Proposte di riforma del sistema sanitario e del servizio pubblico in generale

Proposte di riforma  del sistema sanitario e del servizio pubblico in generale

argomento pubblicato nella tarda sera dell’11/1/2013

Cari cittadini,

Potrebbe sembrare banale, iniziare questo importante argomento, evidenziando l’importanza del nostro sistema sanitario nazionale, il quale, permette a chiunque, indipendentemente dalla propria condizione sociale di usufruire di cure sanitarie che nulla hanno da invidiare a quelle dei paesi più sviluppati del mondo.

Occorre però, dopo questa chiara introduzione, fare una attenta analisi sulle peculiarità  degli effetti economici che il nostro S.S.N. ha nel suo complesso sulla nostra economia statale.

In passato, la mia concezione del servizio pubblico in generale era più orientata ad una riduzione delle competenze dei servizi offerti a fronte di una maggiore privatizzazione.

Oggi, la mia opinione è notevolmente cambiata e cercherò di esporre con rispetto, la mia visione della realtà dei problemi relativi al servizio pubblico e in particolare al S.S.N. che spesso si nascondono dietro giustificazioni che celano un velo di ipocrisia sulla realtà gestionale di tanti centri di costo dei servizi pubblici.

I costi del nostro S.S.N. nell’anno 2011 pubblicati in diverse relazioni, ammontano a circa 114 miliardi di euro, con un incremento  nell’ultimo decennio del 50% circa che se analizzato in considerazione a fattori inflattivi, risulterebbe essere del 17%. Eppure le comparazioni effettuate in diverse analisi hanno dimostrato che in termini relativi la spesa sanitaria complessiva nel nostro paese è in linea con quella degli altri paesi Europei, ai quali, comparando  alcuni importanti fattori, si evidenziano alcune peculiarità del nostro caro popolo italiano, tra le quali, il maggior numero di anziani, un dato che risulterebbe essere un fattore di maggiore spesa.

Personalmente non sono dispiaciuto che in Europa, insieme alla Germania, abbiamo il maggior numero di anziani, i nostri cari nonni sono una risorsa preziosissima da utilizzare in molte attività, ma questo  rimane comunque un dato di fatto oggettivo.

Inoltre, molte analisi hanno evidenziato grandi disparità di costi sanitari tra le nostre diverse regioni con una ulteriore diversità nella qualità del servizio.

Perché la politica di privatizzazione potrebbe essere una soluzione all’ottimizzazione della spesa pubblica ? Un privato, non deve forse guadagnare sui servizi offerti e pagarvi le tasse ?

L’incapacità di amministrare un qualsiasi servizio pubblico oggi garantito, non deve farci credere che  la sua conversione in servizio privato costerebbe meno o funzionerebbe meglio. Occorre invece, analizzare i costi dei vari servizi pubblici con una politica seria, composta da persone capaci e oneste. Allontanando l’alone di ipocrisia che spesso pervade i discorsi riguardanti la nostra pubblica amministrazione è diventato necessario, da una parte, disciplinare regole semplici che garantiscano il lavoro alle tante persone volenterose con l’introduzione di premi e incentivi, dall’altra, avere la capacità di allontanare anche con il licenziamento tutte quelle poche persone incapaci, assenteiste o addirittura infedeli ai propri doveri di onestà verso l’ amministrazione per cui lavorano.

ATTENZIONE, OCCORRE OGGI, la massima consapevolezza che l’incapacità di punire chi commette gravi sbagli è un sistema diseducativo a danno dello sviluppo economico di un paese e ulteriormente ingiusto verso i milioni di lavoratori onesti, volenterosi e capaci.

Ritornando all’analisi dei costi della spesa pubblica, mi duole riportarvi dati preoccupanti. Nel 2012 la spesa ha quasi raggiunto 800 miliardi di euro all’anno, eppure sembrerebbe che nel 1991 fosse di 372 miliardi. Attenzione però che le entrate nel 2011 non hanno raggiunto i 600 miliardi di euro e ad agosto del 2012 il debito pubblico era di 1973 miliardi di euro, sui quali paghiamo 88 miliardi di interessi all’anno.

Ho voluto riportare questi dati, perché è molto importante essere consapevoli del disastro economico che la politica degli ultimi 25 anni ci ha consegnato. Questo modus operandi,  convive  dal dopo guerra con un duplice sistema parallelo. Da una parte, il meritato benessere economico costruito da milioni di cittadini in relazione alle proprie possibilità e capacità, dall’altra, una politica che dopo alcuni anni di  valori morali a beneficio della collettività, ha iniziato a sperperare il denaro pubblico.

Nel mondo e non solo in italia si sono sviluppati forti poteri economici accentrati in mano a un numero sempre minore di persone, determinando una situazione da me definita di “imperatori economici”. Gli stessi, in molti casi e in svariati settori, hanno acquisito dalla spesa pubblica i corrispettivi necessari  al proprio arricchimento, divenendo così influenti da poter determinare la scelta di importanti spese pubbliche e condizionare l’economia di molti stati.

Ma cosa possiamo fare per invertire la rotta ? Dobbiamo cambiare alcune regole.

La Sanità come molti altri settori, avrebbe bisogno di maggiori possibilità economiche, oggi, impossibili da trovare nel suo complesso senza una analisi dei costi e una strutturata razionalizzazione delle spese.

Occorrono poche persone oneste,capaci e amovibili, che supportate da normative possano con trasparenza accentrare gli acquisti risparmiando sui costi.

Per la Sanità, come per altri settori pubblici, occorre disciplinare il principio dell’equo ricarico per tutte quelle aziende private che ricevono, sia in via ordinaria che straordinaria, grossi corrispettivi  di richieste d’acquisti o servizi da parte di una pubblica amministrazione.

La mia proposta, orienta il lavoro con le pubbliche amministrazioni in una concezione di ruolo sociale dell’imprenditore. Lo stesso, deve trovare una giusta soddisfazione economica, ricevendo inoltre pagamenti che non superino i 90 giorni, cercando però di eliminare tutte quelle situazioni, in cui si approfitta del pubblico denaro, facendo pagare corrispettivi esagerati rispetto al valore reale del costo di produzione o del servizio svolto.

Anche per il S.S.N., come per la scuola il Dirigente Generale e in questo caso anche i Primari, devono essere figure a termine con incarichi della durata di 5 anni, rinnovabili secondo il principio della votazione interna per la sola figura del Primario.

Chi dovrà decidere la figura del Primario? Gli infermieri e i medici che lavorano nel reparto interessato all’elezione. Gli stessi, conoscono le capacità umane e professionali delle persone e le nomine devono dipendere da un principio di autorevolezza. Il primario votato, compatibilmente ai requisiti professionali, potrà anche appartenere a una diversa struttura ospedaliera.

Il Presidente della Regione, attraverso l’assessore alla sanità con firma congiunta nominerà i Primari scelti secondo i risultati delle elezioni avvenute con procedure da definire nei Reparti interessati. Gli stessi, potranno essere rimossi dal  loro incarico, dal Presidente della Regione, congiuntamente all’assessore alla sanità su fondate motivazioni che comprovino l’inefficienza e l’inattitudine allo svolgimento del ruolo conferito.

Il Presidente della Regione, attraverso l’assessore alla sanità, nominerà con firma congiunta i Direttori Generali degli ospedali della Regione. Gli stessi Direttori potranno essere sfiduciati con motivate osservazioni dalla maggioranza dei Primari appartenenti all’ospedale in cui il Direttore svolge la sua attività. In tali casi, nessun compenso di indennizzo sarà dovuto e secondo la presente procedura, si dovrà procedere a una nuova nomina.

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