proposta deve però trovare maggiore condivisione tra le persone comuni, perché il vantaggio di un auspicabile cambiamento è un bene comune.
      Grazie un caro saluto
      Massimo

  6. saverio lo mauro ha detto:

    Condivido totalmente i pensieri e le idee di massimo del vago, il quale conosco personalmente. Mi dà una certa serenità pensare che ci siano persone che non si arrendono e che sperano che questo paese possa tornare ad essere il paese che tutto il mondo invidiava. Un caro saluto. Saverio

    • Ciao Saverio,
      ti ringrazio per la tua condivisione e per gli apprezzamenti che mi hai gentilmente manifestato, dobbiamo provare ad impegnarci per risollevare il nostro amato paese che è uno dei più belli al mondo. Riconosciamo i nostri sbagli e con rispetto del passato, costruiamo un futuro in Italia per i nostri figli.
      Grazie e un caro saluto
      Massimo

    • Roberto ha detto:

      Condivido,ma questo purtroppo e’ il paese del,pesce grande mangia il piccolo buona fortuna e’ ricorda in Italia non ce’ mai stata democrazia dal giorno della costituzione,un caro saluto Roberto

      • Grazie Roberto per la tua condivisione, hai ragione e io sono anche consapevole di essere un pesce piccolo, spero però di non essere mangiato ma di poter contribuire a costruire una visione differente del modo di far politica.
        Grazie e un altrettanto caro saluto a te
        Massimo

  7. laura melis ha detto:

    sarei molto onorata di poter dialogare con lei di questa proposta. la politica, se fatta con senso civico e passione, è l’espressione più alta della vita sociale. credo sia tempo che questa mia affermazione torni a riempire i contenuti della politica.
    laura.

    • Gentilissima Laura, la ringrazio per aver letto la proposta, sarò altrettanto onorato di poter dialogare con lei, condivido le sue affermazioni, le invierò alla sua email il mio numero.
      Grazie un cordiale saluto
      Massimo

  8. Davide Calafrò ha detto:

    Caro Massimo

    Ho letto la tua Riforma l’ho trovata semplice e diretta e sono sicuro che se trovasse attuazione sarebbe efficace, spero e mi auguro che oltre a noi altre persone di buon senso possano non solo condividerla ma adoperarsi per la sua attuazione. Il nostro paese avrebbe davvero bisogno di un radicale, pacifico, cambiamento per garantire a noi una serena vecchiaia ma soprattutto un luminoso futuro ai nostri figli e nipoti; il cambiamento di mentalità e comportamento peró dovrebbe anche partire da noi singoli cittadini, perchè, anche se spesso lo dimentichiamo, il Paese siamo noi.

    Con stima e amicizia

    Davide

    • Caro Davide,
      Ti ringrazio per la tua condivisione, hai perfettamente ragione ad evidenziare che il paese siamo noi, infatti penso che nessuna riforma può modificare realmente un paese se i cittadini, non riconoscono i propri pregi e difetti e su di essi maturino l’esigenza di un cambiamento.
      Con altrettanta amicizia e stima
      Massimo

  9. Massimo V ha detto:

    Ciao Massimo,condivido in pieno la tua proposta

    • Ciao a Te ti ringrazio per averla letta e per la tua condivisione.
      Massimo

  10. antonio ha detto:

    Finalmente qualcuno che invece di fare commenti sterili, propone contenuti fattibili e sensati.
    Questa è la politica che si meritano gli onesti cittadini Italiani.
    Un grande augurio, che il tuo programma si realizzi presto per tutto il popolo Italiano.
    Grazie Antonio.

    • Ciao Antonio ti ringrazio per l’apprezzamento ho cercato di fare delle proposte che prevedono sicuramente dei cambiamenti radicali ma percorribili.
      La differenza possiamo farla noi cittadini se riconosciamo i nostri pregi e i nostri difetti e su di essi maturiamo l’esigenza di un cambiamento.
      Un saluto
      Massimo

  11. Gian Paolo ha detto:

    E quando lo Stato – o qualsiasi amministrazione pubblica – chiede due volte la stessa somma, magari già pagata, deve pagare danni. Mi è capitato di recente: un ticket sanitario già pagato tre anni fa. Fortunatamente ho tenuto la ricevuta, cosa che poteva anche non succedere. Ma intanto, ho dovuto perdere un’intera mattinata a Equitalia per non “ripagare” 87,90 euro che secondo loro erano diventati 108 e fischia. Ma chi mi ripaga mezza giornata di lavoro perso? La fata turchina? I problemi concreti, quotidiani, sono tantissimi, le cose non vanno mai lisce. Ma almeno se ci fosse un sistema di sanzione per chi ha potere e sbaglia (penso anche ai magistrati) certi errori non verrebbero fatti con tanta leggerezza. Grazie per l’attenzione

    • Gentile Gian Paolo,
      ti ringrazio per il tuo commento, hai centrato uno dei tanti problemi che si dovrebbero disciplinare in modo più chiaro la “responsabilità”, infatti questa proposta di riforma prevede anche la necessità di introdurre criteri di responsabilità per chi esercita una funzione politica e pubblica.
      Grazie a te un saluto
      Massimo

  12. ßiposoßterno ha detto:

    Cittadini di italia tutti. Pensate che in italia c’è qualche cosa che non va bene? Se pensate che in italia va tutto bene, continuate pure a vivere in questo modo, che va bene . Se invece pensate che in italia c’è qualche cosa che non va bene, e per ammesso che questa situazione non vi faccia comodo, alle prossime votazioni politiche, per una nuova democrazia e per il massimo benessere di tutti i cittadini italiani,potete votare per il governo di Italia :RiposoEterno. Candidato indipendente.

    • Buon Giorno,
      avrei preferito un commento sui contenuti della riforma siano essi positivi che negativi, la tua risposta mi sembra più una propaganda.
      Un saluto Massimo

      • ßiposoßterno ha detto:

        Gent.mo siig. Massimo, Lei è troppo intelligente per non capire che questo tipo di democrazia così come ognuno la interpreta a suo uso e costume, non funziona in modo da potere dare dare benessere a tutti i cittadini italiani. Quindi una evoluzione da lei proposta, secondo un mio parere farebbe la stessa fine. Mentre la mia propaganda come la chiama lei, non è altro, che un’altra proposta ai cittadini, e di fargli venire a conoscenza dell’esistenza di qualcuno che è in grado di potere fare esercitare in modo concreto il potere al popolo, e di questo, trarre il massimo beneficio per tutti i . Ma come lei può ben capire, che in effetti, il popolo italiano è tutto dotato di furbizia sopraffina, e a la maggioranza dei votanti gli fa comodo rimanere in questo status quo. Sig. Massimo, cosa vuole che le dica? Utilizziamo il nostro tempo libero a fare proposte inutili. Un cordiale saluto P. V. Alias RiposoEterno

      • Gent.mo sig. P.V. Alias,
        la ringrazio per il suo commento, non volevo essere sgarbato con l’utilizzo del termine propaganda, verificherò la sua proposta on line. Ho scritto e ne sono convinto che per provare a cambiare un popolo bisogna conoscere tutte le sue peculiarità, evidenziando che non ci sarà proposta utile se i cittadini non riconoscono i propri pregi e i propri difetti e su di essi maturino l’esigenza di un comportamento diverso finalizzato alla costruzione di azioni più vicine all’interesse collettivo, rispetto a quello personale che comunque sarà sempre intrinseco in ognuno di noi.
        Come avrà potuto leggere nella proposta che ho scritto di rilevante importanza è la sburocratizzazione del sistema partitico e l’inserimento di responsabilità dell’operato dei politici e funzionari pubblici. Con questo però sono consapevole che non si eliminano furbizia e altre qualità negative, ma si creano gli strumenti per cercare di sanzionarli.
        Grazie ancora per il suo commento un saluto.
        Massimo

  13. Luigi Sarlo ha detto:

    Ciao massimo,
    ritengo che la tua proposta sia estremamente vincente. Risolverebbe i problemi legati alla corruzione della classe politica, e la snellirebbe, a favore di un notevole risparmio per la spesa pubblica.
    Come già avevo avuto modo di dirTi, l’unico vero problema è l’attuazione. Anche se ci fosse un solo politico (tu per esempio!) o un piccolo gruppo spinto non dagli interessi personali, ma dalla volontà di operare per il Paese, disposto ad attuare una tale riforma, sarebbe subito soffocato dalla maggioranza, indipendentemente dalla fazione destra, sinistra o centro.
    Spero di sbagliarmi, spero che davvero tu riesca a portare avanti la Tua splendida idea. Hai il mio più pieno appoggio e la mia stima più profonda.
    Con affetto, Luigi Sarlo.

    • Ciao Luigi,
      ti ringrazio per la tua condivisione che apprezzo molto volentieri. Mi rendo conto che cambiare le cose è molto difficile anche perché le persone sono ormai sfiduciate e non credono più che questa stessa politica voglia realmente invertire la rotta e proporre nuove soluzioni. Alcune persone ci stanno provando e gli auguro di riuscirci, poiché, indipendentemente dalle mie proposte spero in un reale rinnovamento dei politici e del modo di far politica per il bene della nostra amata nazione.
      Ricambio la stima con un affettuoso saluto
      Massimo

  14. Stefano ha detto:

    Purtroppo la democrazia prevede il voto popolare. E quindi l’elezione di rappresentanti del popolo. Che si identificano e uniscono in partiti. Succede così ovunque ci sia democrazia, l’alternativa è la dittatura e queste proposte calate dall’alto, per quanto di buonsenso, non rappresentano il contemperare gli interessi contrapposti che l’amministrazione di uno Stato non può evitare. Archivierei queste cose al capitolo ‘utopia’. Mi spiace

    • Gentile Stefano,
      Ti ringrazio per la lettura della proposta, che prevede in effetti votazioni democratiche di rappresentanti scelti dal popolo a garanzia della democrazia, poiché la dittatura è tutt’altra cosa. Il fatto che nel mondo fino ad oggi la gente debba identificarsi in partiti è cosa risaputa e proprio in questo diverso modo di voler rappresentare la democrazia consiste la proposta che tu hai gentilmente letto ma che non condividi.
      Grazie comunque un saluto
      Massimo

  15. Falini Enrico ha detto:

    Un commento da chi ti conosce da tanto tempo come me sarebbe senza dubbio di parte! Proveró, invece, a fingere di aver per caso letto la proposta fatta da un cittadino qualsiasi. È senz’altro ammirevole il senso civico e l’ impegno professato al fine di raggiungere una meta così ardua. Devo ancora riflettere sulle singole proposte di riforma dei vari organi governativi, a prima vista non ritengo che esse siano di facile attuazione senza incorrere in altre problematiche! L’augurio di noi tutti è quello che la tua proposta possa raggiungere la meta prefissa! Magari con qualche modifica, ma senza stravolgimenti della stessa! Ti prometto che torneró a monitorare l’evoluzione del tuo lavoro….. E perchè no, magari a darti più compiutamente la mia opinione!

    • Ciao Enrico, ti ringrazio per il tuo commento che condivido poiché non ho la presunzione di aver scritto una proposta inderogabile. Anzi mi piacerebbe ricevere suggerimenti da poter integrare.
      Mentre ti scrivo, penso alle tante ricerche fatte insieme con gli amici e colleghi del nostro nucleo e con i nostri cari e insostituibili cani, compagni che ci hanno regalato tante emozioni.
      Basta non aggiungo altro perché mia moglie mi ha già visto con alcune lacrimuccie al volto e mi ha chiesto perché mi sono commosso.
      Ti saluto con affetto a presto
      Massimo

  16. Luigi Garau ha detto:

    Trovo molto interessante che un cittadino profonda tanto impegno e tanto lavoro per tentare di offrire qualche risposta civile e sociale in un momento così delicato per il nostro Paese. Naturalmente nessuno di noi ha la bacchetta magica e può fornire la ricetta di un pasto che accontenti tutti i gusti. Ma se tutti gli italiani avessero una coscienza civica di questo genere e, con serietà ed impegno, operassero per migliorare l’Italia in questo e in altri modi, potremmo finalmente diventare una Nazione seria, rispettata e amata totalmente dai propri abitanti. Complimenti,
    Luigi

    • Gentile Luigi, ti ringrazio per aver letto la mia proposta e per il tuo graditissimo apprezzamento. Condivido assolutamente che accontentare tutti i gusti è difficile o quasi impossibile, ma dobbiamo provare tutti insieme con democrazia, civiltà e serietà a unire le nostre capacità per proporre nuove regole che riescano a migliorare il nostro amato paese.
      Grazie Massimo

  17. domenico ha detto:

    condivido pressochè tutto quanto
    in particolar modo l’analisi della pietosa situazione nella quale ci troviamo ora.
    Tra le richieste dei cittadini da soddisfare metterei una giustizia efficiente, il più possibile rapida e indifferibile. Ora come ora in questo paese arrestano e condannano solo i ladri di polli, le galere sono sovraffollate di persone in attesa di giudizio, e chi ha i soldi per pagarsi un avvocato decente può fare ciò che vuole confidando nella santa prescrizione. Il concetto di giustizia dovrebbe essere “se rubi vai al gabbio e se fai male ad altri al gabbio ci resti per un bel po’!”. Solo così i cittadini potrebbero tornare a fidarsi delle istituzioni e collaborare tutti alla crescita del paese.
    Poi da maestro sono incuriosito dalla riforma scolastica…la scuola e gli insegnanti avrebbero moltissime cose da trasmettere agli alunni, ma diventa pressochè impossibile con gli attuali orari (ridicolmente poveri) i mezzi tecnologici (inesistenti) e gli aggiornamenti (spesso assurdi) proposti ai docenti dalla scuola stessa. Così ci si riduce al “saper leggere e scrivere” (neppure tanto bene perchè tanto per scrivere ci sono i computer e per leggere un sms non servono lauree), qualche nozione di scienze e via….Ricordo che uno dei primi atti del neonato stato italiano è stato rendere obbligatoria la frequenza scolastica……e che negli ultimi 20 anni i vari governi succedutisi non hanno perso occasione per devastare la scuola italiana…un motivo in entrambi i casi ci sarà stato..no?

    • Caro Domenico, ti ringrazio per la tua condivisione e apprezzo i tuoi commenti e suggerimenti relativi alla giustizia e alla riforma scolastica questioni entrambi fondamentali per dar fiducia ai cittadini e un futuro ai nostri figli.E’ importante che persone come te e noi tutti, cerchiamo pacificamente e democraticamente di cambiare questo sistema di far politica, solo così possiamo invertire la rotta verso una visione del bene comune più vicina alle esigenze dei cittadini e al buon senso. Ciao e grazie Massimo

  18. luisa laganaro ha detto:

    Mi trovo un pochino in diifficolta’ nell’esprimere il mio pensiero da “politicamente ignorante” ma ci provero’. A me non piace la politica, ma devo dire che, da quel che ho letto, ho percepito una grande volonta’ nell’intento di cambiare cio’ che e’ radicato oramai da troppo tempo nel nostro paese in modo non proprio trasparente e sincero. (ognuno pensa ad arricchire le proprie tasche). La vedo dura carissimo Massimo, ma sono sicura che con la volonta’, l’impegno, la sua sincerita’ e con l’appoggio di tutte le persone semplici come noi che la conosciamo e la stimiamo, sicuramente qualcuno comincera’ a pensare …..e a prendere seriamente in considerazione il suo non indifferente lavoro. Me lo auguro. Sono dalla sua parte!!.. Sig.ra Luisa

    • Carissima Luisa,
      la ringrazio per aver letto la proposta di riforma, orientata a cercare di sviluppare un modo diverso di concepire la politica comprensibile a tutti con semplicità e buon senso.
      Ogni radicale cambiamento è duro da concepire, ma dobbiamo provarci in modo pacifico e democratico.
      Grazie ancora per la sua disponibilità
      Un affettuoso saluto
      Massimo

  19. Alexandro ha detto:

    Carissimo Massimo, ho letto la riforma che ha scritto e devo dire che se mai si riuscisse a fare in modo di poterla portare avanti potremmo far vedere al mondo intero, che la nostra bella Italia non è solo formata da persone che rubano gli stipendi come i nostri cari Parlamentari(se cosi li possiamo chiamare per non essere scurrili) ma da persone che danno l’anima giorno dopo giorno per far si che questo paese possa risorgere e quindi ritornare ad essere una vera e propria potenza!!
    Per quello che posso spero di poterle dare una mano a diffondere la riforma e far si di nn farla arenare con affetto e stima i più sinceri Complimenti. Alexandro

    • Carissimo Alexandro, grazie per la sua condivisione, in questi momenti difficili, dobbiamo riconoscere le peculiarità del nostro amato popolo e cercare i punti che ci uniscono. Solo tutti insieme, mettendo da parte gli errori e le divisioni del passato potremo con sacrificio costruire una società più vicina alle esigenze del bene comune.
      Un saluto con altrettanta stima Massimo

  20. Orazio Allegra ha detto:

    Caro Massimo,come immaginavo…la tua proposta,da me letta ed appreazzata in tutta la sua semplicità strutturale,appare talmente limpida e trasparente che a leggerla sembra quasi irreale. Essa rispecchia in sè i valori di un’ITALIA nuova e “Pulita”. Ti dico.. la proposta suscita in me, così a freddo due emozioni…malinconia e rabbia.La malinconia dettata semplicemente dal fatto che non riesco a capire il motivo per cui le persone corrette e “Pulite” come te che hanno voglia, valori e senso del dovere, debbano trovare poco spazio all’interno della nostra società per mettere in mostra le proprie idee lanciate all’insegna del dovere morale e del collettivo. La rabbia invece scaturisce dal fatto che le tue idee talmemte chiare e semplici evidenziano, in tutta la loro tenebrosità, i labirinti intrinsechi dell’attuale politica e politici del nostro paese, pieni di segreti e di collusioni che trovano sempre più, consensi nella parte più marcia del nostro paese e non negli onesti cittadini che animano la maggior parte del nostro amato paese. Adesso, la mia idea di politica, seppur elementare e denutrita trae le sue basi dalla gioventù..si caro Massimo proprio dai giovani…che, seppur inesperienti sono “ignari” e quinid non impregnati della cattiveria politica, della morbosità di potere dell’ultimo trentennio marcio che ci ha portato allo stato attuale e pertanto sapendo che lo scarto generazionale fino ad oggi ha sempre fatto bene al paese largo ad un gruppo di giovani guidati da menti “pulite” come la tua…che questo sogno diventi REALTA’!!!!

    • Caro Orazio,ho appena letto il tuo apprezzatissimo commento e ti ringrazio di cuore perché, mi aiuti a superare le mie preoccupazioni per il fatto che domani ho voluto provare a proporre su un giornale “la Stampa” la seguente proposta. Condivido perfettamente tutte le tue osservazioni e in modo particolare quella riferita ai giovani. Ritengo di aver scritto con semplicità e buon senso cose anche rivedibili e discutibili ma che molti di noi italiani pensiamo. Spero che tutti insieme, con questa o altre proposte possiamo costruire un futuro migliore per i nostri ragazzi.
      Grazie ancora Massimo

  21. Stefano ha detto:

    Caro Massimo . Ancora una volta hai rispettato le aspettative . Ormai sono 30 anni che Ti conosco e ogni volta riesci a perseguire con dedizione e senso del dovere le iniziative alla quale hai dedicato il Tuo tempo . Sono il testimone sincero , che Tu in prima persona hai sempre agito con lealta’ e profondo senso civico . Non ti nascondo che dopo aver letto la Tua proposta , ho provato quasi un senso di vergogna nel pensare che anche io ,come molti Italiani , mi sia quasi rassegnato a questo tipo di situazione . Oggi nuovi stimoli , insieme a persone del Tuo calibro, possono realmente fare la differenza. L’ impresa potra’ non essere facile , ma le cose facili a Te non sono mai piaciute . Per quello che posso ,se Tu lo vorrai , saro’ al Tuo fianco . Con stima , Stefano.

    • Ciao Stefano, grazie di cuore per le tue osservazioni, oggi, non è per noi che dobbiamo cercare di invertire la rotta della rassegnazione ma per i nostri figli. Sento ormai da tempo dire che dobbiamo lasciare il nostro paese se vogliamo un futuro migliore. Ma noi siamo il popolo più fantasioso del mondo, con grandi capacità. Nella consapevolezza degli sbagli che ci hanno contraddistinto, dobbiamo maturare la voglia di provare ad offrire un futuro migliore ai nostri giovani, più giusto e caratterizzato dal semplice buon senso.
      Chissà….grazie con altrettanta stima Massimo

  22. isabella ha detto:

    ciao massimo ho letto con grande ammirazione la tua proposta di riforma e la trovo entusiasmante poichè in un mondo fatto di persone che spesso si lamentano e manifestano la loro disapprovazione per un sistema che non funziona , tu riesci ad esprimere una riforma fatta di proposte concrete , sai essere molto specifico cosi da dare un reale e concreto programma di come se si vuole si possono cambiare le cose e sopratutto nell’interesse di tutti e per il bene comune. Anch’io come te amo tanto il nostro paese e le sue tante risorse. e credo fermamente che si possa uscire da questa crisi solo con la volontà di mettere in discussione le cose che non vanno e trovare il coraggio per cambiarle. Purtroppo una delle prerogative dell’animo umano e quello di fare fatica a distaccarsi da cio che conosciamo anche quando le cose non funzionano per proiettarsi verso un cambiamento. Ma ad un certo punto ,e non penso che siamo cosi lontani, diventa necessario e spero che la tua proposta accolga consensi perchè parte davvero da un uomo di grandi ideali e valori ,altruista e generoso che ama la pace e crede nelle istituzioni . con grande affetto isabella

    • Ciao Isabella, ti ringrazio di cuore per la tua condivisione, spero che questa mia pacifica, democratica e costruttiva proposta possa riscontrare interesse da parte dei cittadini e magari, anche della politica in generale.
      Con tanto affetto tuo fratello Massimo

  23. Agostino Tortoreti ha detto:

    Ciao Massimo, vedo che sei spinto sempre da quei sentimenti profondi di onestà sociale, con i quali ogni tanto ci porta a fare delle lunghe chiacchierate.

    La tua proposta è molto interessante, spero che il tutto venga preso in seria considerazione, spero che questi vecchi e sopratutto ladroni (politici), capiscano che il vento della nostra società stà cambiando.

    Credo che il primo punto da suggerire in modo forte, per migliorare le coscienze della nostra società è la riforma concreta della scuola (tutto parte da lì).

    Le nuove generazioni devono avere la sensibilità nel rispetto delle leggi, dell’ambiete e del prossimo.

    Comunque sempre ottimisti (Il vento Cambia, il tempo Trasforma).

    Ciao con affetto, Agostino Tortoreti.

    • Ciao Agostino, sono molto contento della tua condivisione e apprezzo le tue giuste osservazioni. E’ venuto il momento di essere parti attive e provare a proporre soluzioni diverse ma semplici, pacifiche e di buon senso.
      Ti saluto con affetto
      Massimo

  24. marco ha detto:

    ciao massimo ho letto con molto interesse la riforma è condivido tutto sei molto coraggioso e ti stimo tantissimo. sappi che qualsiasi cosa farai sono sempre presente. Complimenti.

    • Ciao Marco, grazie per la tua apprezzatissima condivisione, ricambio la stima e ti saluto affettuosamente.
      Massimo

  25. Giuseppe Parato ha detto:

    Ho letto,attentamente, la Tua iniziativa permeata di coraggio, onestà, umanità e competenza.
    Condivido e sono con Te.
    Ritengo arduo il cammino ma ciò ci è da stimolo.

    Caramente Giuseppe.

    • Grazie di cuore Giuseppe per la tua condivisione e i tuoi apprezzamenti che ricambio con altrettanto affetto e stima. Il cambiamento è sicuramente radicali ma ho voluto comunque provare a proporre una possibile visione diversa di fare politica.
      Un saluto Massimo

  26. giancarlo varesio ha detto:

    CARO MASSIMO , CHE DIRE… E’ TUTTO GIUSTO ,TRASPARENTE , COSTRUTTIVO. CONDIVIDO TUTTO, CI VORREBBE + VOLONTA’ AL CAMBIAMENTO DA PARTE DI TUTTI GLI ITALIANI. DOVRESTI DIVULGARE DI +TUTTI QUESTI PENSIERI SCRITTI E SENTITI CON UN CUORE ONESTO , CHE TI CARATTERIZZA DA QUANDO TI CONOSCO.
    GIANCARLO VARESIO

    • Grazie Giancarlo, condivido le tue osservazioni, ho cercato in modo trasparente e pacifico di proporre quello che ritengo si dovrebbe fare per provare ad invertire la rotta del nostro troppo consolidato sistema politico.
      Con stima un saluto
      Massimo

  27. Walter ha detto:

    Caro Massimo, letta la riforma mi sono reso conto che praticamente poco o nulla di ciò che ha scritto viene applicato ad ora dai nostri “governanti”, approvo ogni singola parola, sono pronto a dare come sempre tutta la collaborazione possibile affinché la riforma venga messa a conoscenza al maggior numero possibile di persone, spero che un giorno davvero si possa essere governati in maniera equa come descritto sopra.
    Complimenti.
    Walter.

    • Grazie Walter, sono contento che condivida quanto scritto, provare a proporre in modo pacifico e costruttivo costa solo tempo e un po di fatica, purtroppo di tempo ne ho poco, ma in quanto alla fatica lei sa bene che non mi spaventa nessun lavoro.
      Un saluto con stima
      Massimo

  28. monica ha detto:

    Buongiorno, Le porgo tanti complimenti per tutta questa bella proposta di Riforma. Proprio come Lei dice, in questo momento è la sfiducia a farla da padrona… ma bisogna sperare e credere nella possibilità di un vero cambiamento. Con immensa stima, Le auguro di ricevere il massimo appoggio in rete e non solo… Quanto proposto, rispecchia pienamente l’immagine di ” Giusto” che da sempre le fà da etichetta… Fiduciosa, Monica.

    • Cara Monica la ringrazio per i suoi apprezzamenti e per la condivisione delle proposte. Proviamo a diffondere un po di fiducia e speriamo in un cambiamento.
      Un saluto affettuoso e ricambio la stima
      Massimo

  29. perugino giuseppe ha detto:

    ciao Massimo spero che venga presa in considerazione, non venga messa da parte come
    ormai è abitudine da parte da chi di sprechi è maestro.

    • Ciao bebbe grazie, lo spero, mi piacerebbe contribuire a proporre una visione diversa della politica che potrà avere un riscontro per noi tutti solo se largamente condivisa.
      Un saluto Massimo

  30. Michele Scirpoli ha detto:

    Ciao Massimo, condivido perfettamente la Tua lodevole iniziativa e lo spirito che ne è alla base. E’ nell’orgogliosa rivendicazione di un concetto di politica pura e trasparente, fattivamente e costantemente orientata alla soddisfazione del cittadino, che l’idea può trovare applicazione, superando l’attuale ed imperante sentimento antipartitico. Sarò sempre pronto a contribuire agli sviluppi della Tua proposta, perfettamente conscio della nobiltà d’animo e dello spessore professionale che contraddistingue la Tua persona. Michele.

    • Ciao Michele ti ringrazio, ci conosciamo da anni è ti sei sempre dimostrato una persona molto disponibile che ha saputo dare plusvalenza al lavoro che quotidianamente svolgi con passione e professionalità.
      Io per primo, devo riconoscerti inoltre che le mie conoscenze informatiche sono merito della tua capacità e pazienza, come l’aiuto per la pubblicazione delle mie proposte di riforma sul presente blog.
      Lavoriamo tutti insieme e vediamo sé con il contributo di tutte quelle persone che vogliono provare a proporre qualcosa di semplice e costruttivo riusciamo a redigere qualcosa di veramente interessante.
      Grazie e un saluto Massimo

  31. Valter Viano ha detto:

    ciao Massimo condivido il tuo pensiero e sostengo la tua iniziativa. Ciao Valter Viano

    • Ciao Valter ti ringrazio per la tua condivisione speriamo che ci siano tante persone che possano credere nei cambiamenti pacifici ma radicali.
      Massimo

  32. Enzo Petratto ha detto:

    Ciao Massimo, ho letto con molto interesse la proposta di riforma che hai presentato, sono idee che come Tu sai condivido, e sai anche come la penso. Servirebbe però uno tsunami che disperdesse tutta questa classe politica, che sta occupando abusivamente il parlamento e che ha già fatto troppi guai. Purtroppo, la maggioranza di questi individui oltre ad essere disonesta è pure incapace e non ha vergogna. (guarda cosa hanno avuto il coraggio di votare oggi.)
    Comunque se decidi di continuare con questa iniziativa sai che avrai sempre il mio sostegno.
    Ciao Enzo.

    • Ciao Enzo grazie, abbiamo spesso parlato di politica in generale e conosciamo le nostre convinzioni che oggi purtroppo sembra che non abbiano più riscontri partitici. Però il mondo è fatto di persone e tutti noi possiamo fare la differenza..per gli sviluppi futuri chissà..
      Ciao Massimo

  33. maurizio trifiletti ha detto:

    Ciao Massimo, che dire! gran bel lavoro…….. servirà? Non lo so, ma so per certo che occorrerebbero molte persone come te che in qualche modo cercano di cambiare le cose. Hai il mio appoggio incondizionato.a presto!
    Maurizio Trifiletti

    • Ciao Maurizio, sono contento e ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti, sentivo la necessità in questo periodo di provare a proporre un modo diverso di governare la nostra amata nazione.
      Grazie un saluto Massimo

  34. gaetano restivo ha detto:

    Ciao Massimo ritengo che il lavoro da Te svolto merita un’elevata ammirazione in quanto,nasce dall’idea di una persona , le cui qualità personali e nobiltà d’animo sono indiscusse, qualità che oggi non sono facilmente riscontrabile nei nostri politici ( nazionali, regionali, provinciali e comunali ) ma anche in coloro che amministrano enti pubblici. Le proposte di riforma che Tu vorresti presentare, tendono a mettere in risalto alcuni importanti questioni: 1) cessazione del clientelismo al momento delle elezione ; 2 ) eliminazione dei partiti politici; 3) la trasparenza degli atti compiuti e la responsabilità ( civile ,penale e amministrativa) che ogni organo , sia monocratico sia collegiale, dovrebbero , senza ombra di dubbio, assumersi nel momento in cui vengono eletti o incaricati nella gestione di un potere politico o amministrativo. Sarà dura, ma qualora Tu decidessi di intraprendere questa difficile iniziativa, sarò il primo a sostenerti. Con stima Gaetano Restivo.

    • Ciao Gaetano, ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti e per le tue condivise osservazioni. Sentivo la necessità in questo malcontento generale di provare a proporre riforme diverse ma semplici. Tu da uomo di Diritto, giustamente mi fai osservare che sarà dura, ma noi, in modo pacifico e democratico nel rispetto del nostro ordinamento, con impegno proviamo a proporre….
      Con altrettanta stima Massimo

  35. alessandra ha detto:

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