Il Capitale Limitato

Dopo l’ultima grande guerra, l’Europa, L’America, il Giappone e altri importanti paesi, hanno potuto godere di una forte crescita economica. La stessa, fu agevolata da diversi fattori, comuni o specifici  di ogni nazione. La necessità di ricostruire quanto distrutto e i benefici prodotti dal progresso, hanno determinato i principali cambiamenti, modificando radicalmente il modo di condurre la vita a beneficio di un benessere tangibile e apprezzato dalla collettività.

Così, le Nazioni interessate, ognuna in base alla proprie peculiari capacità, si sono sviluppate divenendo grandi potenze economiche.

E’ importante fare una riflessione, distinguendo i risultati ottenuti sulla base di tre  diversi fattori:

1) Il primo, determinato dalle capacità e dallo spirito di sacrifico profuso dai cittadini in relazione alle proprie predisposizioni.

2) Il secondo, dovuto alla fiorente crescita di nuove offerte,  sviluppate grazie alle nuove esigenze che la scienza e il progresso ci offriva.

3) Il terzo, dallo sviluppo democratico ed economico, orientato da strumenti politici, con  regole che hanno disciplinato il nostro vivere quotidiano.

Oggi, l’economia globalizzata, controllata da poche persone nel mondo a discapito dei popoli, mette secondo la mia concezione di equità, in discussione il terzo fattore di sviluppo e la reale applicazione della nostra conosciuta democrazia.

La politica, è stata incapace di creare equità sociale, in grado di premiare le grandi capacità personali e imprenditoriali, ponendo  però ad esse, un limite di arricchimento.

Tra lo sviluppo della concezione marxista e quella liberista, le nazioni non sono state capaci di concepire quella che alcuni filosofi hanno definito la terza via, che chiamerei “Il Capitale Limitato”.

Possiamo fare molte proposte su quello che dovrebbe essere, il limite ideale di arricchimento personale. La sua percezione potrebbe variare sulla base dello stato sociale individuale, ma in una società economica globalizzata, tale limite potrebbe trovare un riscontro  oggettivo, in relazione al rapporto tra; concezione liberista, soddisfazione personale, patrimonio accumulabile, contenimento del potere economico, equità sociale.

Può trovare una larga condivisione, se pur raggiungibile da pochi, definire la somma di cento milioni di euro, il Capitale Limitato ottimale, accumulabile da una persona.

La determinazione del quantum ha due finalità; riconoscere i meriti di un certo sviluppo economico liberista, tale da garantire a più fortunati, per sè, per i propri figli e per i propri nipoti un ragguardevole e soddisfacente benessere economico. Nel contempo, creare una regola che non consenta ad una persona fisica di avere interessi economici così elevati, capaci di influenzare l’economia e le scelto degli stati stessi.

Non possiamo nascondere il desiderio di ricchezza intrinseco nell’essere umano, o condannarlo quanto tale, lo stesso,  può essere costruito su qualità positive quali; la capacità, l’onesta e la solidarietà.

Il mondo però, non dovrebbe avere persone con un  potere economico personale incontrollato, tali da  essere considerati degli imperatori economici, anche quando, queste persone, esercitano il loro potere con qualità positive per la nostra società. L’applicazione di tali poteri, sono troppo soggettivi e nella realtà diventano poco garanti di comportamenti riguardanti scelte economiche che tengano in considerazione prevalentemente l’interesse collettivo.

Questo sviluppo frenetico del capitalismo, ha prodotto un effetto calamita, attribuendo a poche persone nel mondo, la capacità di attirare verso di se, un numero sempre crescente di capitali. Tale effetto, ha spesso determinato l’incremento  esponenziale delle loro capacità economiche, a discapito di scelte, che in molti casi aiutate dal potere legiferativo o da strumenti molto discutibili,  hanno inciso sulla finanza pubblica contro gli interessi degli stessi  cittadini.

Un tempo, i re e le regine, avevano enormi poteri sui propri sudditi e sulle proprie terre, ma, l’esercizio anche discutibile del loro ruolo, era però animato da  comportamenti d’onore verso la propria nazione. Oggi, gli imperatori economici, non hanno nazione,  i  loro sudditi sono tutti i cittadini consumatori, mentre le loro terre, trovano un virtuale confine, dove termina il loro interesse economico.

Sono pienamente consapevole che allo stato dell’arte, diventa molto difficile attuare la concezione del “Capitale Limitato”, ma i cittadini del mondo, devono riflettere sulla necessità di invertire la rotta verso una politica più vicina alle reali esigenze del bene comune.

Il nostro amato  mondo, ha bisogno di un nuovo modo di concepire la vita politica, basata su nuove regole, semplici, chiare, trasparenti, dettate dal buon senso e vicine al bene comune. I cittadini, da spettatori, devono diventare attori della vita politica, imprestandosi ad essa in relazione alle proprie capacità e competenze.

Solo così, si riuscirà a determinare regole che  limitino il flusso calamitico del potere economico, ormai in corso da troppi anni, condizionando stati e cittadini  divenuti burattini di pochi influenti burattinai.

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