Proposta di Riforma Costituzionale

Proposta di Riforma Costituzionale

Al fine di interpretare le esigenze dei cittadini e di proporre un nuovo sistema elettorale senza i partiti nazionali, che preveda nuove funzioni di governo in sinergia con la nostra costituzione, propongo la presente e necessaria proposta di riforma costituzionale.

Dalla prima pubblicazione delle proposte di riforma della nostra cara repubblica, scritta a gennaio del 2012, grazie a diversi commenti, suggerimenti e opinioni anche critiche, ricevuti dalle persone che mi hanno onorato della loro disponibilità, ho riflettuto e maturato, l’esigenza di effettuare ad agosto del 2013, una ulteriore revisione del sistema elettorale e delle nuove funzioni politiche.

La riforma del sistema elettorale e le nuove funzioni politiche, prevedono una diversa visione democratica dell’evoluzione della politica, non più attraverso i partiti nazionali così come oggi li conosciamo, ma attraverso una libera partecipazione attiva dei cittadini o tramite movimenti e associazioni politiche locali. Gli stessi, hanno il fondamentale compito di ricercare e proporre volontariamente tra i cittadini, quelle persone che possiedono le qualità necessarie  per diventare Sindaci e amministrare i Comuni nell’interesse primario della collettività, secondo parametri democratici definiti nella riforma.

Anche il successivo e necessario sviluppo delle funzioni politiche per governare le regioni e la nazione, non prevedono più i partiti come proponenti dei soggetti candidabili, bensì, attraverso un nuovo percorso democratico, definito secondo parametri molto semplici, che disciplinano l’evoluzione dei sistemi elettorali da Comunali a Regionali e successivamente Nazionali, proponendone le nuove funzioni politiche.

Nella riforma, i cittadini sono veramente il popolo sovrano, gli stessi, hanno il diritto di scegliere chi li governa, e i candidati scelti, nominati con il voto dei cittadini, alle cariche di Sindaco, Presidente di Regione o Presidente della Repubblica, hanno finalmente la possibilità di attuare i programmi presentati ai cittadini stessi, secondo l’attuazione di nuove norme che garantiscono lo svolgimento democratico delle nuove funzioni politiche.

Nella proposta di riforma, Il Senato della Repubblica viene abolito e la Camera dei Deputati  sostanzialmente modificata e diminuita nel numero dei suoi rappresentanti,, passando dagli attuali 630 a 140 deputati. L’innovazione, consiste inoltre nei soggetti aventi diritto alla carica stessa che, secondo la riforma, deve essere assunta contestualmente alle elezioni, direttamente dai  20 Presidenti di Regione e dai 110 Sindaci delle città Provincie più 10 Deputati per meriti. Inoltre, tutti i Deputati di nomina politica, per poter garantire maggiormente la propria partecipazione all’attività Parlamentare, dovranno entro trenta giorni dall’assunzione del proprio incarico, nominare un Deputato Delegato.

Negli ultimi venti anni, i Governi, hanno legiferato prevalentemente attraverso decreti legge o decreti legislativi, spesso contestati non solo dai cittadini ma paradossalmente dai sindaci e dai presidenti di regione perché ritenuti distanti dalle esigenze del territorio. Queste importanti e sostanziali motivazioni, mi hanno fatto ritenere necessaria  la trasformazione della composizione del Parlamento, per renderla più vicina alle esigenze locali, mantenendo l’importanza dell’unità nazionale.

La formazione dei disegni di legge, potrà continuare ad essere effettuata dai nuovi Parlamentari e forse sarà più vicina alle esigenze locali.

La riduzione del numero dei Parlamentari da quasi 1.000 a non più di 300, compresi i Deputati Delegati e l’abolizione delle strutture partitiche nazionali, determinerà da una parte un grandissimo risparmio economico e dall’altra la possibilità che meno persone, democraticamente elette e diretti rappresentanti dei propri territori, potranno sviluppare con più semplicità, quella necessaria funzione legislativa in sinergia con gli interessi nazionali e locali.

Inoltre, tutti i rappresentanti del Parlamento, dovranno avere un unico corrispettivo economico, comprensivo delle loro funzioni locali.

La funzione del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, sono state unificate in un’unica figura, individuata nel nuovo Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini e scelto secondo parametri democratici ed evolutivi della politica.

Con un pizzico di spirito d’iniziativa, ma nel rispetto della nostra bella costituzione e di tutti i suoi principi fondamentali, ho provato a proporre una revisione degli articoli costituzionali che dovrebbero essere modificati per attuare la proposta della nuova forma di governo.

Mi permetto di sostenere che i nostri padri costituenti sono stati molto lungimiranti, costruendo una costituzione che nelle forme di governo e nella formazione delle leggi, in quel contesto storico determinarono una grande e importante innovazione.

Ma la loro lungimiranza, fu anche quella di ritenere di non aver scritto un dogma immodificabile, bensì, una costituzione alla quale è concesso apportare modifiche anche sostanziali nel rispetto di procedure definite.

I nostri padri costituenti, con le regole scritte nella nostra costituzione, ci hanno permesso di raggiungere il nostro conosciuto benessere, messo oggi in grande difficoltà dalla nostra politica, incapace di adeguare le regole ai tempi, in una società globalizzata dove gli imperatori economici senza confini, acquisiscono ogni giorno maggiore potere a discapito degli interessi nazionali.

LA PROPOSTA DI RIFORMA COSTITUZIONALE

Al fine di una maggiore comprensione degli articoli costituzionali modificati, evidenzio in colore rosso le frasi da eliminare, in colore blu le frasi da integrare al testo complessivo lasciato in colore nero.

LA COSTITUZIONE ITALIANA

Principi fondamentali

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Parte prima
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I
RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14.

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Art. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Art. 26.

L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. [4]

Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte. [5]

Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

TITOLO II
RAPPORTI ETICO-SOCIALI

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

TITOLO III
RAPPORTI ECONOMICI

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Art. 39.

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. [6]

Art. 41.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

TITOLO IV
RAPPORTI POLITICI

Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.[7]

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente e volontariamente in partiti associazioni politiche e movimenti locali per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale del proprio Comune, contribuendo nel rispetto degli articoli costituzionali allo sviluppo della politica regionale e nazionale.

Art. 50.

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camereal Parlamento per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51.

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. [8]

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52.

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54.

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Parte seconda
Ordinamento della Repubblica –

(testo aggiornato in seguito alla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”)

TITOLO I
IL PARLAMENTO

Sezione I – Le CamereLa Camera

Art. 55.

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

Art. 56. [9]

La Camera dei deputati è composta da:

N 20 Presidenti della Regione

N 110 Sindaci delle città Provincie

N 10 Deputati per Merito; cittadini italiani che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che abbiano compiuto cinquanta anni di età e non abbiano superato gli ottantacinque anni.

Da chi è stato Presidente della Repubblica salvo rinuncia.

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 57.[10]

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Lo status di Parlamentare dei componente di carica politica della Camera dei Deputati definiti all’art. 56, si acquisisce e perde, contestualmente alla nomina e/o cessazione del mandato da Presidente di Regione e/o da Sindaco delle città Provincie, nel rispetto delle norme che disciplinano tali elezioni.

I Deputati, Presidenti di Regione e i Sindaci delle città Provincie, devono nominare un Deputato Delegato entro 30 giorni dalla nomina del proprio mandato.

I Deputati Delegati, sostituiscono i Deputati nei casi in cui essi siano impossibilitati a partecipare alle riunioni del Parlamento.

Lo stipendio e le funzioni dei Deputati Delegati vengono stabilite da legge.

Art. 58.

I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Il Parlamento, propone quattro dei sei candidati alla carica di Presidente della Repubblica.

I candidati, vengono rispettivamente scelti tra i componenti della Camera dei Deputati e tra i Cittadini secondo quanto stabilito dall’art. 84 della costituzione.

Al Parlamento, spetta la prima valutazione dei programmi presentati da tutti e sei i candidati alla Presidenza della Repubblica.

I Deputati esprimono un voto di preferenza, lo stesso è reso pubblico ai cittadini prima delle elezioni.

Il voto espresso in Parlamento dai Deputati, determina la preferenza dei programma depositati, tutti e sei i candidati hanno comunque il diritto di partecipare alle elezioni, trasferendo al popolo sovrano la scelta della nomina del Presidente della Repubblica.

Art. 59.

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori Deputatoper Meriti a vita cinquedieci cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che abbiano compiuto i cinquanta anni di età.

La nomina è condizionata al voto di approvazione della maggioranza della Camera dei Deputati e al numero massimo di Deputati per Meriti eleggibili previsti all’art. 56.

Art. 60.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. [11]

I Deputati di carica politica si avvicendano in corrispondenza del proprio mandato, la durata delle rispettive legislature è di cinque anni e la loro eleggibilità non può superare due mandati complessivi.

Il Deputato Delegato decade dal proprio mandato in corrispondenza alla cessazione del Deputato Delegante.

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 61.

Le elezioni delle nuove Camere luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Art. 62.

Le Camere si riunisconoLa Camera si riunisce di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.

CiascunaLa Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

Art. 63.

CiascunaLa Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza il cui mandato dura cinque anni.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64.

CiascunaLa Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento, solo per motivi di sicurezza nazionale puòa Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delleCamere della Camera, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65.

La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66.

Ciascuna La Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni nel rispetto degli interessi del territorio da esso rappresentato in sinergia con gli interessi di unità nazionale. senza vincolo di mandato.

Art. 68. [12]

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Art. 69.

I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge che prevede un solo corrispettivo economico comprensivo delle rispettive funzioni locali.

 

Sezione II
La formazione delle leggi

Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata dalla Camera dei Deputati collettivamente dalle due Camere.

Art. 71.

L’iniziativa delle leggi appartiene al Presidente della Repubblica per le sole leggi dichiarate nel proprio documento programmatico di legislatura nazionale, al Governo, a ciascun membro delle Cameredella Camera, ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Nessuna iniziativa legislativa può essere esercitata dal Parlamento, dal Governo, dal Presidente della Repubblica, dalle Regioni e dai Comuni, senza una preventiva e vincolante consultazione popolare, nel rispetto delle materie di propria competenze, siano esse, nazionali, regionali o locali, relative ai seguenti argomenti:

– atti che introducano cambiamenti radicali e sostanziali per i cittadini, riguardanti questioni morali, etiche e sociali

– atti che implichino rischi per i cittadini su questioni ambientali, sanitarie, relative alla sicurezza e allo sviluppo

 ( La pena di morte, l’uso di cellule staminali, l’eutanasia, cambiamenti macro-economici e giurisdizionali, la costruzione di centrali nucleari, inceneritori, fabbriche con alti fattori di rischio esplosione e inquinamento, aeroporti e/o questioni assimilabili ai rischi in fattispecie ). 

Fanno eccezione gli atti, espressamente previsti e approvati nei “documenti programmatici di legislatura”che non siano in antinomia con norme costituzionali.

Art. 72.

Le leggi proposte dal Presidente della Repubblica, prima della loro promulgazione devono essere sottoposte alla Camera per la verifica del controllo di conformità con quanto dichiarato nel documento programmatico di legislatura nazionale.

La Camera, entro 30 giorni esamina la legge e può respingerla con motivazione, qualora il suo contenuto si discosti sostanzialmente da quanto dichiarato ai cittadini nel documento programmatico di legislatura depositato prima delle elezioni. La legge respinta, deve essere modificata e nuovamente presentata alla Camera. La legge conforme, riceve entro trenta giorni il visto della Camera e successivamente può essere promulgata.

Ogni altro disegno di legge, presentato ad una Cameraalla Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Le commissioni esaminano la forma, la struttura e la conformità del disegno di legge con leggi costituzionali.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte da politici e/o persone competenti nelle materie da disciplinare. in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art. 73.

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.

Se le Camere la Camera, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Art. 74.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere alla Camera chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvanola Camera approva nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge anche costituzionale o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei componenti della Camera.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum. [13]

Art. 76.

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Il Presidente della Repubblica, riceve delegazione dai cittadini a emanare decreti che abbiano valore di legge, solo nelle materie espressamente dichiarate nel documento programmatico di legislatura nazionale, depositato e divulgato ai cittadini stessi, durante la campagna elettorale del Presidente eletto.

Art. 77.

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere della Camera, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria fatta eccezione di quelli espressi all’art. 76.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camerealla Camera che, anche se scioltesciolta, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni viene appositamente convocata e riunita entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono La Camera può tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art. 78.

Le CamereLa Cameradeliberanodelibera lo stato di guerra e conferisconoconferisce al Governo i poteri necessari.

Art. 79. [14]

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascunadella Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Art. 80.

Le Camere autorizzanoLa Camera autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

Art. 81.

(Testo applicabile fino all’esercizio finanziario relativo all’anno 2013)

Le Camere approvano La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

(Testo applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014)

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Cameredella Camera adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

Le Camere La Cameraogni anno approvanoapprova con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascunadella Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale .

 

Art. 82.

Ciascuna Ogni componente dellaCamera può richiederedisporre inchieste su materie di pubblico interesse secondo procedure determinate dalla legge.

A tale scopo la Camera, a maggioranza dei propri componenti, può nominare Commissioni di inchiesta, delegate a procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità giudiziaria. nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità giudiziaria.

Tutte le nomine, sospensioni e revoche di incarichi statali, regionali e comunali, in regime di dipendenza temporanea o indeterminata sono disciplinate da leggi dello stato.

Parte seconda
Ordinamento della Repubblica

TITOLO II
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dai cittadini. dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

Ha diritto di Governare la Nazione ed assumere la carica di Presidente della Repubblica, il cittadino conforme ai requisiti previsti dagli art. 84 e 85 della costituzione che ha ottenuto durante le elezioni nazionali, il 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, hanno diritto di partecipare al ballottaggio, i due candidati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti.

Con il voto, i cittadini attribuiscono al Presidente della Repubblica il potere monocratico relativo.

Il potere monocratico relativo, può essere attuato dal Presidente solo e limitatamente all’attuazione del programma presentato ai cittadini durante la propria campagna elettorale. Il programma, trascritto nel documento programmatico di legislatura nazionale deve essere depositato e reso pubblico due mesi prima delle votazioni.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Art. 84.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.

Può essere eletto a Presidente della Repubblica uno dei seguenti cittadini che abbia compiuto i quaranta anni di età e goda dei diritti civili e politici.

I primi due Presidenti Regionali che hanno ottenuto durante le proprie elezioni la maggiore percentuale di voti e/o a parità di percentuale il maggior numero.

Due componente della Camera dei deputati, proposti e votati dal 30% dei componenti della stessa Camera,  riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni, i due deputati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dalla Camera.

Due cittadini scelti nella società civile, indipendentemente dal loro status giuridico, proposti e votati dal 30% dei componenti della Camera, riconosciuti come persone meritevoli di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma.

Il Presidente della Repubblica in carica al primo mandato.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L’assegno e la dotazione del Presidente e del Vice Presidente sono determinati per legge.

Art. 85

I Candidati alla Presidenza della Repubblica, scelti e definiti secondo le norme costituzionali, devono redigere quattro mesi prima delle elezioni il proprio documento programmatico di legislatura nazionale, predisponendo il proprio curricolo, quello relativo ai ministri e ai dicasteri che intendono assegnare.

I candidati, avranno trenta giorni di tempo per verificare i consensi tra i Parlamentari, entro tale termine, i programmi potranno essere parzialmente modificati al fine di una maggiore condivisione da parte dei componenti la Camera dei Deputati.

I documenti di programmazione nazionale definitivi, dovranno essere depositati inderogabilmente, quindici giorni prima della convocazione del voto di preferenza del Parlamento e comunque entro due mesi dalla data delle elezioni.

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni cinque anni, il suo mandato è rieleggibile per una sola volta.

Il Presidente della Repubblica, al termine del suo mandato ha diritto a ripresentare la sua candidatura, nel rispetto dei requisiti definiti all’art. 84 e 85 della costituzione.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Art. 86.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato, Vice Presidente della Repubblica, nominato dal Presidente tra i componenti la Camera dei Deputati.

Il Vice Presidente, su delega del Presidente lo rappresenta nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il VicePresidentedella Camera dei deputati indice nuove elezioni da tenersi entro quattro mesi dal termine di accertato inadempimento permanente. la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e del Governo rappresenta l’unità nazionale.

Il Presidente della Repubblica è autorizzato a emanare le leggi dichiarate ai cittadini nel proprio documento di programmazione legislativa nazionale nel rispetto dell’art. 72 della costituzione.

Può inviare messaggi alle Camerealla Camera.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camerealla Camera dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Cameredella Camera.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Cameredalla Camera.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. [15]

Il Presidente della Repubblica può promuovere al Parlamento, mozioni di sfiducia.

Il Presidente della Repubblica, nei casi stabiliti dalla legge, può sospendere dall’incarico e successivamente revocare, qualsiasi Ministro, Sottosegretario, Parlamentare, Componente di Commissioni, Dirigente Generale dello Stato appartenente a corpi o enti anche in partecipazione statale.

Il Presidente della Repubblica, per gravi motivi definiti dalla legge, può sospendere il Presidente della Regione , la giunta e il consiglio Regionale, Il Sindaco la giunta e il consiglio comunale.

Art. 89.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica firma gli atti che hanno valore di legge. Gli stessi sono controfirmati dal Presidente della Camara e/o dal proponente dell’atto avente valore di legge che ne assume la responsabilità.

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica, si impegna con i cittadini all’attuazione del programma nel rispetto e nell’interesse delle priorità necessarie alla nazione.

Il Presidente della Repubblica, non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per quelli espressamente dichiarati nel proprio documento programmatico di legislatura, chehanno arrecato gravi danni alla nazione, secondo parametri stabiliti dalla legge, o per alto tradimento o per il mancato rispetto della Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

In Tali casi, secondo procedure definite dalla legge, Il Parlamento chiede al Presidente di conferire alla Camera dei Deputati.

Il Parlamento con votazione della maggioranza dei suoi componenti, può accettare le motivazioni conferite dal Presidente della Repubblica, proporre una mozione di sfiducia o mettere in stato di accusa il Presidente.

Art. 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento e al Governoin seduta comune.

TITOLO III 
IL GOVERNO

Sezione I
Il Consiglio dei Ministri

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri dal Presidente della Repubblica e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. Il Vice Presidente della Repubblica, i ministri e i sottosegretari.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri eIl Vice Presidente della Repubblica,i ministri e i sottosegretari, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei ministri Il Presidente della Repubblica dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile secondo quanto definito dalla costituzione e dalle leggi. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della nuove funzioni del Presidente della RepubblicaPresidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Lo carica di Ministro e/o Sottosegretario è incompatibile con la carica di Deputato e/o Deputato Delegato.

Art. 96. [16]

Il Presidente del Consiglio dei ministriIl Presidente della Repubblica ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Sezione II
La Pubblica Amministrazione

Art. 97.

(Testo applicabile fino all’esercizio finanziario relativo
all’anno 2013)

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

(Testo applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014)

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III
Gli organi ausiliari

Art. 99.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere alla Camera sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

TITOLO IV
LA MAGISTRATURA

Sezione I
Ordinamento giurisdizionale

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso. [17]

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108.

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Art. 109.

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

 

Sezione II
Norme sulla giurisdizione

Art. 111. [18]

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

TITOLO V [19]
LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI

Art. 114 [20]

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Rimane la denominazione delle Province, come identificazione di appartenenza ad un territorio definito, le stesse sono abrogate come enti autonomi e i poteri e le funzioni ad essi assegnati vengono trasferiti in parte alle Regioni e in parte ai Comuni.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Art. 115

(abrogato) [21]

Art. 116 [22]

Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119.

La legge è approvata dalle Cameredalla Camera a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Art. 117 [23]

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

Art. 118 [24]

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelleconferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio disussidiarietà.

Art. 119 [25]

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.

Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120 [26]

La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.

La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

Art. 121 [27]

Sono organi della Regione: L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, suddivisa in gruppi comunali appartenenti ad uno o più territori Provinciali, si riunisce di diritto presso la Regione o in luogo idoneo nei seguenti termini e modi:

A) Sei mesi prima delle elezioni per proporre e contestualmente votare i cittadini, candidabili a Presidente della Regione, nel rispetto dei requisiti di seguito definiti:

N 4 sindaci che hanno compiuto i quaranta anni di età, scelti nei loro comuni tra quelli che hanno ottenuto durante le elezioni, la maggiore percentuale di voti, e a parità di percentuale, il maggior numero come definito nei parametri della tabella degli “aventi diritto”.

TABELLA degli “aventi diritto”

I primi 4 Sindaci dei Comuni con meno di 10.000 abitanti – I primi 4 Sindaci dei Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti I primi 4 Sindaci dei Comuni da 30.001 a 100.000 abitanti -I primi 4 Sindaci dei Comuni da 100.001 a 500.000 abitanti – I primi 4 Sindaci al di sopra dei 500.000 abitanti.

N 2 sindaci che hanno compiuto i quaranta anni di età, non rientrante nei parametri previsti nella tabella degli “aventi diritto”, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due sindaci che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea stessa.

N 2 cittadini italiani che hanno compiuto quaranta anni di età, scelti nella società civile, proposti e votati dal 30% dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, riconosciuti come persone meritevole di grandi capacità organizzative e/o tecniche, onesti, con grande senso del dovere  e un autorevole carisma. In caso di più presentazioni i due cittadini italiani che hanno ottenuto la maggiore percentuale di preferenze dell’assemblea dei sindaci.

B) Quattro mesi prima delle elezioni per votare la preferenza dei candidati in relazione alla valutazione della persona e del programma presentato. L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, rende pubbliche ai cittadini le preferenze espresse ma tutti i candidati hanno  diritto di partecipare alle elezioni per la Presidenza della Regione.

C) Ogni qualvolta sia necessario convocare L’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, nel rispetto delle funzioni attribuite dalla legge.

il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

Art. 122 [28

I Candidati alla Presidenza della Regione, scelti e definiti secondo le norme costituzionali, devono redigere quattro mesi prima delle elezioni il proprio documento programmatico di legislatura regionale, predisponendo il proprio curricolo, quello relativo agli assessori e i mandati che intendono conferire.

I candidati, hanno trenta giorni di tempo per verificare i consensi tra i componenti dell’Assemblea Generale Regionale dei Sindaci, entro tale termine, i programmi possono essere parzialmente modificati al fine di una maggiore condivisione da parte degli stessi componenti.

I documenti di programmazione regionali definitivi, devono essere depositati inderogabilmente, quindici giorni prima della convocazione del voto di preferenza dell’Assemblea e comunque entro due mesi dalla data delle elezioni.

Ha diritto di Governare la Regione ed assumere la carica di Presidente della Regione, il cittadino conforme ai requisiti previsti dalla costituzione che ha ottenuto alle elezioni regionali, il 50% più uno dei voti.

Qualora nella prima giornata elettorale, non vi sia nessun candidato che raggiunga la maggioranza, hanno diritto di partecipare al ballottaggio, i due candidati che hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti.

La legislatura regionale ha una durata temporale di cinque anni, Il Presidente della Regione e i Consiglieri Regionali sono eleggibile per soli due mandati complessivi.

Il Presidente della Giunta “ Presidente della Regione” è eletto direttamente dai cittadini.

Con il voto, i cittadini attribuiscono al Presidente della Regione il potere monocratico relativo.

Il potere monocratico relativo, può essere attuato dal Presidente della Regione solo e limitatamente all’attuazione del programma presentato ai cittadini durante la propria campagna elettorale. Il programma, trascritto nel documento programmatico di legislatura regionale deve essere depositato e reso pubblico due mesi prima delle votazioni.

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione, nel rispetto delle norme costituzionali e/o delle leggi della Repubblica. nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

 Hanno diritto alla carica di Consigliere Regionale, i sindaci che nei loro comuni, hanno ottenuto la maggiore percentuale di voti alle elezioni e a parità di percentuale il maggior numero. Il diritto di priorità, spetterà ai sindaci eletti al primo turno elettorale, in assenza di tale requisito a quelli eletti durante il ballottaggio, nel rispetto della seguente suddivisione:

I primi 4 Sindaci dei Comuni con meno di 10.000 abitanti – I primi 4 Sindaci dei Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti I primi 4 Sindaci dei Comuni da 30.001 a 100.000 abitanti -I primi 4 Sindaci dei Comuni da 100.001 a 500.000 abitanti – I primi 4 Sindaci al di sopra dei 500.000 abitanti

i candidati non eletti a Presidente della Regione

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Il Presidente della Giunta, in qualità di Presidente della Regione con la nomina è contestualmente Deputato della Camera, entro trenta giorni deve nominare un Deputato Delegato.

Art. 123 [29]

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.

Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi.

Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo.

Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

Art. 124

(abrogato) [30]

Art. 125[31]

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

Art. 126 [32]

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge.

Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale.

Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.
In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Art. 127 [33]

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

Art. 128

(abrogato) [34]

Art. 129

(abrogato) [35]

Art. 130

(abrogato) [36]

Art. 131 [37]

Sono costituite le seguenti Regioni:

  • Piemonte;
  • Valle d’Aosta;
  • Lombardia;
  • Trentino-Alto Adige;
  • Veneto;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Liguria;
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Lazio;
  • Abruzzi;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

Art. 132 [38]

Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI
GARANZIE COSTITUZIONALI

Sezione I
La Corte Costituzionale

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.[
39]

Art. 135. [40]

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistratureordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. [41]

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. [42]

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari. [43]

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali. [44]

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.[45]

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.[46]

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

 

Sezione II
Revisione della Costituzione
Leggi costituzionali

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna dalla Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre duemesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascunadella Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una dellaCamera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.[47]

La Costituzione può essere sottoposta a leggi di revisione quando ne facciano domanda un quinto dei membri della Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali nel rispetto dei termini stabiliti all’art. 75 della costituzione.

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

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